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PADOVA
UNA CITTA’ DA SCOPRIRE
AL DI LA DELLE SOLITE METE TURISTICHE A PARTIRE DALLA RISTRUTTURATA
LOGGIA DEI CARRARESI SINO AL PROSSIMO RECUPERO DELLA TORRE SOVRASTATA
DALLA SPECOLA.
LA STORIA DEI CARRARESI, DELLA POTENZA DELLA CITTA’ DI
PADOVA ATTRAVERSO I SUOI SIGNORI I CARRARESI, I PREZIOSI E PIU’ NUMEROSI
AFFRESCHI ITALIANI OLTRE QUELLI CONOSCIUTISSIMI DI GIOTTO, L’UNIVERSITA’,
IL PRIMO ORTO BOTANICO DELLA STORIA, LE PRIME SCOPERTE SCIENTIFICHE E I
RACCONTI DI GOETHE. BELLISSIMI ANCHE I DINTORNI: ESTE, MONTAGNANA...
UN BUON PROSCIUTTO A PREZZI
RAGIONEVOLI IN UN PAESAGGIO SUGGESTIVO:
MONTAGNANA
Montagnana dista da
Padova 60 chilometri, ma merita assolutamente una visita per diversi
motivi: la sua cinta muraria medievale perfettamente conservata, il
Duomo di S.Maria Assunta con gli affreschi del Giorgine, la Chiesa di
S.Francesco, Villa Pisani di Andrea Palladio, il Palazzo Comunale e
Piazza Vittorio Emanuele II con i palazzi circostanti e molto altro. Non
ultimo per importanza il prosciutto artigianale locale: una vera
squisitezza che ha la sua apoteosi nella festa del terzo fine settimana
del mese di Maggio; prezzi bassi, ma alta qualità. Un binomio quasi
ormai introvabile.
Padova oggi ha molto da
offrire al visitatore attento al di là dei monumenti più conosciuti
come: la Cappella degli Scrovegni di Giotto, la Chiesa degli Eremitani
con opere del Mantegna, il Duomo, al cui progetto prese parte
Michelangelo, il Battistero, con gli affreschi di Giusto de’ Menabuoi, i
Palazzi della Ragione e della Gran Guardia e la Basilica di S.Antonio
con crocifisso, statue e rilievi in bronzo dell’altare di Donatello.
Sfugge ai più che dietro all’altare si trova un magnifico bassorilievo
in marmo, pure di Donatello, mentre all’esterno è nota a tutti la statua
equestre del Gattamelata. Altre mete note sono: l’Università fondata nel
1222 con il Teatro Anatomico nominato anche da Goethe, insieme all’ Orto
Botanico il più antico in assoluto, lo storico caffé Pedrocchi del 1831,
il Prato della Valle. Padova, i musei e l’interessante ghetto ebraico.
Come dicevamo, Padova
oggi, grazie ad una attenta ricostruzione storica di volenterosi
studiosi come l’assessore alla cultura dott. Andrea Colasio, ha molto
altro da proporre al viaggiatore attento.
Cominciamo da un piccolo
importantissimo luogo trascurato dai visitatori più superficiali: la
Scoletta del Santo, visita su prenotazione, a fianco della chiesa di
S.Antonio; una vera gemma del Rinascimento italiano, tutta da scoprire.
Qui possiamo ammirare
alcuni importanti pittori padovani che trassero ispirazione dalla grande
stagione avviata da Donatello e poi dal Mantenga e che ritroviamo anche
presso la Scuola del Carmine, del Redentore, l’Oratorio di S. Rocco e
altro; le opere della Scoletta del Santo rappresentano il panorama
artistico del ‘500 veneto, una vera svolta epocale nella storia
dell’arte che prosegue poi con B. Bellano, A. Briosco, sino al
Falconetto e, successivamente, continua con il Palladio.
Ma qui il vero fulcro è
Tiziano Vecellio che iniziò proprio a Padova la sua incredibile vicenda
artistica; ben tre sono i quadri qui presenti e attribuibili certamente
al Maestro cadorino (Tiziano).
Da notare come, a
differenza del Tiziano, gli altri artisti presentino opere che hanno
impostazione e stilemi ancora tardo quattrocenteschi. Le scene sono di
gusto popolaresco, uno spaccato dell’epoca in vari episodi della storia
di S.Antonio, miracoli compresi.
