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PIU' SOTTO LA DONNA NELLA STORIA

"DONNE NON SI NASCE SI DIVENTA.E LA REGOLA VALE NON SOLO PER L'OCCIDENTE, MA RISALE ALLA NOTTE DEI TEMPI"

-"Uomini si diventa? ": "Lo si diventa

-ATTRAVERSO IL DOMINIO SUL CORPO DELLA DONNA"

-"ORIGINE DELLA DIFFERENZA CULTURALE UOMO-DONNA?":

-"INCULCARE ALLA DONNA CHE IL SUO SCOPO NELLA VITA E' FARE FIGLI,

-L'IMPOSSIBILITA' DI STUDIARE E DI SVILUPPARE SPIRITO CRITICO

-DIVIETO DI SVOLGERE MANSIONI DI POTERE

-LE ARMI UTILIZZATE [contro la donna] ERANO [e sono in parte ancora oggi] IL DISPREZZO E L'OSTRACISMO

-QUESTI PUNTI SONO IL MODELLO DI OGNI DOMINIO"

-il velo?

-"E' UN MODO PER OCCULTARE LA DONNA, E' COME CHIUDERLA DENTRO CASA

-ci sono cose che non i possono imporre per legge"

QUESTO E' QUANTO SOSTIENE FRANÇOISE HÉRITIER ANTROPOLOGA FRANCESE ALLIEVA ED EREDE DELL'ANTROPOLOGO CLAUDE LÉWI-STRAUSS:

-ABBIATE FIDUCIA IN VOI STESSE

-PARTECIPATE AD AZIONI COLLETTIVE

 

Tra l'Ottocento e il Novecento: le donne nella nascente società di massa

-Il fenomeno più vistoso del periodo qui considerato consiste in una complessiva massificazione della società.
 

-Si possono individuare schematicamente tre ambiti fondamentali in cui questo fenomeno si manifestò: l'ambito sociale ed economico, l'ambito politico e l'ambito culturale.
 

-Per rispondere alla crisi di sovrapproduzione industriale si avviò una razionalizzazione e una maccanizzazione del lavoro, si cercò di attenuare il selvaggio sfruttamento dei lavoratori e nacquero le prime legislazioni sociali.

-In Italia la prima legge adottata per la tutela sul lavoro delle donne e dei minori è del 1902, su iniziativa del Partito Socialista.
-Le masse popolari chiesero maggiore e migliore rappresentanza politica: nacquero cosi i partiti di massa.
-
Fu proprio all'interno di questi partiti che le donne ottennero di far sentire per la prima volta la loro voce nella politica, settore tradizionalmente riservato agli uomini.

Tra l'Ottocento e il Novecento: le donne nella nascente società di massa

-Si organizzarono i primi veri movimenti femministi che animarono la battaglia per il diritto al voto:

-in Inghilterra le donne ottennero il diritto di voto municipale nel 1869 e il diritto di farsi eleggere nel 1894.

-Nel 1903 l’Unione politica e sociale delle donne passò a vere e proprie forme di lotta e di disturbo contro tutti i partiti istituzionali, condotte dalle cosiddette suffragette e represse con violenza. 

-Finalmente nel 1917 fu concesso il suffragio alle donne sopra ai trent'anni e nel 1928 a tutte le donne maggiorenni.
 

-Il primo stato del mondo a concedere il suffragio alle donne fu il Wyoming (Stati Uniti) nel 1869;  diritto esteso a tutte le donne statunitensi solo nel 1920.
 

-In Germania il suffragio femminile risale al 1919, in Francia al 1945.
 

 

-In Italia le lotte per l'emancipazione femminile furono guidate a fine Ottocento da figure come quella di Anna Matia Mozzoni, dapprima mazziniana e poi socialista, e della socialista Anna Kuliscioff.

-Il quadro sociale italiano era complessivamente molto arretrato, anche per il forte influsso conservatore della chiesa cattolica: basti pensare che alle donne venivano sconsigliate le attività fuori casa, la letture libere, l'istruzione superiore e universitaria.
 

