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Oggi, come vent’anni fa, il 6,7% dei ricoverati si ammala
per infezione contratta nel nosocomio.
I dati sono forniti dal più grande studio “Inf Nos 2
2002-2004” realizzato con la consulenza scientifica dell’Istituto Lazzaro
Spallanzani di Roma e finanziato dalla multinazionale farmaceutica
GlaxoSmithKline.
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Ogni anno 450-700 mila
infezioni sono contratte dai degenti e provocano dai 4 mila ai 7 mila decessi,
con un costo sociale di 100 milioni di euro.
Si tratta di un’ecatombe
paragonabile solo a quella causata dagli incidenti stradali.
Le malattie più frequenti sono:
polmonite ed infezioni del tratto urinario.
Queste ultime sono legate al prolungato uso del catetere,
mentre la diffusione della polmonite è spiegabile con l’età dei pazienti sempre
più anziani e fragili.
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Il 34,2% di queste infezioni lo si riscontra nei reparti di
terapia intensiva.
Inoltre più alta è la durata
della degenza , maggiore è il rischio di contrarre infezioni.
PREOCCUPANTE IL DATO EMERSO SULL’IMPIEGO DEGLI ANTIBIOTICI:
per il 47% dei pazienti
infettati la terapia è risultata IMPROPRIA.
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Nello studio è messa in evidenza anche l’importanza che ha
la cattiva abitudine di medici e infermieri di non
lavarsi le mani tutte le volte che sarebbe
necessario.
Anche gli antibiotici
andrebbero usati con maggiore cautela altrimenti il loro effetto continua
a diminuire nel tempo.
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