Nonostante qui sia solo
ventenne, il Tiziano si rivela un grande anche per alcune invenzioni
quasi architettoniche. Impedibile anche la sua rappresentazione del
marito geloso: l’ira del marito che colpisce la moglie e il suo
pentimento davanti al Santo per avergli risanato la mogli, su tutto
risalta il forte naturalismo e grande vigore; un’anticipazione sui
tempi dell’arte. Ancora il paesaggio, il naturalismo, e una forte
gestualità caratterizzano l’opera di Tiziano dove un neonato stupisce
gli astanti con la sua parola e la madre calunniata, ma salvata dal
neonato miracolosamente parlante, risalta in tutta la sua fierezza anche
nel colore e nel volume della veste. Tra le 18 opere, della Scoletta,
due sono del fratello del Tiziano: Francesco Vecellio. Interessante
anche il miracolo del bimbo caduto nella pentola d’acqua bollente di
Gerolamo Tessari.
La sala priorale della
Scoletta è opera della Confraternita di S. Antonio e risale ai primi
decenni del ‘500. La Scoletta merita una visita anche per l’armonia dei
vari elementi artistici che si integrano tra loro. Due esempi sono il
soffitto ligneo intagliato e dipinto e la Madonna con Bambino in
terracotta dipinta di A.Bosco, incorniciata da Santi e Angeli del
Carmagnola.
La Confraternita di S.
Antonio, chiamata ordinariamente “Scuola del Santo” è l’erede
dell’antica “Scuola di devozione” del Santo la cui istituzione si fa
risalire, per tradizione, a pochi anni dopo la morte del Santo. Nello
statuto si legge: “…canonicamente eretta in Padova nel 1232, presso
l’antica Chiesa dedicata a Sancta Maria Mater Domini…”. Che fu la prima
chiesa a raccogliere le spoglie di Sant’Antonio. La confraternita ha poi
costruito la propria sede presso il Sagrato della Basilica del Santo
all’inizio del’400, per poi ampliarla con la sala capitolare superiore
nel ‘500. Mentre la scala di rappresentanza e la loggia risalgono al
‘700. Divenne poi Arciconfraternica con una bolla di papa Leone XIII il
21 novembre 1894.
I
CARRARESI UNA FAMIGLIA MOLTO IMPORTANTE
CHE HA LASCIATO UN IMPORTANTE SEGNO NELLA STORIA, ANCHE DELL’ARTE, DI
PADOVA.
I Carraresi hanno le
loro origini nel nord dell’Europa, ed entrano a far parte della storia
di Padova e provincia nel 1027 quando presero il nome dal Castello di
Carrara, del quale si hanno notizie dall’inizio del secolo XI in
località Due Carrare, anticamente Carrara. Questa località, in provincia
di Padova, non va confusa con l’omonima città toscana.
Tornando ai Carraresi si
sa che furono uomini d’arme e feudatari di campagna di origine
longobarda. Si arricchirono al punto da divenire signori di Permunia e
scongiurare la minaccia dei veronesi Scaligeri nella persona di
Cangrande della Scala. Allora chiamati Da Carrara, i Carraresi si
stabilirono in Padova prima come vassalli del vescovo e successivamente
riuscirono ad installarvi una signoria mettendo, nel 1338, fine ad una
forma di governo comunale.
Il loro potere in città
inizia con Jacopo I il Grande eletto “protettore, governatore e signore
generale di Padova” il 25 luglio 1318. La sua fu una politica di
pacificazione interna allo scopo di consolidare il suo potere personale,
contro le politiche espansionistiche delle vicine signorie, Scaligeri,
in primis, durante l’occupazione dei quali prese il potere il nipote di
Jacopo I, Marsilio, che assunse l’incarico di vicario di Cangrande
della Scala. Successivamente Marsilio preferì passare alla coalizione
veneto-fiorentina e fu grazie a questa scelta che ottenne la signoria
della città. Nel 1318 a Marsilio succedette il cugino Ubertino che
continuò una politica di alleanza con Venezia e di ostilità verso gli
Scaligeri.
E’ così che inizia il
fulgido periodo della Signoria dei Carraresi; per la città di Padova un
periodo prospero economicamente, ma anche culturalmente ed
artisticamente.
Ubertino venne nominato:
“libero e generale Signore e Gonfaloniere del Comune” e portò a Padova
la pace, favorì lo sviluppo dell’Università, diede nuovo vigore ai
commerci e alle “industrie” e favorì anche la ricostruzione di opere
pubbliche danneggiate dalla guerra scaligera. Tra l’altro completa la
cinta muraria della città, potenzia il sistema viario ed edifica una
splendida e ampia reggia adeguata ad un principe e lontana dal volgo:
insediamenti commerciali, artigiani e nuclei abitativi. Oltre ai palazzi
di abitazione dei familiari e degli illustri ospiti, nella reggia era
collocata anche la curia amministrativa, giudiziaria e militare, alloggi
per le guardie, stalle e scuderie, giardini e grandi cortili oltre a
spaziose cucine. Oggi quello spazio enorme lo si trova compreso tra la
piazza del Duomo, via Monte di Pietà, Piazza dei Signori, via Dante, via
S.Nicolò sino al Teatro Verdi, via Dondi e Accademia e ritorno a piazza
Duomo. La grandezza di questa reggia è impressionate e si basa sugli
studi di Andrea Gloria, esperto di antichi documenti padovani, e sulle
testimonianze dei contemporanei Vergerio e Savonarola.