-Tra le principali conquiste del movimento femminista italiano ci furono nel 1908 l'introduzione del primo Congresso delle donne italiane e, nel 1919 si ottenne l'emancipazione giuridica, con l'ampliamento delle funzioni di tutela, il riconoscimento del facoltà commerciale e l'abolizione dell'obbligo dell'autorizzazione maritale, sia sulla gestione dei propri beni, sia per rendere testimonianza in giudizio.
Nel 1922 le donne italiane ottennero il diritto di voto alle elezioni amministrative, anche se il fascismo abolì poi le lezioni.

-Solo nel 1945 si ottenne il suffragio universale attivo maschile e femminile e nel 1946 anche quello passivo.
La diffusione dei giornali quotidiani, del cinema e infine delle trasmissioni radiofoniche favorirono la nascita di una cultura di massa che proponeva un'immagine della donna più omogenea.
 

-Dall'America giunse attraverso la stampa e il cinema l'immagine di una donna più libera nelle sue scelte, concentrata sulla realizzazione della propria personalità e delle proprie aspirazioni, benché  solitamente queste rimanessero ristrette all'ambito tradizionale della famiglia e della casa.

L'associazionismo femminista e le sue rivendicazioni

Nel corso dell'Ottocento, in molti paesi europei, si lottò per l'indipendenza nazionale; si diffusero i movimenti per l'abolizione della schiavitù: si organizzarono i primi sindacati e i partiti di ispirazione socialista che difendevano i diritti delle classi oppresse.
 

-Nacquero cosi le prime organizzazioni femministe, sorsero decine di associazioni e di giornali femminili attorno a temi specifici di ispirazione socialista e cattolica.
 

-Le associazioni femminili si proposero di avviare una serie di riforme giuridiche e politiche.
Con il matrimonio la donna perdeva quasi tutti i diritti civili, tanto che le femministe contestarono al marito, il diritto di prendere decisioni sulla vita coniugale; chiesero l'istituzione del divorzio e criticarono il fatto che spettasse solo al marito decidere dell'educazione dei figli.

 

 

-Inoltre, le femministe, chiesero il varo di leggi che regolamentassero la prostituzione ed esigessero un salario uguale a quello degli uomini a parità di lavoro.

-Le richieste si concentravano soprattutto sul diritto al voto femminile,  un'istruzione migliore con l'apertura delle scuole superiori, delle università e delle professioni liberali e l'istituzione di classi scolastiche miste.
 

-L’insegnamento era una delle pochissime professioni intellettuali riservate alle donne e non a caso molte delle prime donne femministe furono insegnanti.
 

-Una delle richieste più pressanti ma allo stesso tempo più osteggiate, era quella del poter gestire liberamente il proprio corpo. All'interno del matrimonio, doveva essere possibile per la donna gestire liberamente la propria sensualità; ciò presupponeva la possibilità di praticare la contraccezione.
 

-Ad un livello meno impegnativo questa battaglia sfidava anche le convenzioni sull'abbigliamento, in particolare l'uso costrittorio del busto e di vestiti e acconciature complicate e scomode.

 

Le trasformazioni sociali dopo la prima guerra mondiale

-La prima guerra mondiale impose un preciso cambiamento nella società.

-Non soltanto, infatti, il peso delle sofferenze e delle fatiche belliche gravò  pesantemente anche sulla popolazione civile – e in particolare sulle donne rimaste a capo della famiglia  - ma impose la cosiddetta “mobilitazione totale”, cioè la necessità di impegnare per la guerra tutti i cittadini e tutte le risorse nazionali.
 

-Un numero crescente di donne entrò allora nel mercato del lavoro, al posto degli uomini invitati al fronte, con ruoli non sussidiari; si trattò però di un cambiamento parziale e provvisorio, tanto che furono licenziate appena terminata la guerra.
 

-L’opportunità di lavorare fuori casa accrebbe la possibilità delle donne di occupare posizioni socialmente più elevate e

 

gratificanti, di dimostrare di valere nel lavoro quanto gli uomini, di uscire dal tradizionale ruolo casalingo e di acquistare maggiore autocoscienza e autostima.
 

-La fine della guerra sospinse le donne verso ruoli tradizionali di consolatrici, tutrici degli affetti e della famiglia, dispensatrici di servizi gratuiti, e invece di ridurli, rafforzò i tradizionali stereotipi sessuali.
 

-E' noto che proprio la fine del conflitto vide riaffermarsi le ideologie maschiliste, militariste intolleranti e violente.
Basti pensare all'esaltazione che il movimento del futurismo fece della guerra, dello “schiaffo e del pugno”, e al suo proclamato odio per il femminismo.
 

