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PADOVA UNA CITTA’ DA SCOPRIRE AL DI LA DELLE SOLITE METE TURISTICHE A PARTIRE DALLA RISTRUTTURATA LOGGIA DEI CARRARESI SINO AL PROSSIMO RECUPERO DELLA TORRE SOVRASTATA DALLA SPECOLA. LA STORIA DEI CARRARESI, DELLA POTENZA DELLA CITTA’ DI PADOVA ATTRAVERSO I SUOI SIGNORI I CARRARESI, I PREZIOSI E PIU’ NUMEROSI AFFRESCHI ITALIANI OLTRE QUELLI CONOSCIUTISSIMI DI GIOTTO, L’UNIVERSITA’, IL PRIMO ORTO BOTANICO DELLA STORIA, LE PRIME SCOPERTE SCIENTIFICHE E I RACCONTI DI GOETHE. BELLISSIMI ANCHE I DINTORNI: ESTE, MONTAGNANA...

PADOVA:www.turismopadova.it; www.turismotermeuganee.it; www.comune.monselice.padova.it; www.sountouring.com; www.giostradellarocca.it; www.padovacard.it; Hotel Methis, 4 STELLE centrale, riviera Paleocapa 70, Padova,tel 049.872 55 55); ristorante elegante Belle Parti, via B.Parti 11, Padova, tel 049.875 18 22; Hotel Cleofe tel 0421.81082, www.hotelcleofe.it, economico centrale, vista mare e Alpi, ben arredato, ottima cucina, via Altinate 2, Caorle centro.Un week-end, una settimana o un periodo di soggiorno a Padova e alle terme di Abano o Montegrotto.

Padova. Tra i monumenti più importanti vi è il Palazzo della Ragione, eretto nel 1218-19 come luogo di riunione del Parlamento comunale, e rinnovato nel 1306. Le logge sono trecentesche e gli interni sono affrescati con soggetti religioso-astrologici; molto bello il grande cavallo in legno del 1466, riproduzione del monumento al Gattamelata. I musei civici Eremitani sono ospitati nei chiostri dell’ex convento, accanto l’omonima chiesa, costruita tra il 1276 ed il 1306 e semidistrutta dalle bombe nel 1944, è stata fedelmente ricostruita; sul fondo a destra la Cappella degli Ovetari E' famosa, soprattutto, per gli affreschi del Mantegna. Da segnalare anche il Duomo ed il prospiciente Battistero giustamente noto perché completamente ricoperto con un ciclo di affreschi ed il polittico, sopra l’altare, entrambi di Giusto de’Menabuoi (1374-76); al centro la vasca battesimale risale al 1260.

Tra le molte altre meraviglie di questa città l’Orto Botanico è, forse, il più sorprendente: primo esempio al mondo del genere, fu istituito su delibera dal Senato della Repubblica Veneta su sollecito del lettore dei Semplici Francesco Bonafede al fine di facilitare il riconoscimento, da parte degli studenti, delle vere piante medicinali per evitare errori e frodi, con grave danno per la salute.

Fondato nel 1545 ed arricchito di ben 1800 piante, fu oggetto di continui furti notturni.Dal 1997 questo Orto è considerato Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Questo monumento è un frutto dello straordinario impegno di edilizia pubblica della prima parte del primo millennio: cinta muraria bastionata del bergamasco Andrea Moroni, basilica di  S.Giustina in Prato della Valle, il Municipio e l’Università (1222), detta il BÚ. Pare che anche la realizzazione dell’Orto fosse stata affidata ad A.Moroni al quale si dovrebbe l’ispirazione agli Horti Conclusi del medioevo.

