Viaggi low cost o style and luxury,                 mostre-arte, ecologia, libri, salute: terme..., figli: favole, viaggi con i figli o nipoti...

ed ora anche un romanzo-giallo a puntate vedi "IL MISTERO DELLA STANZA..."    

                      www.donnemammenonnedonne.it

                                                                               

Home
cancro all'intestino
dolore e dignità
cancro al fegato
cancro al rene
linfoma
cancro metodo di bella

   
 
   

 

Più carne , meno pesce: lo dice David Khayat presidente dell'Istituto Nazionale Francese dei Tumori! nel libro "LA VERA DIETA ANTICANCRO" Mondadori, dove consiglia soprattutto cibi con altissimo potere antiossidante come: prugne secche (contengono 5.770 antiossidanti per 100gr.; uvetta (2.830), mirtilli (2.400), more, fragole, lamponi (1.220), susine (950), arance (750), uva nera, ciliege, Kiwi, pompelmo rosa, cavolo riccio, spinaci (1.260), cavolini Bruxelles, germogli Alfa Alfa, broccoli (890), barbabietole,peperone rosso, cipolla (450), mais, melanzana (390).

Comunque, sostiene, l'eccesso di carne fa male per il quantitativo di grassi saturi, salmone, tonno rosso, pesce spada,halibut contengono grandi quantità di mercurio, piombo, cadmio e arsenico. L'OMS ha trovato che il 90% di metilmercurio (più pericoloso del mercurio) proviene dal consumo di pesce. bene invece i pesci piccoli: acciughe, alici, sardine e tutto il pesce azzurro comprese le sogliole.

Attenzione anche all'eccesso di vitamina A può aumentare il rischio di cancro al polmone nei fumatori, mentre la E (in eccesso) fa salire il rischio di di cancro alla prostata che è minacciata anche dall'assunzione nei maschi adulti di calcio di origine casearia, bene invece lo yogurt.

 

 

UNA CURA EFFICACE CONTRO IL CANCRO

informazione dalla trasmissione radiofonica: ISTRUZIONI PER L'USO
giuseppe@pigliucci

 DA: www.ipertermia.org : Dott.Giuseppe Pigliucci Tor Vergata  Roma    IPERTERMIA

Risultati eccellenti nella cura di diversi tipi di cancro con l’ipertermia

Segue quanto scritto sul sito:


CURARE CON IL CALORE: L'IPERTERMIA ONCOLOGICA

L' IPERTERMIA è una metodica terapeutica che utilizza diverse tecnologie per ottenere un innalzamento artificiale delle temperatura a livello di determinati organi e tessuti o, in alcuni casi, dell'intero organismo.

L' IPERTERMIA come metodo per la cura dei tumori ha una storia molto lunga: tentativi di trarre vantaggio dal punto di vista clinico dagli effetti antitumorali della febbre sono stati inizialmente fatti utilizzando sostanze ad azione pirogena, in grado cioè di provocare reazioni febbrili, nei paziente neoplastici.

Negli anni '70 il Prof. Harry Le Veen ha poi approfondito i meccanismi fisiologici innescati dal trattamento con il calore, mettendo tra l'altro a punto i primi macchinari a radiofrequenza per il trattamento loco-regionale di profondità.

Recenti studi clinici hanno definitivamente confermato l'efficacia dell' IPERTERMIA nel determinare regressione tumorale, da sola o in associazione ai trattamenti convenzionali (radioterapia e chemioterapia).

La risposta delle cellule tumorali al calore è legata sia a fattori cellulari che alle caratteristiche dell'ospite. Quando le cellule neoplastiche sono sottoposte a temperature elevate (43-44 °C) esse subiscono un danno irreversibile, in maniera tempo e dose dipendente, legato ad una riduzione dell'efficacia dei sistemi riparativi normalmente presenti a livello cellulare. A 43-44°C la maggior parte delle cellule tumorali tende a morire, mentre la maggior parte delle cellule sane tende a sopravvivere: questa è la base fisiologica dell'efficacia terapeutica dell'ipertermia.

La maggior sensibilità della cellula tumorale al calore dipende in parte dalle proprie caratteristiche genetiche e in parte dal microambiente in cui la cellula tumorale viene a trovarsi.