-Anche il fascismo fu permeato da un ostentato intollerante maschilismo cioè dall'arrogante e aggressiva ostentazione di caratteristiche virili:la prestanza fisica e sessuale, il disprezzo e la sottomissione di chiunque non si adattasse a questo modello, in primo luogo delle le donne.

L'ideologia fascista: la subordinazione delle donne

Nei confronti delle donne il fascismo sostenne una visione improntata alla subordinazione.
 

-Alle donne venne riservato in primo luogo il ruolo di riproduttrici:

-il fascismo, infatti, applicò una politica demografica del numero intenso come potenza, propagandando le famiglie numerose, evitando contraccettivi, pratiche abortive ed educazione sessuale e ciò anche per contrastare la tendenza alla diminuzione delle nascite già avvertibile nel resto dell'Europa.
 

-L'asservimento delle donne era talmente connaturato  al fascismo che battersi per l'emancipazione femminile era considerato di fatto un gesto eversivo dell'ordine costituito.
 

-Anche la fondazione di un ampio numero di organizzazioni femminili fasciste, più che promuovere l'ingresso delle donne nella vita pubblica, si proponeva l'obiettivo del controllo totalitario sulla popolazione femminile.

 

Tra l'Ottocento e il Novecento: la letteratura delle donne

-Le donne si dedicarono con sempre più frequenza  all'attività letteraria ed intellettuale in qualità di scrittrici anche in Italia.
-Alcune come Carolina Invernizio(1858 – 1916), ebbero grandissimo successo in un settore – la letteratura rosa – specificamente indirizzata alle donne, alle quali la Invernizio propose però un'immagine di donna tradizionale e quietamente sottomessa.
 

-Altre, come Sibilla Aleramo (1876 – 1960), inventarono una vera e propria letteratura femminista, in cui si rifletteva sulla condizione di oppressione delle donne e per denunciarla.
Altre ancora, come Matilde Serao (1856 – 1927), si dividevano tra letteratura e giornalismo.
 

-Su tutte spiccano le personalità di Grazia Deledda(1871 – 1936), vincitrice del premio Nobel per la letteratura nel 1926; Cristina Trivulzio di Belgioioso (1808 – 1871), singolare figura di viaggiatrice intellettuale; le scrittrici e poetesse Neera (pseudonimo di Anna Radius Zuccari, 1846 – 1918 ) e Ada Negri (1870 – 1945).

 

Fuori d'Italia

-figure esemplari furono la filosofa e psicologa Lou Andreas-Salomé(1861 – 1937), amica e ispiratrice di Nietzsche, Rilke, Freud e altri;

-la scrittrice e grande animatrice culturale Gertrude Stein (1874 – 1946), del cui salotto parigino furono ospiti Hemingway, Fitzgerald, Braque, Matisse, Picasso; la filosofia e mitica Simone Weil (1909- 1943).
 

-Una delle scrittrici in assoluto con maggior successo di pubblico di ogni tempo fu la giallista inglese Agata Christie (1890- 1976), autrice di un numero sterminato di romanzi e drammi.Meritano una citazione anche i nomi di scrittrici che hanno profondamente inciso sul panorama letterario
 

 internazionale:

-la grande poetessa americana Emily Dickinson (1830 – 1886), la cui produzione venne pubblicata solo a partire dal 1955 e riconosciuta come quella di uno dei più grandi poeti lirici moderni;

-la scrittrice inglese di racconti Katherine Mansfileld (1888 – 1923), creatrice di atmosfere sospese carche di sensibilità ed emozione.

-Su tutte spicca la personalità della grande romanziera inglese Virginia Woolf (1882- 1941), autrice di racconti, romanzi e saggi, che seppe anche acutamente indagare in modo specifico la condizione femminile insieme alla sua, più che amica, Vita Sacheville West. 

Le donne nella letteratura fra problematicità e schematismi

-Uno degli scrittori europei che proposero con maggiore efficacia il tema della condizione femminile è il norvegese Henrik Ibsen (1828 – 1906): soprattutto in “Casa della bambola”(1879),

-Ibsen mette in scena il tema della donna come individuo che non riesce a diventare adulto, perché è tenuto dalla società e dalla famiglia in un ruolo di costante minorità, quello della “bambola”.
 