Padova oggi ha molto da offrire al visitatore attento al di là dei monumenti più conosciuti come: la Cappella degli Scrovegni di Giotto, la Chiesa degli Eremitani con opere del Mantegna, il Duomo, al cui progetto prese parte Michelangelo, il Battistero, con gli affreschi di Giusto de’ Menabuoi, i Palazzi della Ragione e della Gran Guardia e la Basilica di S.Antonio con crocifisso, statue e rilievi in bronzo dell’altare di Donatello. Sfugge ai più che dietro all’altare si trova un magnifico bassorilievo in marmo, pure di Donatello, mentre all’esterno è nota a tutti la statua equestre del Gattamelata. Altre mete note sono: l’Università fondata nel 1222 con il Teatro Anatomico nominato anche da Goethe, insieme all’ Orto Botanico il più antico in assoluto, lo storico caffé Pedrocchi del 1831,  il Prato della Valle. Padova, i musei e l’interessante ghetto ebraico.

Come dicevamo, Padova oggi, grazie ad una attenta ricostruzione storica di volenterosi studiosi come l’assessore alla cultura dott. Andrea Colasio, ha molto altro da proporre al viaggiatore attento.

Cominciamo da un piccolo importantissimo luogo trascurato dai visitatori più superficiali: la Scoletta del Santo, visita su prenotazione, a fianco della chiesa di S.Antonio; una vera gemma del Rinascimento italiano, tutta da scoprire.

Qui possiamo ammirare alcuni importanti pittori padovani che trassero ispirazione dalla grande stagione avviata da Donatello e poi dal Mantenga e che ritroviamo anche presso la Scuola del Carmine, del Redentore, l’Oratorio di S. Rocco e altro; le opere della Scoletta del Santo rappresentano il panorama artistico del ‘500 veneto, una vera svolta epocale nella storia dell’arte che prosegue poi con B. Bellano, A. Briosco, sino al Falconetto e, successivamente, continua con il Palladio.

Ma qui il vero fulcro è  Tiziano Vecellio che iniziò proprio a Padova la sua incredibile vicenda artistica; ben tre sono i quadri qui presenti e attribuibili certamente al Maestro cadorino (Tiziano).

Da notare come, a differenza del Tiziano, gli altri artisti presentino opere che hanno impostazione e stilemi ancora tardo quattrocenteschi. Le scene sono di gusto popolaresco, uno spaccato dell’epoca in vari episodi della storia di S.Antonio, miracoli compresi.

Nonostante qui sia solo ventenne, il Tiziano si rivela un grande anche per alcune invenzioni quasi architettoniche. Impedibile anche la sua rappresentazione del marito geloso: l’ira del marito che colpisce la moglie e il suo pentimento davanti al Santo per avergli risanato la mogli, su tutto risalta il forte naturalismo  e grande vigore; un’anticipazione sui tempi dell’arte. Ancora il paesaggio, il naturalismo, e una forte gestualità caratterizzano l’opera di Tiziano dove un neonato stupisce gli astanti con la sua parola e la madre calunniata, ma salvata dal neonato miracolosamente parlante, risalta in tutta la sua fierezza anche nel colore e nel volume della veste. Tra le 18 opere, della Scoletta, due sono del fratello del Tiziano: Francesco Vecellio. Interessante anche il miracolo del bimbo caduto nella pentola d’acqua bollente di Gerolamo Tessari.

La sala priorale della Scoletta è opera della Confraternita di S. Antonio e risale ai primi decenni del ‘500. La Scoletta merita una visita anche per l’armonia dei vari elementi artistici che si integrano tra loro. Due esempi sono il soffitto ligneo intagliato e dipinto e la Madonna con Bambino in terracotta dipinta di A.Bosco, incorniciata da Santi e Angeli del Carmagnola.

La Confraternita di S. Antonio, chiamata ordinariamente “Scuola del Santo” è l’erede dell’antica “Scuola di devozione” del Santo la cui istituzione si fa risalire, per tradizione, a pochi anni dopo la morte del Santo. Nello statuto si legge: “…canonicamente eretta in Padova nel 1232, presso l’antica Chiesa dedicata a Sancta Maria Mater Domini…”. Che fu la prima chiesa a raccogliere le spoglie di Sant’Antonio. La confraternita ha poi costruito la propria sede presso il Sagrato della Basilica del Santo all’inizio del’400, per poi ampliarla con la sala capitolare superiore nel ‘500. Mentre la scala di rappresentanza e la loggia risalgono al ‘700. Divenne poi Arciconfraternica con una bolla di papa Leone XIII il 21 novembre 1894.