La neo-vascolarizzazione, cioè la formazione di nuovi vasi sanguigni man mano che il tumore si accresce, è infatti insufficiente e ciò determina a livello cellulare una combinazione di basso pH, scarsa presenza di ossigeno, carenza di zuccheri e di altri elementi nutritivi. La cellula maligna che cresce a distanza dai capillari non viene perciò raggiunta dai farmaci chemioterapici somministrati per via sistemica (che tendono invece ad accumularsi preferenzialmente nei tessuti sani ben vascolarizzati), è relativamente resistente alle radiazioni ionizzanti utilizzate in radioterapia (che necessitano per agire di un ambiente ben ossigenato) ma è estremamente sensibile al danno termico. L'IPERTERMIA attiva, soprattutto nelle cellule tumorali geni che a loro volta codificano per proteine, note con il nome di caspasi, in grado di attivare il meccanismo del suicidio cellulare. In altri termini il calore induce il fenomeno di morte cellulare noto come apoptosi, parola greca che indica la caduta delle foglie in autunno. E ' stato ampiamente dimostrato, dapprima su linee cellulari tumorali coltivate in vitro e successivamente nell'animale e nell'uomo, come l'uso di IPERTERMIA provochi l'induzione di apoptosi in un elevato numero di tali cellule. Tale fenomeno è incrementato dalla contemporanea somministrazione di alcuni farmaci chemioterapici (ad esempio ciclofosfamide, bleomicina, ecc.) che possono pertanto essere vantaggiosamente associati con un incremento dell'efficacia del meccanismo di distruzione delle cellule tumorali.

MODIFICAZIONI INDOTTE DAL CALORE

DISTRUZIONE CELLULE TUMORALI

INDUZIONE RISPOSTA IMMUNITARIA

DISTRUZIONE DEL MICROCIRCOLO TUMORALE

 

RUOLO TERAPEUTICO DELL' IPERTERMIA

CHEMIO e RADIOSENSIBILIZZAZIONE

KILLING CELLULARE DIRETTO

INDUZIONE APOPTOSI

ESOCITOSI LISOSOMIALE MACROFAGICA

ATTIVITA' ANTIVIRALE

Dal punto di vista tecnico il riscaldamento dei tessuti può essere ottenuto con diverse metodiche. Nella pratica clinica vengono oggi principalmente utilizzate le seguenti metodiche:

• 

apparecchiature a radiofrequenze (13.56 MHz) in grado di ottenere un riscaldamento ottimale dei tessuti profondi. Vengono utilizzate per il trattamento localizzato di tutte le forme tumorali solide, primitive o metastatiche.

• 

apparecchiatura di tipo capacitivo (TECAR® terapia) utilizzata per il trattamento di localizzazioni superficiali (cutanee, sottocutanee, linfonodali, ecc.) e per il trattamento intrarettale dell'ipertrofia prostatica benigna o delle neoplasie prostatiche localizzate.

• 

apparecchiatura a raggi infrarossi di tipo A per il trattamento total-body nelle forme disseminate

apparecchiatura di perfusione ipertermico-antiblastica per il trattamento delle localizzazioni peritoneali multiple (carcinosi peritoneale).

Come precedentemente accennato l' IPERTERMIA può in molti casi essere vantaggiosamente associata alla chemioterapia ed alla radioterapia.

IPERTERMIA E RADIOTERAPIA

L'utilizzo concomitante di IPERTERMIA e radioterapia potenzia l'effetto della radiazioni ionizzanti con meccanismo:

superaddittivo, cioè con un sommarsi degli effetti maggiore di quanto atteso dall'applicazione indipendente dei due trattamenti. Tale potenziamento è massimo se i due trattamenti vengono somministrati entro un breve intervallo di tempo.

complementare
in quanto le cellule radioresistenti sono normalmente sensibili alla terapia con il calore.

Numerosi trials clinici hanno documentato un incremento di risposte complete di circa 1.5/2 volte nel trattamento associato delle recidive locali di carcinoma mammario, delle metastasi linfonodali di neoplasie del distretto testa-collo e delle metastasi cutanee, sottocutanee e linfonodali di melanoma.

Promettenti sono anche i risultati ottenuti dall'associazione di radioterapia e IPERETERMIA nell'impiego neoadiuvante (cioè prima dell'intervento chirurgico, con l'obbiettivo di favorirne la radicalità) nei tumori del retto e della mammella.