-Altri, come lo statunitense Henry James (1843 – 1916) in “Ritratto di signora”(1979), descrivono la condizione di sofferenza creata nella donna dalla crescente consapevolezza di sè e dell'impossibilità di vivere liberamente.
 

-A fronte di queste rappresentazioni intense e problematiche, la maggior parte degli scrittori continuava a proporre invece immagini stereotipate della femminilità: per il poeta francese Charls Baudelaire (1821 – 1867) la donne è spesso vampiro, incarnazione satanica della perdizione a cui essa può condurre l'uomo-razionale esaltandone i sensi.
 

 

Gabriele D'Annunzio (1863 – 1938), insieme a moltissimi scrittori decadenti ed estetizzanti, riprende e amplifica questa immagine di donna lussuriosa, bella e perversa, incarnazione di tutto ciò che è estraneo e insieme affascinante e rovinoso per l'uomo.
 

-Il punto di vista della donna non è mai indagato, la sua interiorità è schematizzata in pochi tratti convenzionali e la sua esistenza è vista solo in funzione dell'uomo.
 

-Sono gli stessi anni in cui Filippo Tommaso Marinetti (1876 – 1944) identifica la donna come forza della conservazione e della tradizione da abbattere, ma anche come un avversario pericoloso che sta prendendo coscienza di sè(il femminismo).
 

-Con diverso atteggiamento ma con uguale atteggiamento critico, “la signora felicita” (1911) di Guido Gozzano (1883 – 1916) è invece la donna che incarna il lato operoso e buono dell'esistenza, casalingo e quotidiano, che però è drammaticamente scipito e privo di interesse per chi abbia acquisito un po' di coscienza critica e di consapevolezza della complessità del mondo, negata comunque alla maggioranza delle donne.

-Anche la “Salute di Augusta”, di cui Italo Svevo(1861 – 1928) parla nella “Coscienza di Zeno” (1923)mostra una donna appagata da ciò che esiste, dalle autorità costituite, dalle istituzioni e dalle tradizioni, mai sfiorata dal dubbio che la realtà sia complessa e stratificata, priva di immaginazione e di aspirazioni,  è solo un'oasi di tranquillità per l'uomo tormentato e incapace di vivere.

- Alla fine, comunque, appare assolutamente inappagabile nella sua imbecillità, più bisognosa di “istruzioni” che di cure, per “guarire”.

Le donne nell'arte di fine Ottocento

-Gli ultimi anni del secolo XIX sono dominati dal movimento simbolista, che si esprime però con modalità molto diverse da un autore all'altro.
 

-Anche il corpo femminile – molto spesso raffigurato nudo – assume un forte valore simbolico, per esprimere significati molto vari: Paul Gauguene (1848 – 1903) identifica nei nudi delle donne polinesiane l'innocente felicità di una natura libera e incontaminata dalla civiltà; ma altri come Gustave Morreau (1826 – 1910), Aubrey Beardsley (1872-1798) o

 

 

-Gustave Klimt (1862 – 1918), scelgono come soggetto di raffigurazione la “Salomé” (la principessa giudaica che ballò per compiacere ed eccitare il Re Erode, amante di sua madre Erodiade, e chiese come compenso della propria danza la testa di Giovanni Battista), riprendendo l'interpretazione, tipica del decadentismo estetizzante, della donna come inquietante trappola sensuale, bella e irrazionale, miscela di amore e morte, di inquietudini sadiche, di eleganza perverse.
 

-Nel viso e nel corpo femminile sembrava spesso essere raffigurato il senso di precarietà e di decadenza avvertita dagli artisti: le ballerine o le prostitute di Henri Toulose- Lautrec (1864 – 1901) esprimono un'allegria forzata; i visi un po'

androgeni e indistinti di Edward Munch (1865 – 1944) comunicano sofferenza e terrore;

-Egon Schiele (1880 – 1918) e Oskar Kokoschka(1886 – 1980) traducono nei corpi straziati e febbrili l'angoscia di un'epoca.
 

-Anche la scomposizione dei volti e dei corpi soprattutto femminili operata da Pablo Picasso (1881 – 1973) nella sua cubista e surrealista crea effetti di grande espressività, dolente e intensa, e basterebbe ricordare come

-Picasso trattasse male le sue donne per comprendere l'opinione che ne avesse di loro.