La reggia non era solo
vasta, ma anche suntuosa, circondata da robuste mura rese più sicure
dalla costruzione di uno speciale viadotto voluto da Ubertino e
denominato “traghetto”, situato a fianco delle camere da letto dei
signori, permettendo così, in caso di pericolo, di raggiungere
velocemente, a cavallo, la prima cinta muraria sino al Castello,
l’attuale Osservatorio Astronomico o Torlonga o Specola. Quest’ultimo
finalmente in fase di ristrutturazione. Il corridoio pensile o
traghetto, dai nove ai sette metri da terra, era largo tre metri,
sostenuto da 28 archi e affiancato da un bordo merlato. Fu distrutto nel
1777, dopo essere stato definito “lurido e fatiscente”. Oggi ne rimane
un solo pilastro e arco a fianco della Loggia.
All’epoca esistevano un
Palazzo di Levante e uno di Ponente (1343), rispettivamente l’uno
iniziato prima della morte di Ubertino che accoglieva la curia e
successivamente divenne il Palazzo riservato alle donne; l’altro detto
anche Vecchio era la residenza dei principi. I due palazzi comunicavano
attraverso un corpo centrale e un ampio cortile interno, il medesimo che
si visita oggi insieme a quello che rimane dell’elegante portico
colonnato, in marmo rosa veronese, e delle abitazioni private. La
demolizione avvenne alla fine del 1800.
Fonti scritte nominano
una serie di stanze e sale della residenza: stanza di Nerone, dei Carri,
di Ercole, di Camillo, dei Quadri, delle Bestie, di Lucrezia, delle
Armi, delle Navi, delle Bretelle e dei Cimiteri.
L’unico resto abbastanza
conservato è il loggiato di Ponente, attualmente sede dell’Accademia
Galileiana di Scienze e Lettere ed Arti di Padova. La sua loggia esterna
fu chiusa da Jacopo II per farne una cappella anche per i numerosi
ospiti prelati. Le pareti affrescate dal Guariento con scene dell’Antico
Testamento furono danneggiate dai “Ricovrati” dell’Accademia Patavina
per ingrandire la Sala delle Adunanze, ma per fortuna tolsero dal
soffitto le tavole con i famosi “Angeli” (XIII secolo, oggi al Museo
Civico). Nel 1717 la loggia fu liberata dalla struttura edificata dagli
accademici e il portico ripristinato. Nel 1963-64 si sono restaurati gli
affreschi. La data della decorazione della cappella può essere collocata
tra il 1355 ed il 1360 e rappresenta il momento culminate dell’attività
artistica del Guariento di Apo (artista di tradizione giottesca con
influenze bizantine fuse con la pittura tardogotica padovana) e pittore
molto noto a Padova e Venezia.
Nella Sala delle
Riunioni si possono ancora ammirare gli affreschi originali disposti su
due fasce, vi compaiono anche scritte quasi illeggibili a caratteri
gotici. I temi degli affreschi sono: Noé benedetto dal Signore,
Colloquio di Abramo con i tre Angeli, Distruzione di Sodomia, La moglie
di Lot mutata in sale ed altri. Sulla parete di fronte si possono
ammirare due dipinti salvati dalla demolizione cha rappresentano: uno
Adamo ed Eva davanti all’Eterno, l’altro Giuseppe che interpreta i sogni
del Faraone. Nella medesima sala si ammira una Pianta di Padova del
cartografo Giovanni Valle datata1784 dove si vede come l’ “isola dei
Carraresi” aveva già perso i suoi confini originari. Giovanni Valle fu
il primo ad usare i calcoli trigonometrici per la realizzazione di
piante come quella della città di Padova.
Nella Loggia dei
Carraresi o Reggia dei Signori di Carrara si possono anche visitare
altre stanze e corridoi con preziosi affreschi e decorazioni e le stanze
dedicate all’Accademia fondata nel 1599 da illustri letterati e
personaggi dell’aristocrazia, della cultura venete come Galileo Galilei,
Cesare e Cremonini. L’Accademia mette a disposizione del pubblico le
opere manoscritte e stampate sino dalla fondazione, promuove le
discipline umanistiche e scientifiche con convegni e dibattiti. I soci
dell’Accademia sono emeriti docenti degli Atenei italiani e stranieri.
