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SIRACUSA,
IBLA, NOTO,MODICA...IL MARE,LA GASTRONOMIA, I PARCHI...
BAROCCO SICILIANO
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E’ la sontuosa
musica di Monteverdi
che ci indica quanto sia sottile il confine e l’abbraccio fra teatro e vita,
fra sogno e veglia, fra luce e ombra,
attraverso l’eterno incontro/scontro: guerra/amore, la più adatta ad
introdurre una visita alle sorprendenti città del barocco siciliano.
Certamente meno nota di altre parti della Sicilia, la regione del siracusano
riserva al visitatore la possibilità di abbinare un mare ancora fuori dal turismo di massa ad uno
splendido entroterra ricco di storia. Siracusa, anzi un bed & breakfast nei dintorni, è l’ideale punto di partenza
per bagni in un mare cristallino e le visite alle cittadine e ai
parchi
naturali che la circondano.
L’organizzazione ideale è il
bagno durante le calde giornate,
al mare c’è sempre una brezza piacevole, e le visite al mattino presto o verso il tramonto
quando i raggi del sole fanno donano toni
rosati alla la pietra calcarea locale. Si può partire alla scoperta della zona con una giornata su di una delle
spiagge del ragusano per poi raggiungere Noto verso il tramonto. L’attuale città di Noto nasce dalla tragedia del terremoto del 1963, quando
l’antica città venne rasa al suolo. Secondo la leggenda
Neas, l’antica Noto,
ebbe origine nell’età del bronzo (2.200-1450 a.C.) sull’altura della Mendola,
e diede i natali a Dicezio condottiero siculo, il quale la trasferì sul
monte Alveria. Ducezio, inoltre, difese la città dalle incursioni greche (V
sec. A.C.). La ricostruzione incominciò a 14 chilometri sul colle Meti nel 1704 tenendo
presente la passata architettura rinascimentale. La nuova localizzazione fu
decisa da Giuseppe Lanza duca di Camastra, rappresentante del viceré
spagnolo, nominato Vicario generale per la ricostruzione. Importanti nomi,
come l’ingegnere Carlos de Grunenberg, il matematico netino Giovanni
Battista Landolina e l’architetto militare Giuseppe Fomenti, studiarono il
piano urbanistico. Mentre gli edifici sono opera di numerosi architetti:
Rosario Gagliardi, Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra e Antonio Mazza sono i più
noti.
Nasce
così un barocco diverso da quello lecchese, ma non meno interessante tanto
che, oggi, Noto è città inserita dall’UNESCO nella lista dei Siti Patrimonio
Mondiale dell’Umanità, definito da Cesare Brandi come “giardino di pietra”. Interessanta anche la traduzione letterale della parola Barocco dal
portoghese: “perla mal riuscita”. All’ingresso della città ci accoglie la Porta Borbonica, “Porta Reale”, le
cui decorazioni comprendono anche un pellicano segno di abnegazione
assoluta verso il potere. La strada in salita che ci accoglie dà subito l’idea della magistrale
architettura locale. Una città costruita come una grande scenografia
settecentesca dove i riccioli, le volute, i mascheroni, i putti , i balconi,
i parapetti in ferro battuto, sono solo il decoro di un rigoroso studio di
linee-curve come andamenti sinuosi.
Ad un occhio attento non sfuggirà la differenza di livello tra la strada e
alcuni particolari architettonici. Infatti nell‘800 il livello della via
principale venne abbassato notevolmente per problemi fognari, secondo alcuni
non giustificati. Le numerose chiese qui non sono meno interessanti dei
fastosi palazzi nobiliari ed i monumenti civili: Palazzo Ducrezio, sede del
Comune, Teatro e molti altri.
La strada
principale è denominata corso Vittorio
Emanuele, qui si incontrano ben tre
piazze ognuna con una chiesa. San Francesco
all’Immacolata è preceduta da una
imponente scalinata, il Monastero di SS. Salvatore e l’omonima Chiesa con
una volta completamente affrescata, per terminare con il Convento di S. Chiara
il cui interno, la caricatura del barocco tradizionale, contrasta
mirabilmente con la semplicità della pietra esterna.
Ecco, infine, la più maestosa piazza del Municipio sulla quale domina la
Cattedrale la cui ampia facciata è esaltata da ben due campanili; va
ricordato che la cupola crollò nel 1996 e la ricostruzione terminò nel 2007.