I CARRARESI UNA FAMIGLIA MOLTO IMPORTANTE CHE HA LASCIATO UN IMPORTANTE SEGNO NELLA STORIA, ANCHE DELL’ARTE, DI PADOVA.

I Carraresi hanno le loro origini nel nord dell’Europa, ed entrano a far parte della storia di Padova e provincia nel 1027 quando presero il nome dal Castello di Carrara, del quale si hanno notizie dall’inizio  del secolo XI in località Due Carrare, anticamente Carrara. Questa località, in provincia di Padova, non va confusa con l’omonima città toscana.

Tornando ai Carraresi si sa che furono uomini d’arme e feudatari di campagna di origine longobarda. Si arricchirono al punto da divenire signori di Permunia e scongiurare la minaccia dei veronesi Scaligeri nella persona di Cangrande della Scala. Allora chiamati Da Carrara, i Carraresi si stabilirono in Padova prima come vassalli del vescovo e successivamente riuscirono ad installarvi una signoria mettendo, nel 1338,  fine ad una forma di governo comunale.

Il loro potere in città inizia con Jacopo I il Grande eletto “protettore, governatore e signore generale di Padova” il 25 luglio 1318. La sua fu una politica di pacificazione interna allo scopo di consolidare il suo potere personale, contro le politiche espansionistiche delle vicine signorie, Scaligeri, in primis, durante l’occupazione dei quali prese il potere il nipote di Jacopo I, Marsilio, che assunse l’incarico  di vicario di Cangrande della Scala. Successivamente Marsilio preferì passare alla coalizione veneto-fiorentina e fu grazie a questa scelta che ottenne la signoria della città. Nel 1318 a Marsilio succedette il cugino Ubertino che continuò una politica di alleanza con Venezia e di ostilità verso gli Scaligeri.

E’ così che inizia il fulgido periodo della Signoria dei Carraresi; per la città di Padova un periodo prospero economicamente, ma anche culturalmente ed artisticamente.

Ubertino venne nominato: “libero e generale Signore e Gonfaloniere del Comune” e portò a Padova la pace, favorì lo sviluppo dell’Università, diede nuovo vigore ai commerci e alle “industrie” e favorì anche la ricostruzione di opere pubbliche danneggiate dalla guerra scaligera. Tra l’altro completa la cinta muraria della città, potenzia il sistema viario ed edifica una splendida e ampia reggia adeguata ad un principe e lontana dal volgo: insediamenti commerciali, artigiani e nuclei abitativi. Oltre ai palazzi di abitazione dei familiari e degli illustri ospiti, nella reggia era collocata anche la curia amministrativa, giudiziaria e militare, alloggi per le guardie, stalle e scuderie, giardini e grandi cortili oltre a spaziose cucine. Oggi quello spazio enorme lo si trova compreso tra la piazza del Duomo, via Monte di Pietà, Piazza dei Signori, via Dante, via S.Nicolò sino al Teatro Verdi, via Dondi e Accademia e ritorno a piazza Duomo. La grandezza di questa reggia è impressionate e si basa sugli studi di Andrea Gloria, esperto di antichi documenti padovani, e sulle testimonianze dei contemporanei Vergerio e Savonarola.

La reggia non era solo vasta, ma anche suntuosa, circondata da robuste mura rese più sicure dalla costruzione di uno speciale viadotto voluto da Ubertino e denominato “traghetto”, situato a fianco delle camere da letto dei signori, permettendo così, in caso di pericolo, di raggiungere velocemente, a cavallo, la prima cinta muraria sino al Castello, l’attuale Osservatorio Astronomico o Torlonga o Specola. Quest’ultimo finalmente in fase di  ristrutturazione. Il corridoio pensile o traghetto, dai nove ai sette metri da terra, era largo tre metri, sostenuto da 28 archi e affiancato da un bordo merlato. Fu distrutto nel 1777, dopo essere stato definito “lurido e fatiscente”.  Oggi ne rimane un solo pilastro e arco a fianco della Loggia.