IPERTERMIA E CHEMIOTERAPIA

Quando le cellule sono esposte ai farmaci in condizioni di IPERTERMIA esse reagiscono molto spesso in maniera diversa rispetto a quanto avviene a 37°C.

I farmaci icui effetto è soprattutto di tipo chimico (non coinvolge cioè sistemi enzimatici) sono generalmente più efficaci alle elevate temperature. I processi di alchilazione del DNA o la conversione da una forma inattiva a una forma attiva avvengono più facilmente alle alte temperature. Anche il pH cellulare può influenzare l'attività dei farmaci. Su tali osservazioni si basano le metodiche di chemio-ipertermia locoregionale associata a riduzione del flusso sanguigno (chemioembolizzazione epatica, stop flow , ecc.)

Tutti questi elementi portano alla conclusione che, per combattere efficacemente contro la malattia neoplastica tutte le terapie in grado di provocare apoptosi devono essere utilizzate nell'intento di distruggere il maggior numero possibile di cellule tumorali, sostenendo nel contempo la funzione del sistema immunitario. Particolarmente efficaci risultano infatti le combinazioni di IPERTERMIA, radio e/o chemioterapia e immunoterapia (IL-2, interferon ??? derivati timici, echinacea, MGN-3, ecc).

 

 

 

cancro una malattia che oggi si può curare

NUOVE STRADE PER CURARE IL CANCRO:  affamare il tumore, soffocare il tumore tagliandogli i vasi, affamandolo, sottraendogli nutrimento; il farmaco AVASTATIN blocca il VEGF ovvero il fattore della crescita dei vasi sanguigni del tumore. Ora il medicinale si sta sperimentando, a Barcellona è stato presentato uno studio su 1.965 (non operabili inizialmente) che dimostra come  pazienti, con cancro colo-rettale, trattati con il farmaco e chemioterapia consenta di aumentare la percentuale di resezioni chirurgiche complete.

Pare che il sonno favorendo la produzione di melatonina aiuti a proteggersi dal cancro. La prima ricerca è della Danisch Cancer Society  dove si dimostra che tra le donne con lavoro notturno il cancro si sviluppi circa il 50% in più rispetto alle altre., per chi ha lavorato di notte oltre 6 anni il rischio arriva al 70%. . Lo studio è stato confermato dall'Haward Medical school di Boston con uno studio sulle infermiere con turni notturni che hanno sviluppato il cancro al seno 1.352 su 115.000 esaminate. Recenti studi pubblicati sul Journal of National Cancer Institute evidenziano come la melatonina svolga un ruolo importante nella prevenzione dei tumori. Ma l'uso della melatonina come anticancro è ancora a livello sperimentale.

 

“UN AIUTO ARRIVA DALLA RETE PER I PAZIENTI IN CHEMIOTERAPIA”

Nasce un nuovo portale web per favorire la comprensione dei pesanti effetti collaterali indotti dalle terapie antitumorali

www.nonausea.it

   Relatori:

FAUSTO ROILA –  Divisione di Oncologia Medica Ospedale

                                  Silvestrini di Perugia   FLAVIA LONGO-  Reparto di Oncologia medica Policlinico

                                  Umberto I° di Roma Testimonianza:

CRISTINA CALABRESI – volontaria e Presidente Fondazione

                                            Federico Calabresi Onlus

UN AIUTO ARRIVA DALLA RETE PER I PAZIENTI IN CHEMIOTERAPIA

 

Nasce un nuovo portale web per favorire la comprensione dei pesanti effetti collaterali indotti dalle terapie antitumorali.

 www.nonausea.it il primo sito interamente dedicato ai pazienti in trattamento, ai loro familiari e al personale infermieristico coinvolto. Milano, 30 Maggio 2006 – Nausea e vomito indotti dalla chemioterapia, conosciuti anche con l’abbreviazione CINV (Chemiotherapy Induced Nausea and Vomiting), sono tra gli effetti collaterali che generano più stress nei pazienti oncologici. A seconda del tipo di trattamento antitumorale somministrato, colpiscono fino al 90% dei pazienti, i quali sono spesso rassegnati a convivere con la nausea ed il vomito, che vengono percepiti come conseguenze “necessarie” del ciclo chemioterapico. La CINV costituisce un problema principalmente femminile, in quanto le donne, per ragioni sconosciute, sono più soggette alla nausea e al vomito. Questi sintomi si presentano nelle prime 24 ore successive alla somministrazione della chemioterapia (fase acuta) e possono persistere fino al quinto giorno (fase ritardata).