Ai lato della cattedrale il Palazzo Vescovile, XIX secolo, e Palazzo
Landolina di Sant’Alfano, di fronte il già nominato Palazzo Ducrezio la cui
Sala di rappresentanza, detta sala degli specchi, merita una visita. Sempre
in piazza XVI Maggio, o piazza del Municipio, il Teatro Vittorio Emanuele,
oggi Fondazione, non è solo un palazzo che merita attenzione per la sua
eleganza neo-classica o per il ricordo dei grandi attori, come la Duse, che
passarono dal suo palcoscenico, ma anche perché tutt’oggi sede di vivace
tradizione operistica, concertistica e teatrale.
L’armonioso
barocco della Chiesa di S.Domenico completa il panorama che si estende sino
a Punta Passero, estremo lembo della Sicilia a sud di Tunisi. Nella vicina Via Nicolaci, non deve sfuggire l’omonimo palazzo, famoso per
gli splendidi “mensoloni” e luogo dell’ ”infiorata” di maggio.
Un’altra
escursione, imperdibile, potrebbe cominciare da una mezza giornata trascorsa
sulle spiagge di Marina di Ragusa e un pomeriggio dedicato a quella che per
i siculi fu Motyka, Mohac per gli arabi e oggi Modica. Famosa per il suo
barocco, ma forse ancora di più per la sua produzione artigianale di
cioccolato, riconosciuto ed esportato in tutto il mondo. Nel medioevo, la potente Contea, si estendeva sino alle porte di Palermo.
Qui, dal Quattrocento, ebrei, arabi, e poi spagnoli e normanni, introdussero
le loro tecniche agricolo-commerciali facendo della Contea un fulcro molto
prospero.
Anche Modica subì le conseguenze del terremoto del 1693, ma, a differenza di
Noto, fu ricostruita sul medesimo luogo. La prima edizione dell’enciclopedia
Treccani la definisce: “la città più caratteristica d’Italia dopo Venezia”.
Allora le attuali strade erano costituite da cave dove scorrevano i fiumi e
le sponde erano collegate da numerosi ponti. Bufalino, invece, parla di
Modica come di un “melograno spaccato”; azzeccatissima definizione. Infatti
la città si presenta distesa in altezza arroccata nella roccia.
Arrivando si resta colpiti dalla torre del castello dei Conti che si
presenta insieme alle guglie di San Pietro e S.Giorgio. Modica alta e bassa
si presentano all’imbrunire, quando le luci si accendono, come un vero
presepe vivente. Non a caso Modica è parte dei Beni dell’Umanità
dell’UNESCO. Se c’è tempo l’ideale è cominciare la visita sedendosi ad un bar e
ammirando, con calma, uno dei tanti scorci suggestivi. La casa natale di Salvatore Quasimodo, Nobel per la letteratura, è per molti
meta imprescindibile. Altro indirizzo importante è la visita al Museo Civico
che conserva L’Ercole di Cafeo, pregevole statua bronzea del periodo
ellenistico, mentre il Teatro Garibaldi è la sede di importanti stagioni di
prosa e concerti e attira molti visitatori, anche dall’estero. Il Duomo,
dedicato a S.Giorgio e Ippolito, si trova alla fine di una scenografica
scalinata, tutta in salita, e che ne accentua l’imponenza sull’abitato La
visita al suo interno non può prescindere dal polittico attribuito a
Bernardino Niger (detto Il Greco), dal prezioso altare in argento donato
dalla famiglia Cabrera prima del trasferimento in Spagna. . L’organo, prodotto dalla famosa famiglia Serastri di Bergamo, ha 3.500
canne, 86 registri e 6 tastiere ed è il più prezioso della zona, peraltro
ricchissima di queste vere e proprie opere d’arte. Tanto che a dicembre vi è
una speciale festa dedicata agli organi prodotti dalla Casa Serassi. Ogni 23 aprile è costume esporre la reliquia di S.Giorgio, qui veneratissimo,
mentre il 29 giugno le statue di S.Giorgio e S.Pietro sono portate in una
importante processione alla quale non sono ammessi gli abitanti di Modica
Bassa; in passato la statua veniva addirittura lapidata per impedirle il
passaggio alla zona bassa!
