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San Genesio, Ascoli Piceno e i tartufi di Acqualagna

Se amate mangiar bene e genuino, se vi piacciono la tranquillità delle colline e le località che hanno una storia da raccontare, l'itinerario che vi stiamo proponendo fa per voi. Volendo potreste anche approfittane per rifornire la vostra dispensa di prosciutti, formaggi e, perché no, tartufi,  a prezzi ancora abbordabili; tutto ciò lo troverete a San Genesio , riconosciuto dal Touring Club Italiano tra i borghi più belli d'Italia

Per raggiungere San Genesio, dalla litoranea Adriatica, all'altezza di Civitanova Mare si prosegue per alcuni chilometri in direzione Macerata e, prima di Sforzacosta, con la statale S 78, direzione sud. Il borgo è situato su di un luminoso colle che domina un vastissimo panorama. Dai Monti Sibillini lo sguardo giunge al Gran Sasso, in un paesaggio punteggiato da una miriade di paesini appollaiati sulla sommità di colline sino al mare. Più da vicino parchi piantati a conifere e viali di annosi tigli rallegrano lo sguardo e rendono l'aria ancora più salubre.

 

Il nome di San Genesio è probabilmente riconducibile all'omonimo santo condannato al martirio al tempo dell'imperatore Diocleziano. Dopo i primi insediamenti tardo-medioevali, il castello divenne libero comune. Passò poi a vari proprietari compreso il condottiero di ventura Francesco Sforza. Sino agli albori del Cinquecento sostenne lotte contro i paesi vicini, Fermo in particolare.

Le mura, la cui ricostruzione iniziò nel 1308, sono gli imponenti resti di questi conflitti. Il centro storico conserva ancora l'impianto a croce il cui "cardo",oggi Corso San Gentili, s'interseca, al centro dell'attuale Piazza A. Gentili, col "decumano" romano. Un capolavoro dell'Età di mezzo è la Pieve-Collegiata che si erge maestosa nella piazza maggiore del paese. Quest'ultima è intitolata ad Alberico Gentili (1552-1608) illustre giureconsulto che insegnò ad Oxford e tenne contatti con Giordano Bruno. La chiesa della Collegiata, dedicata all'Assunta, ha un solo magnifico portale in travertino il cui strombo è sormontato da un arco a tutto sesto. Il fronte si suddivide in due parti, quella inferiore in stile romanico e risalente all'XI

 

secolo, mentre la superiore è l'unico esempio marchigiano di gotico-fiorito. L'autore fu un maestro tedesco, Enrico Alemanno, che costruì questa chiesa nel 1421. L'anno di costruzione e il nome del pievano in carica e del papa regnante (Martino V) si leggono su di una lapide incastonata nel quarto dei cinque prospetti che la dividono verticalmente. A lato dello splendido alzato è posta la torre civica in stile romanico e con cuspide a forma di bulbo ricostruita nel XVII. Entrando si incontrano tre navate ed una duplice fuga di poderose colonne che sostengono archi a tutto sesto, mentre gli ultimi due sostengono archi a sesto acuto e sono appoggiati alle pareti absidali. Nella parete di fondo dell'abside, con coro ligneo cinquecentesco, la crocifissione è di scuola Riminese-Marchigiana. La cappella dei caduti, nella cripta, è decorata con il giottesco albero della vita di Adolfo De Karolis e con affreschi del famoso Lorenzo Salimbeni, firmati e datati 1406. Tra i tanti tesori della collegiata non mancano opere di scultura in legno: un pulpito ottagonale di stile romanico e un soffitto dorato ed intagliato a cassettoni nella prima cappella a destra dell'altare maggiore. Quasi contemporanea alla Collegiata è un'altra splendida chiesa sorta nel 1050 ginesina romanico-gotica. Si incontra dopo aver imboccato la via diretta al Colle Ascarano. Dedicata a San Francesco fu chiesa di assemblee, qui il popolo si radunava per importanti decisioni. Intorno ad essa si estendeva il quartiere dei nobili e, nell'attiguo convento, oggi trasformato in Municipio, abitò San Bernardino da Siena. Sulla facciata un magnifico portale merita attenzione. All'interno affreschi di G. Ciarlatini, Paolo da Visso e una tela di Andrea Boscoli raffigurante l'Assunzione di Maria.Vicino al coro affreschi giotteschi, di scuola riminese, raffiguranti la vita di San Francesco ed una Crocifissione che fa pensare a quella della Cappella degli Scrovegni a Padova.

