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Un esempio lampante è dato dalla scellerata vecchia pratica della lobotomia
(con martello e scalpello, attraverso le orbite degli occhi, nella non
lontanissima prima metà del '900, si recideva una parte del cervello allo scopo
di privare il malato dei "suoi fantasmi") . Negli ultimi tempi sono apparsi,
sulla scena mondiale, diversi libri che cercano di capire come sia potuto
accadere che all'inventore di questa procedura, causa di gravi danni
irreversibili per moltissime persone, sia stato riconosciuto il Premio Nobel. I
figli delle vittime di questa pratica barbarica si sono riuniti ed in un sito
web (www.psycosurgery.org) e chiedono che questo premio Nobel venga revocato,
oppure la correzione del commento al premio che descrive questa pratica quasi
come una necessità.
E' un fatto: non passa quasi settimana che un nuovo studio non contraddica i
risultati di studi precedenti, vedi quanto si è detto e contraddetto
sull'alimentazione e sulle diete!
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Per di più pare che oggi si torni a parlare di psicochirurgia, sia pure solo
per interventi mirati e solo molto parzialmente distruttivi. In ogni caso
tenendo conto di come gli studi sul cervello si sono evoluti sembra ancora molto
pericoloso togliere definitivamente, anche se molto parzialmente, una parte di
un organo di cui dobbiamo sicuramente ancora tanto scoprire.
Con tutto il rispetto che si deve alla conquista scientifica e medica che
mai, come negli ultimi anni, è stata in grado di salvare così tante vite umane
(vedi trapianti, by-pass ecc..) vorremo aggiungere una domanda: perché non
imparare anche dai propri errori? O comunque perché non tenere sempre conto che
domani potremmo scoprire che la tesi odierna è sbagliata?
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