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OSTEOPOROSI
una patologia molto comune per le donne;
attenzione se: i parenti ne soffrivano,
perdita di 4 cm di altezza negli ultimi anni, dorso curvo, frattura subita dopo
i 40 anni, assunzione di cortisonici per oltre 6 mesi.
vedi anche: Donne e salute-le
età della donna-dai 50 ai 60 anni-osteoporosi;
Donne e salute-il cibo-salute a tavola
I cibi più ricchi di calcio (che va abbinato alla
vitamina D), mg per 100 grammi: Parmigiano, Emmentaler 960-1020,
rosso d'uovo 140, arance 30-42, aringa 34-25.
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L'osteoporosi può causare
gravi problemi nell'età avanzata. Caratterizzata da una diminuzione della
massa/densità ossea e dalla compromissione della resistenza dello stesso,
l'osteoporosi ha come conseguenza la frattura delle ossa anche per piccoli
traumi come una semplice caduta. |
Il calcio e la vitamina D sono
elementi fondamentali per la prevenzione ed il trattamento dell'osteoporosi,
ma non meno importante è lo stile di vita. Infatti l'osteoporosi può essere
prevenuta solo se, per tutta la vita, si segue un'alimentazione equilibrata
e si fa dell'attività fisica, anche semplici passeggiate quotidiane. |
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La vitamina D è un ormone
necessario per un'adeguata mineralizzazione ossea. Sia nell'adulto che
nell'anziano una carenza di vitamina D obbliga l'organismo ad impoverire le
scorte di calcio contenute nel corpo sino alla riduzione della forza
muscolare e della stabilità con un forte aumento di rischio di caduta e
conseguente frattura. Pertanto oggi si raccomanda la somministrazione di
vitamina D contemporaneamente a farmaci osteoporotici e calcio. Secondo
alcuni dati la vitamina D avrebbe conseguenze favorevoli sulla incidenza di
tumori maligni, ipertensione e diabete mellito. |
La carenza di vitamina D è
imputabile anche ad una carenza di esposizione al sole, che ne
sollecita la produzione. Inoltre, con l'avanzare dell'età diminuisce la
capacità dell'organismo di sintetizzare questo ormone. Anche alcune diete
che limitano o escludono i latticini sono sicuramente causa di
osteoporosi. Poiché non è possibile recuperare i quantitativi di calcio non
assorbiti durante una vita, né eccedere nell'esposizione solare, è ovvio che
tali carenze sono da correggersi anche con integratori di vitamina D da
assumersi contemporaneamente ai farmaci antifratturativi. |
| AUTOVALUTAZIONE DELLA
QUALITA' DI VITAMINA D DERIVANTE
DALL'ESPOSIZIONE SOLARE La sua esposizione solare giornaliera, anche
tenendo scoperte solo le braccia, nei mesi di aprile-settembre dalle 8 alle
17 è:
inferiore a 20 minuti = probabile deficit
di vit.D
20-40 minuti= probabile deficit di
vit. D nei mesi invernali
più di 40 minuti: sufficiente formazione di vit
D in età inferiore ai 65 anni; nelle persone in età superiore ai 65
anni la carenza di vit.D è molto frequente, specie nei mesi invernali, a
causa della riduzione della capacità della pelle di produrre vit. D
L'alendronato appartiene ad un gruppo di farmaci che
vengono somministrati con successo nella cura dell'osteoporosi. |
“Cruciverba dell’osteoporosi. La vitamina D questa sconosciuta…” realizzata
dalla LIOS (Lega Italiana Osteoporosi) in collaborazione di Poste Italiane.
Si tratta di una campagna informativa rivolta a sensibilizzare medici e
donne in menopausa sulla grande importanza della vitamina D nel trattamento
dell’osteoporosi in un momento in cui molti studi hanno dimostrato che anche
i farmaci più efficaci, senza il necessario supplemento della vitamina D,
non riescono a garantire una protezione sufficiente dalle fratture. Proprio
in questi giorni circa 100.000 donne di 70 anni residenti nei capoluoghi
italiani e 10.000 medici di famiglia stanno ricevendo un opuscolo
informativo che, al fine di stimolare la curiosità delle lettrici, presenta
un cruciverba attraverso il quale è possibile imparare, divertendosi,
qualcosa in più sull’osteoporosi. Giocando con il cruciverba è possibile
scoprire il ruolo essenziale della vitamina D nel mantenere sane e forti le
ossa delle donne soprattutto quando si è in menopausa, quando i processi di
formazione dell’osso si sbilanciano e compare l’osteoporosi.