 

A pochi passi dall'abside della chiesa di San Francesco è situata la chiesa di San Michele, una delle più antiche del paese (996). Nell'ex chiesa di S. Sebastiano, in puro stile romanico, è localizzato il Museo Civico di "San Gentili", qui si incontrano opere d'arte figurativa dalla seconda metà del Quattrocento al tardo Seicento, senza escludere una parte del XVIII. Per notorietà, anche storica, spiccano il Matrimonio Mistico di santa Caterina d'Alessandria ed il quadro di Sant'Andrea, meglio conosciuto come battaglia tra Ginesini e Fermani del pittore Nicola di Siena .

Non lontano da San Genesio , in località Fiolce, vi è una chiesa dedicata a S.Maria della Consolazione. Qui un tempo ebbe sede la Comunità del Terz'Ordine Francescano, che ricostruì il convento e l'attiguo chiostro di cui tuttora sono visibili soltanto i due bracci superstiti.

A circa otto chilometri da San Genesio, lungo la valle del Fiastra, sulla destra della statale 78, si incontra l'Abbazia benedettina delle Macchie, una delle quattro erette dai seguaci di San Benedetto in questa fertile e verdeggiante vallata. Degni di nota sono il presbiterio rialzato e la cripta suddivisa in navate con volta a crociera e colonne in laterizio, fatta eccezione per quattro in marmo vicine all'altare. I capitelli che le sormontano sono di epoca romana arrotondati agli spigoli con figurazioni di stile paleocristiano. Un milliario romano, presso la mensa come elemento decorativo, proviene da Santa Croce e vi si legge un'iscrizione acclamante all'imperatore Costanzo II, figlio di Costantino il Grande.

 