 “La chemioterapia può determinare nausea, vomito, stanchezza, inappetenza, caduta dei capelli, diarrea, stitichezza, rischio di infezioni in seguito alla diminuzione dei globuli bianchi, infiammazioni delle mucose, etc.” sottolinea il Dott. Fausto Roila della Divisione di Oncologia Medica dell’Ospedale Silvestrini di Perugina. “Da indagini effettuate intervistando pazienti sottoposti a chemioterapia, la nausea ed il vomito sono considerati gli effetti collaterali più sgradevoli occupando, rispettivamente, il primo ed il terzo posto della graduatoria. Questo nonostante negli ultimi 20 anni la ricerca nella prevenzione della nausea e vomito da chemioterapia abbia determinato importanti progressi”.

Con scopo di facilitare la comprensione di questo disturbo è nato www.nonausea.it un nuovo portale web interamente dedicato ai pazienti oncologici in trattamento chemioterapico, ai loro familiari e al personale infermieristico

NAUSEA E VOMITO INDOTTI DA CHEMIOTERAPIA:

UN PROBLEMA CLINICO

Dott. Fausto Roila  Divisione di  Oncologia MedicaOspedale Silvestrini di Perugia

 La chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia e l’ormonoterapia sono state finora le armi terapeutiche utilizzate per combattere il cancro. La scelta di un determinato approccio terapeutico si basa sulla  tipologia del tumore e sullo stadio al quale esso viene diagnosticato. Ognuna di queste armi può indurre oltre che benefici anche effetti collaterali e complicanze. Ad esempio la chemioterapia può determinare nausea, vomito, stanchezza, inappetenza, caduta dei capelli, diarrea, stitichezza, rischio di infezioni in seguito alla diminuzione dei globuli bianchi, infiammazioni delle mucose, etc. Da indagini effettuate intervistando pazienti sottoposti a chemioterapia, la nausea ed il vomito sono considerati gli effetti collaterali più sgradevoli occupando, rispettivamente, il primo ed il terzo posto della graduatoria. Questo nonostante negli ultimi 20 anni la ricerca nella prevenzione della nausea e vomito da chemioterapia abbia determinato importanti progressi. Non tutti i farmaci antitumorali inducono nausea e vomito ma alcuni di questi, specie quando combinati tra loro, possono provocare vomito e specialmente nausea ancora in molti pazienti. Sono i trattamenti a base di cisplatino utilizzati nelle neoplasie del polmone, della testa e del collo, della vescica, dell’esofago e dello stomaco o quelli a base di ciclofosfamide più epirubicina o adriamicina utilizzati specie nelle donne con carcinoma della mammella come terapie preventive o per la fase metastatica della malattia a creare i maggiori problemi.

            Tra i fattori di rischio vanno ricordati il sesso, in quanto le donne, per ragioni sconosciute,  sono  più soggette alla nausea e al vomito; l’età, infatti le persone al di sotto di 50 anni sono più a rischio; le precedenti esperienze di vomito, ad esempio in gravidanza o durante altre chemioterapie; la cinetosi, cioè il mal d’auto, d’aria o mal di mare e fattori psicologici quali ansia e stress.

La nausea ed il vomito possono determinare turbe della nutrizione, squilibri idro-elettrolitici, necessità di ridurre le dosi del chemioterapico fino alla sospensione del trattamento e sua sostituzione con trattamenti meno efficaci.

            Possiamo distinguere vari tipi di nausea e vomito da chemioterapia:

 

ü      acuta è definita come la nausea ed il vomito che si manifestano entro le prime 24 ore dopo la somministrazione della chemioterapia;

 

ü      ritardata è definita come la nausea ed il vomito che si manifestano dopo più di 24 ore dalla somministrazione della chemioterapia, può persistere per circa una settimana. Talora i pazienti lamentano nausea fino al ciclo successivo di chemioterapia che viene somministrato dopo 3-4 settimane

 

ü      anticipatoria è definita come la nausea ed il vomito che si manifestano immediatamente prima della somministrazione della chemioterapia nei pazienti che hanno presentato nausea e vomito

 acuto e/o ritardato nei cicli precedenti di chemioterapia. E’ scatenata dalla vista o dall’odore dell’ambulatorio dove viene somministrata la chemioterapia.