Il
secondo Duomo, intitolato a S. Pietro (la cui prima edificazione è da
collocarsi tra il 1301 e il 1350) deve le sue linee eleganti al tardo
Barocco, già presente in Austria e Germania, e qui introdotto
dall’architetto Gagliardi (figlio). Il tardo Barocco del Gagliardi, oltre ad
essere più semplice del Barocco vero e proprio, si caratterizza anche per le
colonne con capitello con foglia attorcigliata, quale accenno al ricciolo
ionico ed un andamento a mezza luna, nella parte superiore. Una volta scese
le scale della cattedrale, abbellite dalle statue dei dodici apostoli, ci si
trova quasi di fronte una stretta stradina arredata con molte piante in
vaso: qui ha sede la storica “Dolceria Bonajuto” . La vera differenza tra
questo cioccolato e quello industriale sta nella lavorazione, qui mai sopra
i 45°, mentre quella industriale avviene a 80°. Inoltre nella lavorazione
artigianale non si aggiunge burro di cacao, e quindi il cioccolato è più
gradito anche in estate perché “non impasta la bocca”; anche la lecitina di
soya, usata abbondantemente in pasticceria industriale, qui è abolita. La
cottura del cacao avviene rispettando la tradizione atzeca: 2 giorni per la
cottura per non perdere la maggioranza degli aromi.
Purtroppo, racconta il proprietario, non sempre l’industria sceglie il
meglio; in alcune zone del Venzuela, un’ottima qualità di cacao può essere
schiacciata dalle ruote dei camion per estrarne velocemente i semi, con
danni sia al sapore finale sia alla salubrità del prodotto. Tornando alle
numerosissime chiese della zona può essere interessante sapere che furono
costruite con le donazioni della nuova borghesia che si era creata, nei
secoli, dopo che Bernardo Cabrera nel 1400 donò ai contadini degli
appezzamenti di terreno affinché li lavorassero a piacimento, riservando il
10% per lo stato. Nasce così l’”enfiteuta” il contadino che, nel suo
interesse, fa fruttare il terreno a disposizione, il quale, divenuto ricco
imprenditore, si trasferisce in città dove viene guardato dalla nobiltà con
disprezzo. Ed ecco l’idea di donare il denaro per costruire nuove chiese. In
questo modo il prete è obbligato a nominare, dal pulpito, il nome della
famiglia benefattrice ringraziandola; riconoscendo così, una sorta di
riabilitazione sociale che nessuno può più ignorare. Nel frattempo i nobili
sperperavano i loro capitali in suntuose feste e vizi, impoverendosi tanto
da essere poi costretti a vendere le loro ricchezze a questa nuova classe
emergente. Tutto ciò avviene nel 1600, l’epoca del Barocco.
Da Modica si può raggiungere facilmente Ragusa Ibla, un vero gioiello, che
Montalbano, per chi segue i programmi televisivi, ha reso famosa. Di Ibla
colpiscono subito gli elegantissimi giardini pubblici risalenti al XIX
secolo, ancora più suggestivi nel buio della notte quando risaltano le luci
delle chiese di S.V.Ferreri e S.Giacomo e dei Cappuccini (dove si trova il
trittico di Pietro Novelli). Accanto al giardino pubblico si può ammirare il
solo portale gotico di quella che fu S.Giorgio Vecchio. Segue la risalita
Commendatore, ed è subito incanto, qui parlano le vie , i massi, le
basiliche, i volti dai balconi o dai cornicioni dei palazzi nobiliari. Alla
fine Ragusa Ibla è semplicemente la parte bassa della città di Ragusa, dove
ancora il barbiere è luogo di incontro e di chiacchiere, dove ancora sono
importanti i circoli e si discute di politica, religione o sport. Anche
Ragusa è riconosciuta patrimonio dall’UNESCO insieme ai buoi ragusani, i
muri a secco e molto altro. Gesualdo Bufalino dice di Ibla: "Bisogna essere intelligenti per venire a
Ibla, una certa qualità d'animo, il gusto per i tufi silenziosi ed ardenti,
i vicoli ciechi, le giravolte inutili, le persiane sigillate su uno sguardo
nero che spia".
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OLIO: F.lli APRILE un omaggio a MAMMA TERESA:
l'amore per la natura e il rispetto per chi ha
tramandato tanto valore sono alla base della produzione di alta qualità
nella Sicilia sud-orientale (vicino alla famosa Noto). Olio da meditazione,
olio per condimento a crudo: un'esperienza indimenticabile, sapori
inconfondibili, nessun retrogusto sgradevole, semplicemente la perfezione
dell'olio extra vergine.
Il modernissimo frantoio rispetta l'antica
tradizione del monocultivar, le olive sono raccolte a mano solo quando
mature. Il prodotto ha bassa acidità e con caratteristiche uniche come aroma
, colore e gusto. F.lli APRILE s.r.l. C.da S.Agata, Scicli (RC) tel 0932.83 38 28,
www.fratelliaprile.it
info@fratelliaprile.it
PASTICCERIA
Bonajuto
IL CIOCCOLATO DI MODICA: un dolce contorno del barocco siciliano.