In direzione Sarnano e lasciata la statale all'altezza di Pian di Pieca, s'imbocca la strada che conduce al monastero di S. Liberato. L'ambiente è bucolico, folti boschi d'innumerevoli e secolari specie arboree, rendono l'aria tanto salubre da essere consigliata nella cura delle affezioni polmonari. Qui è possibile compiere lunghe e brevi passeggiate tra pascoli, acque fresche di torrenti, cascate e ruscelli montani. Fatto costruire dai signori di Brunforte nel 1274 per ospitare le spoglie di San Liberato e dei suoi fedeli compagni, questo monastero è proprietà comunale dal 1330.  Qui si trovano, ancora intatte le più genuine tradizioni culinarie. La pasta è sempre fatta in casa ed è possibile acquistare i salumi ed i formaggi da chi li produce , nel caso dei salumi partendo dall'allevamento stesso e dalla produzione in proprio del cibo per gli animali. Un esempio di tutto ciò lo si trova nell'azienda "La bottega di re Norcino" dove la famiglia Vitali, una delle più antiche tra le provincie di Ascoli Piceno e Macerata operanti nel settore agricolo e dell'allevamento, coltiva nei propri terreni i cereali consumati dai suini di sua proprietà, e produce salumi esclusivamente con le loro carni. Un nuovissimo laboratorio artigianale alle pendici dei monti Sibillini, dove l'aria è ricca di ossigeno ed asciutta, permette una stagionatura naturale.
I salumi di Re Norcino sono tutti privi di coloranti e conservanti. Le specialità sono: prosciutti, lonze, pancette, guanciali, coppa di testa, cotechino, porchetta, salame lardellato piccante e normale, salamelle di carne di fegato, salsiccette ed altro. Lo spaccio è aperto a San Genesio anche nei festivi, ma chiuso il lunedì. San Genesio, S.S. 78, km. 24,300, (C.da Gualdruccio 13/14), tel e fax: 0733.694407. Sull'Adriatica un altro spaccio è localizzato a Porto Elpidio(chiuso lunedì e festivi) V.le Virgilio 7, tel.0734.900900. Il prosciuttificio Monti Azzurri ed il Faleria offrono un prodotto di alti standard qualitativi, dopo una selezionata ricerca di carni nazionali. Si tratta di un prosciutto dolce con leggere percezioni di aglio e pepe e senza conservanti aggiunti. La produzione è ricca e varia per accontentare anche i più esigenti. Si parte dal prosciutto tipico marchigiano "faleria" con osso, al prosciutto tipico di "norcia", al più limitato, in quantità, prosciutto "faleria riserva" sino ai prosciutti senz'osso od al trancio per piccoli consumi. Il Prosciuttificio Monti Azzurri è in San Genesio (MC) pfaleria@libero.it, ma i suoi prodotti sono venduti su tutto il territorio nazionale. Anche il pecorino "Picenum" merita attenzione, le sue origini si rifanno alla tradizione agro-pastorale delle terre dell'antico Piceno. Si tratta di un formaggio da tavola prodotto con solo latte di pecora, dolce, poco salato, a pasta bianca e semidura con diffusa occhiatura tipica del tradizionale pecorino maceratese "lo cascio lievito". La moderna lavorazione, che è ancora essenzialmente artigianale, avviene in un moderno stabilimento. Picenum Casearia, produzione di formaggio pecorino e ricotta, San Genesio, località Pian di Peca; tel/fax: 0733.694375, vendita diretta. Tra i vini citiamo il Val di Fiastra ed il Baleani.
Il nostro itinerario prevede poi una sosta ad Ascoli Piceno, città ben più antica di Roma, anch'essa certamente tra le più belle, e forse meno conosciute, città italiane. Distrutta e ricostruita innumerevoli volte nel corso di un millennio, ha comunque mantenuto intatto il fascino delle sfumature biancastre, gialline e rosate del travertino, unico materiale usato nei vari rifacimenti. Oggi, la patina grigia del tempo riveste questo pregiato marmo, ma nulla toglie alla suggestione dell'insieme. Luoghi emblematici di Ascoli Piceno sono la solare piazza del Popolo, salotto cittadino e la severa piazza Arrigo. La prima è dominata dalla fiancata gotica della chiesa di San Francesco e dal duecentesco palazzo dei Capitani, qui si trova anche lo storico Caffè Meletti, gioiello liberty, creato da Silvio Meletti nel 1907. Di questo bar Trilussa disse: "Quante favole e sonetti m'ha ispirato la Meletti". Ai suoi tavoli si sono seduti: Hemingway, Guttuso, Sartre e i De Filippo. Ancora oggi è frequentato anche per l'abbondanza di stuzzichini che accompagna gli speciali aperitivi, e non meno per la golosa pasticceria ed i famosi cioccolatini all'Anisetta. L'antica e solenne piazza Arrigo merita uno sguardo attento per le belle fontane di fronte al palazzo dell'Arengo, il municipio, il delizioso battistero ottagonale del XII secolo, la cattedrale di Sant'Emidio e l'incantevole portale tardorinascimentale della Musa. I più golosi non mancheranno una visita alla gastronomia-enoteca Migliori, che si affaccia sulla piazza. Tra le specialità: olive fritte e calde, nel classico cartoccio di carta da cucina, o farcite e impanate, olive strinate (con peperoncino o arancia e il ciasculo, un gustoso salame fresco da spalmare come un pâté). A chi volesse conoscere la cucina locale si piò suggerire La Locandiera (via Goldoni, angolo C.so Trento e Trieste) trattoria di pochi tavoli e buon prezzo; da segnalare il prosciutto di Montemonaco ed il fritto misto, pesce solo martedì e venerdì.Il Kursaal, via Mercatini, è un'osteria economica e ristorante ( eccellenti: pesce, fritto misto con verdure e agnello) con fornita enoteca.
Tra i vini meritano una segnalazione i locali Falerio, bianco, e il Rosso Piceno. Per chi non disdegna qualche chilometro in più e vuole i sapori di una volta, l'ideale è C'Era una Volta in contrada Piagge 336, sulla prima collina verso San Marco (tel. 0736.26 17 80), chiuso il martedì. Tutto il menù è degno di segnalazione, in particolare: salumi e trippa, coratella d'agnello e lenticchie, zuppa di farro, pappardelle al tartufo, faraona e arista con porcini. Per dormire in città segnaliamo l'albergo Gioli ( tel. 0736.25 55 50) che ha il vantaggio di essere proprio alle spalle del duomo. Se vi piacciono le atmosfere un po' retrò l'albergo in stile liberty con bel giardino Villa Pigna (tel. 0736. 49 21 79, Folignano, viale Assisi 33), sette chilometri a sud di Ascoli , fa per voi. Anche l'agriturismo Villa Cicchi ( tel/fax 073625 22 72, abazia di Rosara, via Salaria Superiore 137) è una soluzione piacevole per chi ama restare a contatto con la natura; a soli quattro chilometri dal centro.