 Per ogni tipo di nausea e di vomito abbiamo a disposizione vari trattamenti ma come detto sopra c’è ancora bisogno di ricerca in questo settore per raggiungere l’obiettivo di una chemioterapia senza nè nausea nè vomito.

Un passo, piccolo ma importante, in questa direzione, è rappresentato dagli antagonisti della sostanza P a livello del recettore NK1 che hanno dimostrato, in studi eseguiti in un ampio numero di pazienti, di ridurre significativamente la nausea ed il vomito acuto e ritardato indotto dalle chemioterapie sopra riportate. Questo senza determinare effetti collaterali di rilievo e quindi migliorando sostanzialmente la qualità di vita dei nostri pazienti.

Tali farmaci vengono somministrati per via orale, per tre giorni consecutivi a cominciare dal giorno in cui si somministra la chemioterapia, sempre in associazione con le terapie preventive precedentemente utilizzate (un antiserotoninergico e un cortisonico).

 NUTRIZIONE E CHEMIOTERAPIA

Consigli utili

 

  • Prova a ingerire cibi, quali pane tostato, cracker, yogurt, pan di spagna senza farcitura, riso, patate, carne magra e frutta facilmente digeribili.
  • Bevi liquidi non densi e quasi trasparenti o bibite gassate.
  • Evita cibi fritti, grassi o untuosi
  • Evita alimenti molto dolci.
  • Evita cibi molto speziati.
  • Consuma i tuoi pasti principali alla stessa ora tutti i giorni.
  • Mangia prima che ti venga fame: la fame può aumentare il senso di nausea.
  • Mangia in piccole quantità e lentamente.
  • Bevi di meno durante i pasti.
  • Bevi lentamente o sorseggia liquidi durante la giornata.
  • Prepara cibi e bevande a temperatura ambiente o freschi.
  • Non mangiare forzatamente.
  • Dopo i pasti, riposa: l’attività potrebbe rallentare la digestione.
  • Se la nausea è un problema mattutino, prova a mangiare pane tostato asciutto o dei cracker prima di alzarti.
  • Se inizi a vomitare, non cercare di ingerire nulla fino a quando non avrai il vomito completamente sotto controllo.
  • Una volta che il vomito sarà sotto controllo, prova a bere piccole quantità di acqua.
  • Quando sarai in grado di trattenere i liquidi, prova una dieta di liquidi più consistenti e polposi (succhi di frutta) e torna gradualmente alla tua dieta normale.

    http://www.quavio.it/documents/lemiericettenutrizioneechemioterapia.pdf

  •  

 

Su www.nonausea.it è previsto anche il link ad un sito con alcune ricette che tengono conto degli effetti collaterali derivanti dai chemioterapici e vogliono rappresentare uno stimolo per chi affronta la chemioterapia a mantenere una nutrizione adeguata.

Cancer May 15, 2004 / Volume 100 / Number 10

Incidence of Chemotherapy-Induced Nausea and Emesis after Modern Antiemetics

Perception versus Reality

 

 

Steven M. Grunberg, Robert R. Deuson, Panagiotis Mavros, Olga Geling, Mogens Hansen, Giorgio Cruciani, Bruno Daniele, Gerard De Pouvourville, Edward B. Rubenstein, G. Daugaard.

 

 

Questo studio è stato fatto per valutare l’incidenza della CINV acuta e ritardata  su pazienti che fanno chemioterapia altamente e moderatamente emetogenica con somministrazione di un’appropriata terapia antiemetica, allo scopo di valutare l’accuratezza con la quale i medici e il personale infermieristico percepiscono l’incidenza della CINV.

 