Dal 1827 la famiglia Bonajuto produce il suo cioccolato
internazionalmente noto. Il loro è un cioccolato puro, senza grassi vegetali
né derivati del latte; come lo facevano gli antichi Atzechi.
www.biajuto.it
dal 3 all'8 dicembre la festa del cioccolato:
www.chocobarocco.it
Oggi
Ibla conta 42 chiese ed occupa il territorio che fu di Hybla Heràia,
insediamento siculo colonizzato dai gracidi Siracusa.
Qui
dominarono: bizantini, arabi e normanni
che nel 1091 ne fecero una Contea con Goffredo, figlio di Ruggero, mentre
con Manfredi Chiaramente venne unita alla Contea di Modica.
Anche
Ibla fu distrutta dal famoso terremoto del 1693 e durante
la ricostruzione iniziò ad estendersi verso la città alta.
Piazza della
Repubblica è il punto di congiunzione tra Ibla e la città alta insieme alla
chiesa di S.Maria dell’Idra e a quella del Purgatorio e Palazzo Casentini,
quest’ultimo famoso per le sculture dei balconi sardoniche e sbeffeggianti.
La chiesa dei Cavalieri di Malta, eretta nel 1639, ripaga appieno chi la
raggiunge, ma sopra tutto si eleva il Duomo dedicato a S.Giorgio; costruito
nella seconda metà del ‘700 dall’architetto Rosario Gagliardi, un vero
prodigio di vittoria della pietra sul tempo. Prima di lasciare la piazza,
nessuno resiste al richiamo della gelateria del Caffè del Borgo con i suoi
gusti dal gelsomino al carrubo.
Muovendosi verso via Chiaramente si incontra
la facciata gotica della chiesa da S.Francesco all’Immacolata, unica parte
lasciata dalla rovina del terremoto. Mentre il corso XXV aprile è la sede
del Palazzo Donnafugata, oggi notevole pinacoteca, a piazza Pola si ammira
la facciata barocca della chiesa si S.Francesco, dove il luogo di culto è
ancora quattrocentesco.
Tra una cittadina e l’altra non si può evitare la visita ad almeno una
cantina, in questa regione dove il carrubo e l’olivo sono superati solo
dalle serre del famoso pomodoro-Pachino che, oggi per la verità, subisce
grande concorrenza da altri pomodori quali: Pixel, Piccadilly, Zatterino,
Cuore di Bue e ultima, per produzione, la Valentina.
Noi suggeriamo la
cantina che è frutto di uno studio del vino dai racconti di Plinio il
Vecchio: “bevevano vino che doveva esser tagliato con acqua di mare, perché
il sale ne addolciva l’acidità. Le acque erano prelevate in mare aperto
perché fossero ben pulite.
Anche i greci" continua il proprietario
dell'azienda agricola Cos "bevevano vino, ma era riservato ai ricchi; mentre
i romani, ma solo verso la fine della loro cultura, lo davano anche agli
schiavi. Il padrone di casa, dopo aver assaggiato il vino, decideva quanta
acqua di mare aggiungere, chi poteva sostituiva il miele all’acqua salata.
Solo secoli dopo si comprese come l’acidità fosse dovuta all’ossigeno che,
per ossidazione, inacidiva il vino.
Quando poi si accorsero che il vino,
trasportato per mare con le anfore e i tappi di sughero, migliorava , gli
antichi ringraziavano il Dio del Mare o del Vento, ma mai il tappo!
Oggi chiudendo ermeticamente le anfore e lasciando in fermentazione le
bucce, e vinaccia, per 6 mesi, finita la fermentazione si separa il vino
nuovo dalla feccia e si prosegue la maturazione del vino.
Il risultato è un
vino senza tannino. Un vino che matura nelle anfore come nell’antichità e
che può durare oltre 11 anni”.
L’ultimo giorno, di un ideale long-week-end, andrebbe dedicato, dopo i
consueti bagni in mare, alla visita dell’Ortigia e di di Siracusa. Partendo dall’isola di Ortigia, il cuore della città, unisce testimonianze
architettoniche di epoca greca con quelle normanne, aragonesi e barocche. Vi
si accede tramite il ponte nuovo e il porto interno. Tra i luoghi importanti
da visitare segnaliamo: Fonte Aretusa una sorgente a pochi metri dal mare,
piazza Duomo è la piazza più importante del centro storico, nonché luogo di
ritrovo e corrisponde all’antica acropoli delle città greche. La piazza è
circondata da palazzi in stile barocco costruiti dopo il famoso terremoto
del 1693: Palazzo Arcivescovile, Palazzo del Senato (oogi Municipio), la
chiesa di S.Lucia alla Badia e il Palazzo Benventano. Il Duomo è opera di
Andrea palma, con colonne e statue del Marabitti. La sua peculiarità sta nel
fatto di sorgere sui resti dell’antico tempio dorico dedicato ad Athena,
fatto costruire dal tiranno Gelone.
