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Home Su infezioni ospedaliere un poco di autocritica

LA SANITA ’ CHE FUNZIONA

Oggi il 90% dei tumori alla mammella se diagnosticato sotto un centimetro di grandezza si può guarire completamente”. Così afferma il prof. Alberto Scanni, dir. di Oncologia Medica dell’Ospedale Fatebenefratelli, l’ospedale milanese che ha ottenuto, nel giugno 2004, la certificazione ISO qualità. Qui si è in grado di garantire tempi brevissimi di attesa: due giorni per una mammografia, sette per una visita oncologica e una mattinata per l’ecografia e l’eventuale esame con ago aspirato con guida ecografica. In massimo quattro giorni la paziente riceve una diagnosi definitiva per l’esame del seno.

Oltre al centro di senologia, punta di diamante del Fatebenefratelli è il Centro Interdisciplinare per la Diagnostica Citologica Interventistica che vede impegnati, fianco a fianco, anatomo patologi ed oncologi medici,  garantendo un intervento immediato, con la comunicazione dell’esito certo di positività o meno del tumore nell’arco massimo di due giorni.

Altro campo in cui si distingue il Fatebenefratelli è la termoablazione locale con radiofrequenza applicata alle metastasi epatiche ed associata alla chemioterapia sistematica. Il prof. Scanni a questo proposito afferma che: “La nostra equipe ha appena pubblicato uno studio su European journal of Oncology, principale rivista del settore. Questa terapia si è rivelata una metodica precisa nella rimozione locale mirata del tumore, oltre che una tecnica poco costosa, poco invasiva e ben tollerata dai pazienti”.

 

Inoltre il Fatebenefratelli fornisce un’assistenza domiciliare ai propri pazienti che ne necessitano nonché dispone di camere private e posto letto per l’eventuale accompagnatore, il tutto grazie all’Associazione Progetto Oncologia Umana, fonte della maggioranza dei finanziamenti che hanno permesso di raggiungere questi livelli di efficienza. Così si continua la realizzazione del desiderio del Cardinale Borromeo e della nobiltà milanese che furono i fondatori di questo ospedale. L’associazione Umana conta solo sulla generosità dei privati cittadini, lottando contro le solite lungaggini burocratiche che obbligano ad attese di anni tra stanziamenti dei finanziamenti e inizio reale dei lavori.

PRONTO SOCCORSO ONCOLOGICO

In caso di dubbi sulla cura o la prevenzione di una malattia tumorale si può telefonare al numero: 0444 23 53 21: lunedì-venedì 9-12/16-19; sabato: 9-12; rispondono i volontari dell'Associazione Linfa contro il cancro-onlus, in 24 ore mettono i pazienti in contatto con lo specialista più adatto al caso particolare.

E' possibile inviare una e-mail a: luca.rotunno@virgilio.it

 

   
   

UNA TAC DI NUOVISSIMA CONCEZIONE rende non invasiva (esame dall'esterno esterno) la diagnostica del COLON, CARDIACA E POLMONARE

-presso la Casa di Cura La Madonnona a Milano

 

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CALL CENTER PSICHIATRICO: nasce dalla collaborazione tra la Regione Lombardia ed il Centro fatbenefratelli con sedi a San Colombano al Lambro (Lodi), Brescia, Cernusco sul Naviglio.  Spesso chi scopre un caso psichiatrico in famiglia è disorientato, il call center offrirà i chiarimenti del caso. Dalle 10 alle 15, numero verde 800 110 858.

 

  ANZIANI SOLI IN ITALIA: STRUTTURE DI ASSISTENZA A CORTO DI MEDICI

Una struttura residenziale (SR) per anziani su 5 non ha alcun medico in organico. Il responsabile delle strutture è un medico solo nell’8 per cento dei casi.

Presentati durante il ‘Progetto Terza Età’ i risultati dell’indagine Progres-Anziani, la più ampia indagine mai realizzata sugli anziani in SR, promossa dalla Regione Calabria con il supporto dell’Istituto Superiore di Sanità.

Verona, 17 aprile 2007 – Oltre 750 Strutture Residenziali con oltre 40mila anziani e 26mila operatori; cinque regioni (Calabria, Veneto, Umbria, Sicilia e Sardegna);  7 anni di lavoro. Questi i numeri del PROGRES-Anziani (PROGetto strutture RESidenziali), la più estesa ed approfondita indagine sull’assistenza agli anziani residenti in Strutture Residenziali, quindi non autosufficienti e per i quali non è possibile un’adeguata assistenza domiciliare o familiare. Anziani soli.