All’epoca esistevano un Palazzo di Levante e uno di Ponente (1343), rispettivamente l’uno iniziato prima della morte di Ubertino che accoglieva la curia e successivamente divenne il Palazzo riservato alle donne; l’altro detto anche Vecchio era la residenza dei principi. I due palazzi comunicavano attraverso un corpo centrale e un ampio cortile interno, il medesimo che si visita oggi insieme a quello che rimane dell’elegante portico colonnato, in marmo rosa veronese, e delle abitazioni private. La demolizione avvenne alla fine del 1800.

Fonti scritte nominano una serie di stanze e sale della residenza: stanza di Nerone, dei Carri, di Ercole, di Camillo, dei Quadri, delle Bestie, di Lucrezia, delle Armi, delle Navi, delle Bretelle e dei Cimiteri.

L’unico resto abbastanza conservato è il loggiato di Ponente, attualmente sede dell’Accademia Galileiana di Scienze e Lettere ed Arti di Padova. La sua loggia esterna fu chiusa da Jacopo II per farne una cappella anche per i numerosi ospiti prelati. Le pareti affrescate dal Guariento con scene dell’Antico Testamento furono danneggiate dai “Ricovrati” dell’Accademia Patavina per ingrandire la Sala delle Adunanze, ma per fortuna tolsero dal soffitto le tavole con i famosi “Angeli” (XIII secolo, oggi al Museo Civico). Nel 1717 la loggia fu liberata dalla struttura edificata dagli accademici e il portico ripristinato. Nel 1963-64 si sono restaurati gli affreschi. La data della decorazione della cappella può essere collocata tra il 1355 ed il 1360 e rappresenta il momento culminate dell’attività artistica del Guariento di Apo (artista di tradizione giottesca con influenze bizantine fuse con la pittura tardogotica padovana) e pittore molto noto a Padova e Venezia.

Nella Sala delle Riunioni si possono ancora ammirare gli affreschi originali disposti su due fasce, vi compaiono anche scritte quasi illeggibili a caratteri gotici. I temi degli affreschi sono: Noé benedetto dal Signore, Colloquio di Abramo con i tre Angeli, Distruzione di Sodomia, La moglie di Lot mutata in sale ed altri. Sulla parete di fronte si possono ammirare due dipinti salvati dalla demolizione cha rappresentano: uno Adamo ed Eva davanti all’Eterno, l’altro Giuseppe che interpreta i sogni del Faraone. Nella medesima sala si ammira una Pianta di Padova del cartografo Giovanni Valle datata1784 dove si vede come l’ “isola dei Carraresi” aveva già perso i suoi confini originari. Giovanni Valle fu il primo ad usare i calcoli trigonometrici per la realizzazione di piante come quella della città di Padova.

Nella Loggia dei Carraresi o Reggia dei Signori di Carrara si possono anche visitare altre stanze e corridoi con preziosi affreschi e decorazioni e le stanze dedicate all’Accademia fondata nel 1599 da illustri letterati e personaggi dell’aristocrazia, della cultura venete come Galileo Galilei, Cesare e Cremonini. L’Accademia mette a disposizione del pubblico le opere manoscritte e stampate sino dalla fondazione, promuove le discipline umanistiche e scientifiche con convegni e dibattiti. I soci dell’Accademia sono emeriti docenti degli Atenei italiani e stranieri.