  • Studio prospettico osservazionale in 14 centri nel mondo
  • I pazienti hanno compilato un diario per 6 giorni, a partire dal primo giorno di chemioterapia  più i 5 giorni successivi, dove sono stati  riportati episodi di emesi, nausea e tutti i farmaci antiemetici assunti ogni giorno. La nausea è stata valutata su scala VAS.
  • Dei 298 pazienti, 67 hanno ricevuto HEC e 231 hanno ricevuto MEC.
  • La  terapia antiemetica somministrata è quella suggerita dalle attuali linee guida (5HT3-A accompagnato da un corticosteroide per 3 giorni) sia per la fase acuta che ritardata.
  • Nonostante la somministrazione della terapia antiemetica, il 35% dei pazienti ha riportato nausea ed il 13% emesi nella fase acuta.
  • L’incidenza della nausea ritardata è risultata superiore a quella della nausea acuta per 16 punti percentuali nella MEC e per 27 punti percentuali nella HEC.
  • L’emesi ritardata è stata osservata 2,5 volte di più rispetto all’acuta.
  • Le previsioni effettuate dai medici oncologi e infermieri hanno riportato un’incidenza del 34% per la nausea acuta e del 17% per l’emesi acuta, risultando accurate per il 95%.
  • L’incidenza della nausea ed emesi in fase ritardata è stata marcatamente sottostimata. Infatti le previsioni dei medici riportano un’incidenza del 39% per la nausea ritardata, mentre la reale percentuale osservata è risultata del 60%. Anche per l’emesi ritardata le previsioni indicano un’incidenza del 22%, mentre la reale percentuale osservata è risultata del 50%.
  • Questo studio dimostra che l’incidenza della nausea e dell’emesi ritardara viene attualmente sottostimata dai medici oncologi e dal personale infermieristico.

 

 

“IL VISSUTO DEL PAZIENTE: TESTIMONIANZA DI UNA VOLONTARIA”

 Testimonianza della Dott.ssa Cristina Calabresi, volontaria e  

Presidente Fondazione Federico Calabresi Onlus

 La malattia oncologica produce un effetto traumatico nella vita del paziente e della sua famiglia. La vita normale, lavorativa, sociale si interrompe improvvisamente ed il futuro si presenta molto incerto.

L’assunzione di chemioterapici, nella maggior parte dei casi, può provocare alcuni disturbi, i più comuni sono la nausea e il vomito. Questi sintomi sono veramente insopportabili: il malessere può durare alcuni giorni, nei quali non è possibile svolgere nessuna delle normali attività.

Tali conseguenze delle cure vanno prese in seria considerazione, è necessario utilizzare qualsiasi strumento che la Medicina possa mettere a disposizione affinché il paziente abbia una qualità di vita dignitosa.

Se ripensiamo a quanto soffriva il malato quindici anni fa, quando non esistevano le terapie adeguate contro quegli effetti collaterali della chemioterapia, constatiamo con soddisfazione i progressi della Ricerca. Fortunatamente, oggi, sono disponibili nuovi farmaci che possono sollevare il malato dall’insopportabile manifestarsi delle conseguenze delle terapie, soprattutto verso i disturbi come nausea e vomito. Inoltre, il divario e lo squilibrio nel rapporto medico-paziente si è ridotto, la centralità del paziente ha guadagnato consenso: i sanitari stanno cambiando atteggiamento, rivolgono più considerazione al paziente come persona e quindi c’è più professionalità ed attenzione verso la malattia.

Quando il medico si pone con un atteggiamento di umanità e di comprensione nel difficile momento della comunicazione della diagnosi, trasmette le relative informazioni in maniera adeguata, verificando poi che le spiegazioni sull’iter della malattia siano state comprese, favorisce una collaborazione che faciliterà il rapporto con il paziente e riuscirà a coinvolgerlo sulla decisione di intraprendere e di accettare il percorso terapeutico.

La presenza di un volontario accanto ai pazienti nel reparto di Oncologia Medica, sia tra i degenti, sia al day-hospital, consiste nel tenergli compagnia e distrarli durante le lunghe somministrazioni delle terapie chemioterapiche.

Si tratta di un’esperienza sempre nuova e emozionante; si ha l’occasione di avvicinare delle persone di qualsiasi provenienza sociale, e da ognuna di esse trarre arricchimento con l’ascolto dei racconti delle loro esperienze di vita e informazioni importanti sull’evolvere della malattia. Questo è l’impulso che spinge un volontario a lavorare per migliorare le condizioni del paziente oncologico.

Avvicinarsi al letto o alla poltrona e vedere a volte dei visi molto seri, tristi e distaccati dà l’impressione che alcune persone non vogliano essere disturbate e preferiscano chiudersi in se stesse. E’ fondamentale, allora, cercare di capire lo stato d’animo del malato in quel momento: con alcuni si deve  rinunciare, mentre con altri basta un piccolo segno di interessamento per cominciare un dialogo che può durare a lungo, fino al termine delle somministrazioni.