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REPUBBLICA CECA, 13
Maggio 2006 – Un nuovo studio ha mostrato che la scarsa informazione fornita
dai medici sulla vitamina D è un significativo fattore di rischio per la
presenza di livelli inadeguati di vitamina D definiti come (OH) D< 30 ng/ml]
nelle donne in postmenopausa con osteoporosi.
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La vitamina D
possiede un ruolo fondamentale sulla salute dell’osso. Senza un adeguato
apporto di vitamina D, l’organismo non può assorbire efficacemente il
calcio. Il calcio è un minerale essenziale per il normale sviluppo e
mantenimento di ossa forti e in salute nelle persone affette da osteoporosi.
Infatti, in tutto il mondo, due donne su tre in postmenopausa (64%)
presentano livelli inadeguati di vitamina D.
Secondo lo studio
presentato oggi al 33° European Symposium on Calcified Tissues (ECTS)1,
ulteriori fattori predittivi significativi includevano il sovrappeso o un
indice di massa corporea alto, un insufficiente apporto di integratori di
vitamina D, l’appartenenza alla razza asiatica e vivere in zone non
equatoriali |
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In un
nuovo studio finanziato da MSD presentato oggi al ECTS*, è stato mostrato che FOSAVANCE è più economico e più efficace rispetto ad ibandronato nel
trattamento dei pazienti con anamnesi di fratture vertebrali (il tipo di
frattura osteoporotica più frequente) nel Regno
Unito e in Olanda.* |
Lo studio, finanziato da Merck Sharp & Dohme (MSD), si è rivolto a 2.589
donne in postmenopausa con osteoporosi abitanti in Europa, in Medio Oriente,
in America Latina, in Asia e sulle coste del Pacifico. Le donne hanno
completato dei questionari per valutare lo stato di salute generale, il
grado di istruzione, l’esposizione ai raggi solari, reazioni cutanee (se si
scottano facilmente), la dieta, viaggi recenti in zone climatiche assolate e
utilizzo di integratori di vitamina D. Sono inoltre stati raccolti dati
sull’indice di massa corporea (BMI), stagione della valutazione, latitudine
e livelli ematici di vitamina D. I |
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La vitamina D possiede un ruolo
fondamentale sulla salute dell’osso. Senza un adeguato apporto di vitamina
D, l’organismo non può assorbire efficacemente il calcio. Il calcio è un
minerale essenziale per il normale sviluppo e mantenimento di ossa forti e
in salute nelle persone affette da osteoporosi. Infatti, in tutto il mondo,
due donne su tre in postmenopausa (64%) presentano livelli inadeguati di
vitamina D1.
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Sappiamo da studi precedenti che la maggior parte dei pazienti ritiene di
non ricevere un’informazione sufficiente dai propri medici sull’importanza
della vitamina D nel trattamento dell’osteoporosi.3
Dobbiamo essere certi che i pazienti ricevano le informazioni di cui hanno
bisogno per sentirsi autorizzati a collaborare con i loro medici al fine di
cercare soluzioni di trattamento ottimali per loro,” ha affermato
Gabriele Suppan, Chief Executive, Aktion Gesunde Knochen (Action for Healthy
Bones), Graz, Austria.
.
FOSAVANCE assicura un’adeguata integrazione di vitamina D
In
tutti i pazienti in trattamento per l’osteoporosi è indicata l’integrazione
di vitamina D, tuttavia è ben documentato che la compliance con gli
integratori è scarsa.4-5
In un
nuovo studio finanziato da MSD presentato oggi al ECTS, è stato mostrato che
FOSAVANCE è più economico e più efficace rispetto ad ibandronato nel
trattamento dei pazienti con anamnesi di fratture . |
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“Questo
studio mostra una preoccupante alta percentuale di livelli inadeguati di
vitamina D nelle donne affette da osteoporosi in tutto il mondo, con
percentuali fino al 90% nei paesi non equatoriali. Studi precedenti hanno
addirittura mostrato percentuali dell’83% in Medio Oriente.2 La
mancanza di informazione sulla vitamina D e l’inadeguata integrazione sono
potenti fattori predittivi di livelli inadeguati di vitamina D. |
Questo dimostra che dobbiamo impegnarci di più per informare i nostri
pazienti sul ruolo fondamentale della vitamina D nel mantenere le ossa in
salute, e dobbiamo cercare le soluzioni migliori per assicurarci che le
donne affette da osteoporosi assumano adeguate integrazioni di vitamina D ”
ha affermato Rene Rizzoli , ricercatore principale , dell’Hospital Cantonal
Universitaire di Ginevra, Ginevra, Svizzera.