Un’indagine promossa dalla Regione Calabria, che ha visto la partecipazione dell’ISS e di altri 11 enti pubblici, presentata per la prima volta a ‘Progetto Terza Età’

Obiettivo principale: dotare le autorità di sanità publica regionali e nazionali di informazioni approfondite con cui orientare le scelte di programmazione in questo settore, e che ha quindi permesso di raccogliere informazioni non solo sulle persone ospitate ma anche sul personale, l’organizzazione e le caratteristiche logistiche ed architettoniche delle strutture.

Un campanello d’allarme è rappresentato dalla carenza di figure mediche all’interno di strutture residenziali in cui l‘età media degli ospiti è pari a 79 anni. Secondo i dati raccolti dall’indagine Progres-Anziani, la maggior parte delle SR italiane ha come proprio responsabile operativo una figura non sanitaria: infatti il responsabile operativo delle SR è un medico solo nell’8 per cento delle strutture, mentre in oltre il 60 per cento dei casi le strutture sono dirette da figure non sanitarie. Il 21,6 per cento delle SR non ha dichiarato alcun medico in organico, sebbene anche la maggior parte delle SR di questo tipo accoglie pazienti con gravi problemi neurologici (compresa la demenza) o psichiatrici: infatti il 70 per cento delle SR presenti nelle 5 regioni partecipanti ospita pazienti con prevalente patologia neurologica, e nel 40 per cento di esse risiedono pazienti con disturbi psichiatrici clinicamente significativi.

“Il dato è rilevante soprattutto per il nostro Paese, dove il numero di anziani è più alto che nel resto del mondo e che quindi dovrebbe essere all’avanguardia nella sua assistenza” dichiara Giovanni de Girolamo, del Dipartimento Salute Mentale della AUSL Bologna, coordinatore dello studio. “In queste strutture, dove vi è un elevato numero di ospiti non autosufficienti, sarebbe opportuna una maggior presenza di medici in organico con competenze geriatriche al fine di assicurare il coordinamento e l’uniformità dell’assistenza”.

differenze regionali: al sud un maggoire sostegno dalla famiglia Nel corso della rilevazione gli ospiti censiti nelle 754 SR sono stati 42.687. Complessivamente l’età media degli ospiti è pari a 79,2 anni. Circa 2/3 delle SR accolgono soprattutto residenti molto anziani, con età compresa tra 75 e 84 anni. Il numero medio di posti residenziali per 10.000 abitanti in età geriatrica per le cinque regioni è risultato pari a 198,0, ma con una grande variabilità tra regioni: tra il Veneto e la Calabria vi è un rapporto di 4,3:1. Questa significativa differenza di disponibilità di posti residenziali tra le regioni da noi studiate non è tanto dovuta a variazioni regionali della prevalenza dei disturbi specifici dell’età anziana” osserva de Girolamo. “La variabilità riflette sia differenze nella programmazione e nelle politiche adottate a livello regionale, sia una diversa cultura legata alla vita familiare: dove è ancora diffusa la famiglia ‘allargata’ e dove una quota elevata di popolazione femminile non lavora fuori casa (come accade più frequentemente nelle regioni del Sud rispetto al Veneto), la maggiore possibilità di sostegno rende più facile la permanenza degli anziani in famiglia, anche in condizioni di disabilità, di malattia o comunque di non autosufficienza”.

Dotazione SR: inferiore agli standard internazionali La dotazione di SR in Italia (il 2,1% dei cittadini in età superiore a 65 anni secondo l’ISTAT vivono in SR) è più bassa che in altre nazioni. Questo emerge dai risultati del progetto internazionale di validazione del Resident Assessment Instrument e da altri dati raccolti in Gran Bretagna e negli Stati Uniti; secondo questi dati solo il Giappone risulta avere una percentuale di popolazione anziana residente in SR minore rispetto all’Italia (2,0 per cento), mentre le altre nazioni presentano quote di anziani residenti ben più elevate, oscillanti tra il 4 per cento della Francia e il 14,5 per cento della Danimarca.

 La maggior parte delle SR ospitano anziani con più disturbi; particolarmente elevata è la proporzione di SR che ospitano anziani con disturbi neurologici (compresa la demenza) o psichiatrici. Inoltre molto variabili sono anche le specifiche caratteristiche di struttura e di processo rilevate. Molte di tali caratteristiche, e dell’assistenza fornita agli anziani, sono difformi dalle raccomandazioni di ‘buona pratica clinica’ accettate a livello internazionale per l’assistenza residenziale, e dovranno essere fatti degli sforzi significativi per omogeneizzare e migliorare l’assistenza in questione.

 



 

 

 

 

 

valfieri@oscbologna.com