Direttamente dai racconti dei malati si apprende quanto soffrano anche a casa per i disturbi causati da nausea e vomito. I sintomi sono un forte senso di disgusto, inappetenza e malessere per alcuni giorni dopo la terapia. In quei giorni i malati si sentono completamente esclusi, impediti a svolgere una vita normale.

 I pazienti informati adeguatamente dal personale sanitario sugli effetti collaterali e preparati agli eventuali disagi dovuti alle terapie e sollecitati sulla necessità di comunicare ai sanitari l’efficacia dei farmaci antinausea, (se abbiano riscontrato un beneficio oppure no), facilitano la comprensione da parte

dell’oncologo, nel caso sia utile tentare un cambiamento di terapia e trovare un farmaco che più si addice a quel paziente.

La speranza è che nel prossimo futuro la malattia oncologica, date le buone percentuali di guarigioni e la possibilità di controllare gli effetti collaterali, sia sempre meno difficile da affrontare.

 

 

La Fondazione Federico Calabresi Onlus, è stata istituita per sostenere l’Oncologia; tra le attività, la principale è l’informazione al paziente e ai familiari.

Uno dei fini statutari della Fondazione è “promuovere ogni forma di intervento finalizzata alla umanizzazione dell’assistenza medica nell’ambito oncologico”. Con tale definizione si evidenzia la volontà di rivolgere particolare attenzione ai problemi del paziente.

Lavoriamo per questo scopo da più di dieci anni, per fortuna da allora ad oggi si è fatta tanta strada nella cura e nell’assistenza ai malati di tumore.

Il Comitato Scientifico della Fondazione ha creato una linea editoriale di Guide per i pazienti e familiari. Si tratta di piccoli opuscoli, illustrati da una grafica accattivante, per rendere più facile la lettura. Gli opuscoli si propongono di dare informazioni sulla malattia tumorale e consigli pratici sulle terapie e gli effetti collaterali. I pazienti che leggono queste guide, sono gratificati dall’attenzione rivolta loro e anche sollevati dal consultare il personale medico per qualsiasi piccolo imprevisto. Non sono comunque mai sostitutive della competenza del medico e dell’infermiere.

 TERAPIE ANTIEMETICHE DISPONIBILI Nei pazienti sottoposti a chemioterapia, gli antiemetici sono i farmaci utilizzati per aiutare a prevenire o controllare la nausea e il vomito. Il loro meccanismo di azione agisce bloccando i messaggi che sono inviati dallo stomaco al cervello o impedendo al cervello di ricevere i segnali che provocano tali fastidiosi effetti collaterali.

            Esistono numerosi farmaci antiemetici, mirati proprio a combattere i sintomi di CINV. Tra questi:

- Farmaci (da assumere in compresse o per via iniettiva) in grado di bloccare i segnali chimici che partono dallo stomaco e che ti arrecano malessere. Sono utili per il trattamento di nausea e vomito di tipo acuto.

- Farmaci, che agiscono sia nella fase acuta che in quella ritardata,  bloccando i segnali di nausea e vomito nel cervello.

- Farmaci per l’ansia, che potrebbe causare nausea e vomito anticipatori.

 Qual è l’antiemetico giusto per me?

Poiché i sintomi della CINV variano molto da persona a persona, esistono diversi farmaci per il loro trattamento.

Molte persone ritengono di dover assumere due o tre farmaci diversi per riuscire a tenere sotto controllo i propri sintomi.  La scelta del farmaco più adatto al tuo caso dipende da:

- Il tipo di chemioterapia a cui ti stai sottoponendo

- Il tipo di CINV di cui stai soffrendo: anticipatoria, acuta o ritardata

- Se soffri di nausea, vomito o entrambe le cose

- Se stai prendendo altri farmaci, compresi farmaci da banco e fitoterapici.

- Se hai altri problemi di salute, o altre malattie, come per esempio malattie di cuore, rene o fegato.

- Quale farmaco preferisci e quale agisce in maniera più efficace nel tuo caso

 La scelta della terapia più adatta è importante per la qualità della tua vita, quindi puoi discutere di tutti questi fattori con il tuo oncologo o l’infermiere, riferendo se  

i farmaci hanno funzionato o meno, o anche qualsiasi effetto indesiderato si sia verificato.

Gli infermieri sono interlocutori in prima linea, a cui i pazienti si rivolgono per parlare di queste problematiche.