 

Per chi volesse alternare le visite alle città ad un tranquillo soggiorno al mare, Tortoreto Lido potrebbe essere una valida proposta. Facilmente raggiungibile dall'Adriatica vanta, insieme alle località limitrofe, la prestigiosa "bandiera azzurra". L'hotel Abassador, sul lungomare, offre confort e buona cucina a livello di un quattro stelle (lungomare Sirena, tel. 0861. 777 399; info@h-ambasador.com). Per chi volesse spendere meno, ma con un buon rapporto qualità/prezzo, l'hotel due stelle Quattro Palme potrebbe essere una buona soluzione (Lungomare Sirena 256, tel. 0861. 787057; info@hotelquattropalme.it

Sia che partiate da Ascoli, sia dalla litoranea, una città imperdibile è certamente L'Aquila dove, fra l'altro, si produce il miglior zafferano di tutto il mondo.

 

 

 Si narra che la sua nascita, a metà del 1200 c.a., sia dovuta all'incontro degli abitanti di novantanove castella, sparse sulle pendici del Sirente e del Gran Sasso, che si riunirono in una conca a più di settecento metri di altezza. La posizione strategica e la fortuna economica fecero si che L'Aquila fosse conquista ambita per re, imperatori e papi. La città seppe resistere tenacemente e divenne sempre più ricca e potente. Gli abitanti decisero così di abbellirla, per loro e per gli ospiti, di 99 piazze, 99 pozzi e 99 chiese, in memoria delle originarie 99 castella. Un'importante strada, che la collegava con Firenze e Napoli, favorì ulteriormente il commercio anche della lana. Come in tutte le città commerciali molti stranieri vi trovarono casa, tanto che, ancora oggi, si incontrano via degli Alemanni, dei Francesi, dei Veneziani e dei Lombardi.

 

L'Aquila è una città che deve essere assolutamente visitata a piedi, solo così se ne possono apprezzare gli scorci più segreti ed i vicoli medioevali dimenticati dal tempo e affiancati da chiese monumentali e palazzi patrizi. A Porta Rivera si rimane colpiti dall'incanto della famosa fontana delle 99 catenelle con i rispettivi mascheroni dalla cui bocca sgorga l'acqua, monumento laico più famoso della città. Il monumento religioso più importante invece è Santa Maria di Collemaggio voluta da Celestino V per obbedienza alla Madonna che gli era apparsa in sogno. Celestino V, "colui che fece per viltade il gran rifiuto" secondo Dante suo detrattore, volle poi essere consacrato papa in questa basilica anziché in Roma, come tradizione. Costruita secondo il modello delle antiche chiese abruzzesi, ha un'andatura orizzontale ed una particolare decorazione a motivi geometrici in pietra bianca e rosa. Anche il Castello Spagnolo fa parte dei monumenti più conosciuti e suggestivi. Imperdibili sono le case-bottega quattrocentesche in una via adiacente piazza del Duomo. Qui si tiene giornalmente un coloratissimo mercato dal 1300. Altro gioiello locale è l'antica chiesa di Santa Margherita. Innumerevoli sarebbero i palazzi e le chiese degne di nota, ma l'Aquila merita di essere conosciuta anche per l'intensa vita culturale che la contraddistingue. Tra le numerose associazioni ed iniziative ricordiamo la Società dei Concerti, il Conservatorio, I Solisti Aquilani, la sinfonica Abruzzese, un'importante Accademia Internazionale per le Arti e le Scienze dell'Immagine, una prestigiosa sede universitaria, dal 1458, e l'annuale festa per il Giubileo del 28 agosto. Mille figuranti in costume d'epoca partono dal Palazzo Comunale verso Collemaggio. E' il sindaco che legge, ancora oggi, la Bolla della Perdonanza di Celestino V, normalmente conservata nella cappella blindata della Torre del Palazzo Comunale.