 ESTE

Este si trova a 30 chilometri da Padova. Deve il suo nome al fiume Adige, Athesis per i romani, il cui corso fu spostato nel 589 di qualche chilometro più a sud. La romanizzazione qui fu accettata pacificamente come alleanza contro i Galli. Este rimase autonoma amministrativamente sino alla fine dell’età repubblicana, mentre l’età imperiale non accettò le antiche magistrature.  Attila invece la ridusse   a semplice villaggio rurale. Rinacque dopo il mille intorno al castello del suo feudatario Azzo, poi Azzo II d’Este. Gli Este diedero inizio ad una delle principali dinastie italiane trasferendo la loro capitale a Ferrara nel 1239. Nel 1238 e nel 1249 Ezzelino da Romano ne fece distruggere il Castello e successivamente fu contesa tra Scaligeri, Carraresi e Visconti, sino alla sottomissione, spontanea, a Venia nel 1405. Da allora Este conobbe pace e ricchezza sino alla pestilenza del 1630. Più tardi Napoleone le diede un nuovo impulso anche con la nascita del Museo Nazionale Atestino e le scuole pubbliche. Fu poi annessa al regno d’Italia nel 1866. Imperdibile è il Duomo Abbaziale di S.Tecla, datato tra il ‘600 e il ‘700; ha un interno ellittico, con grande presbiterio. Importantissima “l’Intercessione di S.Tecla” opera di Gian Battista Tiepolo. Nella canonica si possono ammirare delle tele del pittore estense Antonio Zanchi. Altre opere importanti sono: la Rocca di porta Torre, la Torre Civica della Porta Vecchia, il Municipio, il Palazzo degli Scaligeri e quello del Principe, oltre alla Basilica di S.Maria delle Grazie, S.Martino, la Chiesa degli Zoccoli, la Beata Vergine della salute. Preziosi reperti sono raccolti nel Museo Nazionale Atestino. Ancora oggi prosegue la produzione eccellente delle Ceramiche di Este di storica memoria. L’importanza di Este è rivelata anche dal nome di uno solo degli ospiti più famosi: il celebre viaggiatore inglese Lord Byron.

 MONTAGNANA

Montagnana dista da Padova 60 chilometri, ma merita assolutamente una visita per diversi motivi: la sua cinta muraria medievale perfettamente conservata, il Duomo di S.Maria Assunta con gli affreschi del Giorgine, la Chiesa di S.Francesco, Villa Pisani di Andrea Palladio, il Palazzo Comunale e Piazza Vittorio Emanuele II con i palazzi circostanti e molto altro. Non ultimo per importanza il prosciutto artigianale locale: una vera squisitezza che ha la sua apoteosi nella festa del terzo fine settimana del mese di Maggio; prezzi bassi, ma alta qualità. Un binomio quasi ormai introvabile.

www.turismopadova.it; www.padovanet.it ; www.padovanavigaione.it; www.padovacard.it; www.padonaincoming.it

Scoletta del Santo: visite guidate, su prenotazione: tel. 049.871 92 55, info@immaginarte.pd.it; informazioni: tel. 049.876 79 27;

 caffé Pedrocchi

infopedrocchi@turismopadova.it

Ristoranti a Padova: Da Nane della Giulia v. S.Sofia 11, buona cucina tipica, ma anche con qualche tocco esotico, prezzi modici, tel.049.660742.

Ristorantino,v.Boccalerie5, cucina raffinata e moderna di ottimo livello, prezzi adeguati; tel.049.8757205.

Ristorante a Montagnana: Hostaria S.Benedetto, v.Andronalecca 13, ottima cucina tradizionale, anche pesce, ottimo rapporto qualità prezzo; tel 049.800999.

La città di Padova offre una novità che, da sola, meriterebbe il viaggio.  Per chi possieda un: I-pod, i.phone, mp3...è possibile scaricare senza spese, direttamente dal sito www.turismopadova.it, cinque percorsi nella città in mp3.  I percorsi previsti sono: dall’Arena Romana al Caffé Pedrocchi, il Palazzo della Ragione e le sue piazze, il Ghetto Ebraico e la Reggia Carrarese, il Prato della Valle e la Cittadella Antoniana, le mura di Padova in bicicletta. A chi proprio non volesse arrendersi alla tecnologia che avanza, rimane sempre la classica visita, magari con una bella guida cartacea in mano. Interessante anche la proposta Padova-card un modo per visitare risparmiando.