Ma la vera "chicca" di Ortigia è il Castello Maniace. alle spalle della
fonte Aretusa, sulla punta estrema dell'isola. I recenti scavi, non hanno
portato alla luce le narrate precedenti edificazioni. In ogni caso la sua
architettura ed il paesaggio che lo circonda, ne fanno una delle opere più
importanti del periodo svevo. Qui si respira il genio di Federico II,
iniziatore della costruzione di una rete di castelli quale sistema di
eccezionale controllo del territorio. La costruzione del Castello si può
datare tra il 1232 e il 1240 per opera dell'architetto Lentini su incarico
dello stesso Federico II. L'architettura dei castelli, per volontà di
Federico II, supera le precedenti esperienze arabo-normanne e
gotico-cistercensi per porsi con la qualifica di "sveva". Ogni castello
rappresenterà l'imperatore stesso.
Nel 1288 vi dimorò la famiglia di re Pietro III d'Aragona, successivamente
ospitò Le regine Costanza, Maria e Bianca d'Aragona ( 1362-1416). Nel 1540
vi alloggiò Andrea Doria durante una spedizione contro i mussulmani voluta
da Calo V. Nel XV secolo fu prigione poi punto importante della cinta
muraria di Ortigia. Il 5 novembre 1704 l'esplosione della polveriera
sconvolse l'edificio. Successivamente ricostruito venne munito di bocche da
cannone e in età napoleonica e borbonica venne utilizzato con scopi
militari.
Una visita fuori dall'ordinario può essere quella dedicata ai bagni di
purificazione ebraici. Li si trova nell'antico quartiere ebraico,
all'interno del raffinato residence-hotel Alla giudecca, via Alagona n. 52,
questa visita può essere anche un'esperienza per conoscere usi e costumi, al
femminile, in questo che fu il più importante bagno di purificazione
d'Europa in epoca bizantina. Le donne qui trascorrevano molto del loro tempo
purificandosi, anche subito dopo il parto, in ambiente umido e,
probabilmente, gelido in inverno.
Alla fine della giornata il tramonto va guardato dalla meravigliosa terrazza
dell'Hotel-ristorante Des Etrangers et Miramare con un aperitivo in mano di
fronte all'isola di Ortigia per apprezzare il vero servizio di alto livello
e qualità.
al mare al Lido Arenella
Chi abita al nord Italia oggi può godere di due situazioni vantaggiose per
una vacanza siciliana, o addirittura per un long week-end, sia per i prezzi
della compagnia Wind-jet che parte da Milano-Linate, sia per le navi
low-cost T-Linklines che partono da Genova la sera e raggiungono Palermo
alle 18 del giorno successivo: cabina per la notte e auto a brodo per una
persona in luglio 99 euro, ma il prezzo si abbassa se aumentano le persone
per cabina e per auto, con un prezzo base a partire da 65 euro: passeggero
in poltrona più auto.
T-Linklines,low-cost
da Genova (Voltri) a Palermo (termini Imerese): partenze giornaliere la sera
con arrivo verso le 18 del giorno successivo. Tel 010.59 30 99
Ristoranti: Noto: Il Cantuccio, ottimi la cucina e i vini, via Cavour 12, tel
0931837464,
ristoranteilcantuccio@hotmail.it.
Locanda don Serafino, via avv. G.ottaviano, Ragusa Ibla, tel 0932.248778,
"http://www.locandaserafino.it" www.locandaserafino.it
Des
Etrangers et Miramare, albergo-ristorante,
Passeggio Adorno 10/12, Siracusa,
tel 0931.319100, "http://www.hotel-desetrangers.it"
www.hotel-desetrangers.it
Spiaggie
con servizio ristorazione: Lido Arenella: vela, canoa, wind-surf, immersioni. Lido attrezzato con
cabine-ombrelloni, bar.
Affacciate sul mare le villette con appartamenti da 500 a 900 euro alla
settimana, spiaggia e colazione comprese per 4/5 persone. Tel 0931.67053; "mailto:residencearenella@simail.it"
residencearenella@simail.it
Residence
a Siracusa: Residence-hotel Alla giudecca, via Alagona n. 52, tel. 0931. 22255,
"http://www.allagiudecca.it"
www.allagiudecca.it Cioccolato di Modica: Dolceria Bonajuto, c.so Umberto I, 159, tel. 0932.941225, HYPERLINK
"http://www.bonajuto.it"
www.bonajuto.it.
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