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Nuova
patologia emersa da nuovi farmaci
SALVANO LE OSSA:
DANNEGGIANDO LA DENTATURA
All’Università di Milano è
stato aperto ufficialmente il
“Centro di prevenzione e cura per pazienti
in terapia con bifosfonati” – L’AIFA tre mesi fa ha messo in guardia
sul loro uso
Negli ultimi anni sempre con maggior frequenza si riscontra una patologia
che fino a dieci anni fa era completamente ignota: l’osteonecrosi
delle ossa mascellare e mandibolare (ONJ), comparsa in pazienti
trattati/in trattamento con bifosfonati,
farmaci entrati in commercio e molto utilizzati a partire appunto dagli anni
’90.Per
affrontare il problema, la Clinica
Odontoiatrica e Stomatologica dell’Università di Milano, diretta
dal professor Franco Santoro, ha attivato appositamente un
Centro di Prevezione e
Ricerca su Pazienti in terapia con Bifosfonati-“Progetto Bifosfonati”.
Il nuovo Centro è diretto dal professor Luca Bartorelli, che spiega:
“Questa osteonecrosi [‘morte
del tessuto osseo’] merita una particolare attenzione sia per la
gravità della lesione, (che ad oggi non
ha ancora registrato un trattamento che indichi con certezza una sua
possibile guarigione), sia per le implicazioni sociopersonali che
comporta: dolore, difficoltà nell’alimentarsi, nell’igiene orale con
conseguenti superinfezioni, limitazione nella stabilità di protesi dentarie,
alitosi marcata e disagio psicologico.
“I bifosfonati, implicati in questa lesione, sono una classe di farmaci –
pamidronato, acido zoledronico, acido
alendronico, acido risedronico –
prescritti con successo per la
terapia delle patologie ossee:
particolarmente nel trattamento dell’osteoporosi, delle metastasi
ossee di tumori solidi alla mammella, polmone, prostata, intestino, nel
mieloma multiplo.“Le vie di somministrazione sono per la cura
dell’osteoporosi generalmente di tipo orale, invece prevalentemente per
infusione endovenosa nel caso di neoplasie ossee:
in questi casi l’incidenza di osteonecrosi da bifosfonati è molto più
frequente”.[Non certo a caso la nota AIFA 79, del 21 novembre
scorso, mette in guardia segnalando tali problemi;
ndr]
‘A regime’ da gennaio appena, il nuovo Centro all’Università degli Studi ha
già preso in carico una trentina di pazienti: una media di 4 alla settimana:
finora.
“Gli obiettivi del Centro – puntualizza il professor Santoro - sono
molteplici e mirati sia direttamente ai
pazienti in terapia con
bifosfonati, ai quali viene
offerto un protocollo di prevenzione e, ove richiesta, assistenza diretta,
sia ai medici
odontoiatri, per i quali è in atto un programma di
informazione, aggiornamento e collaborazione fattiva, sia a realtà quali
Istituti di Ricerca,
Ospedali, Reparti di Ematologia, Oncologia, Chirurgia Maxillo Facciale,
Patologia Orale – allo scopo di impostare una collaborazione
reciproca e costruttiva finalizzata a dare un contributo clinico alla
ricerca scientifica, nonché ovviamente all’Istituto
di Farmacovigilanza, segnalando puntualmente le reazioni
avverse così emergenti.”
Questa recente patologia richiama alla memoria una lesione descritta nei
primi del ‘900, la ‘phossy jaw’
[‘mandibola fosfata’] necrosi
mandibolare osservata nei lavoratori delle fabbriche di fiammiferi,
continuativamente in contatto appunto con il
fosforo bianco che utilizzavano
per la loro fabbricazione.
Il Centro diretto dal professor Luca Bartorelli si avvale di un
pool di esperti in materia che
collaborano a vario livello su questo studio: Dr.ssa Cristina Dall’Agnola,
Dr. Roberto Grimaldi, Dr. Giovanni B. Grossi, Dr.ssa Cristina Mirelli,
Dr.ssa Sabina Mantovani, Dr.ssa Paola Teti, Dr. Oreste Scandola, Dr.ssa
Magda Aspesi.
La sede è giusto presso la Clinica
Ondotoiatrica e Stomatologica dell’ateneo di Milano, in Via della
Commenda, 10.
Per il pubblico il Centro Prevenzione e
Ricerca Pazienti in terapia con Bifosfonati è operativo di
mercoledì e giovedì 10-12.30.
Informazioni: 02 55032516 334 7723255 email luca.bartorelli@unimi.it
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Studio Angelettie-mail
unicornw@tin.it
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