 

Anche la cucina locale è frutto di una grande cultura, compresa quella della transumanza. Il profumo dello zafferano (piatto simbolo dello storico ristorante "Le Tre Marie", via Tre Marie,3) è una costante di questa ricca cucina a base di maccheroni alla chitarra, cannarozzetti, galantina, "agnello a cacio e uova" (specialità del ristorante "Antiche Mura", via XXV Aprile 2). Non sono da meno i salumi: mortadelline di Campotosto, fiaschetta aquilana, salamele, ventricina di Crognaleto ed il salame schiacciato aquilano. Tra i tanti formaggi spicca il pecorino di Farindola.

In piazza del Duomo al caffè Nurzia si può gustare, fresco di produzione, il famoso torrone morbido al cioccolato. Solo una ricca tradizione culinaria come quella di questo territorio, poteva generare la "panada", ovvero un banchetto di 35/40 portate.

 

Una località così ricca di proposte non può certo essere visitata in un solo giorno, anche perché i dintorni non sono meno affascinanti, basti pensare al Parco del Gran Sasso. Un albergo interessante, è certamente "La Compagnia del Viaggiatore" , immerso nel verde a soli quattro chilometri dal centro, dispone di un servizio navetta per la città. Lo splendido panorama che lo circonda, la moderna struttura architettonica e la bella piscina, sommate alla cura degli arredi e della cucina ne fanno un albergo tre stelle di categoria superiore. (Statale 80 direzione Teramo, poco dopo il bivio per Cansatessa, tel. 0862. 31 36 27; compagniadelviaggiatore@tin.it www,compagniadelviaggiatore.it ; camera per due persone colazione compresa 70 euro totali).

 

Per chi vuole approfondire:

Se il buon cibo genuino che vi ha accompagnato in questo viaggio ha suscitato in voi una curiosità ulteriore, non potete mancare, nel viaggio di ritorno, di deviare all'altezza di Fano per raggiungere la cittadina di Acqualagna il cui mercato del tartufo rappresenta i due/terzi dell'intera produzione nazionale. In questa zona esistono anche impianti di tartufai artificiali che danno una buona produzione di tartufo nero pregiato. Il motto di Acqualagna è "Tartufo tutto l'anno" e non è un modo di dire. Infatti ogni mese dell'anno ha una sua particolare produzione dal bianco, ottobre/dicembre, al nero pregiato, 15 gennaio/15 marzo, al Marzuolo, 15 gennaio/30 aprile, al nero estivo, 1 maggio/31 dicembre. I mesi delle fiere sono: Tartufo bianco ottobre/novembre; Nero pregiato penultima domenica di febbraio; Nero estivo 14/15 agosto. Acqualagna in ogni caso merita una visita anche per l'Abbazia di San Vincenzo, edificata nel IX da monaci benedettini, la Fortezza sul Candigliano e la vicina Urbino luogo storico-artistico di eccezione, una delle capitali del Rinascimento italiano (info: 0722. 26 13).

Tornando ad Acqualagna numerosi sono i negozi dive acquistare tartufi, fra i tanti il Gruppo Urbani Tartufi, (via Risorgimento 1, tel. 0721. 797195). Anche i ristoranti sono numerosi ed ottimi come Il Tartufo ( via Risorgimento 3, tel. 0721/ 79 71 95), oppure l'albergo ristorante Birra al Pozzo, dove è possibile anche soggiornare (via Pianacce 12, tel. 0721. 7000 84). Fra le trattorie Da Volgardo non delude (via Candigliano, tel. 0721. 70 81 23).

Una speciale segnalazione merita anche La Macina( via Pianacce, tel 0721. 7000 224- 335. 123 06 15; aldo@lamacina.it ; www.lamacina.it); qui troverete case vacanza, rifugi, ostello e superfici per vacanze in tenda. Le strutture sono dotate di impianto di riscaldamento e camino e legna per essere fruibili anche in inverno. La specialità sono i piatti al tartufo bianco ed all'insegna del biologico. Numerose e varie le escursioni possibili. La Comunità Montana del Catria e del Nerone gestisce uno sportello informativo presso il Furlo: a disposizione anche una guida, senza prenotazione e gratuitamente. Si organizzano programmi di educazione ambientale e corsi naturalistici anche per le scuole, il riferimento è sempre La Macina.