ESTE
Este si trova a 30
chilometri da Padova. Deve il suo nome al fiume Adige, Athesis per i
romani, il cui corso fu spostato nel 589 di qualche chilometro più a
sud. La romanizzazione qui fu accettata pacificamente come alleanza
contro i Galli. Este rimase autonoma amministrativamente sino alla fine
dell’età repubblicana, mentre l’età imperiale non accettò le antiche
magistrature. Attila invece la ridusse a semplice villaggio rurale.
Rinacque dopo il mille intorno al castello del suo feudatario Azzo, poi
Azzo II d’Este. Gli Este diedero inizio ad una delle principali dinastie
italiane trasferendo la loro capitale a Ferrara nel 1239. Nel 1238 e nel
1249 Ezzelino da Romano ne fece distruggere il Castello e
successivamente fu contesa tra Scaligeri, Carraresi e Visconti, sino
alla sottomissione, spontanea, a Venia nel 1405. Da allora Este conobbe
pace e ricchezza sino alla pestilenza del 1630. Più tardi Napoleone le
diede un nuovo impulso anche con la nascita del Museo Nazionale Atestino
e le scuole pubbliche. Fu poi annessa al regno d’Italia nel 1866.
Imperdibile è il Duomo Abbaziale di S.Tecla, datato tra il ‘600 e il
‘700; ha un interno ellittico, con grande presbiterio. Importantissima
“l’Intercessione di S.Tecla” opera di Gian Battista Tiepolo. Nella
canonica si possono ammirare delle tele del pittore estense Antonio
Zanchi. Altre opere importanti sono: la Rocca di porta Torre, la Torre
Civica della Porta Vecchia, il Municipio, il Palazzo degli Scaligeri e
quello del Principe, oltre alla Basilica di S.Maria delle Grazie,
S.Martino, la Chiesa degli Zoccoli, la Beata Vergine della salute.
Preziosi reperti sono raccolti nel Museo Nazionale Atestino. Ancora oggi
prosegue la produzione eccellente delle Ceramiche di Este di storica
memoria. L’importanza di Este è rivelata anche dal nome di uno solo
degli ospiti più famosi: il celebre viaggiatore inglese Lord Byron.
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Ristorante a Montagnana:
Hostaria S.Benedetto, v.Andronalecca 13, ottima cucina tradizionale,
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Forni di
Sopra all’alba: le cime dolomitiche si
tingono di rosa e si ha
la giusta
impressione di essere giunti in un
luogo magico.
Un piccolo paese dove
l’architettura
originaria non è stata contaminata
dalle “casette a
cubetto” degli anni
del boom economico; qui tutto è
autentico.
Siamo
lontani mille miglia
dal falso formaggio stagionato, dalle
false fiere
paesane, dai piatti locali e
tradizionali conditi con formaggi e
salumi
industriali.
Anche la birra
artigianale, qui di un
piccolo produttore locale, è un
capolavoro del
gusto. La si trova in un
bar-pizzeria senza pretese anche nel
prezzo,
servita dallo stesso
produttore.
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Qui non troverete le
cucine a vista
dei locali up-to-date, ma uno chef che
è stato anche
allievo di Bocouse,
Claudio Menegon. Lui non fa la star,
non veste come
i cuochi alla moda, ma
sa veramente cucinare e la sua cucina
ha il
prezzo di un normale ristorante;
nulla a che vedere con gli “stellati”,
ma ben superiore, nella qualità, ad
alcuni di loro. Lo chef Menegon
lavora presso il ristorante dell’Hotel Posta e, giustamente, si vanta di
scegliere personalmente la materia prima con la quale lavora;
e sa
veramente ben scegliere e straordinariamente cucinare.
In estate una comoda
seggiovia, per chi non potesse camminare, porta all’alpe Varmòst; qui un
allevatore lavora il latte:
il formaggio è venduto a diverse
stagionature, ottima anche la ricotta affumicata.
I prezzi sono
veramente competitivi e la genuinità imbattibile.
A Forni di Sopra le
possibilità che attendono il viaggiatore sono sempre superiori ai giorni
di vacanza disponibili: oltre alle numerosissime passeggiate ed
arrampicate anche molto impegnative, una grande estensione in pianura è
dedicata a Parco, si passeggia tra opere artistiche “naturalistiche”, il
fiume Tagliamento e il Parco Avventura. Il rifugio GIAF del Cai, invece,
richiede un minimo di impegno atletico, ma offre un grande scenario
sotto le vette dolomitiche. Un’altra possibilità, in pianura, è offerta
dalla visita al vicino Castello di Sachuidic che aiuta a comprendere
l’affezione dei locali verso la propria storia; alla continua ricerca
delle proprie origini cancellate da una antica alluvione. Un bel libro
“Sachuidic presso Forni di Sopra” (del Dipartimento di scienze
dell’antichità e del vicino oriente dell’Università Ca’Foscari), ne
racconta la storia.
Uno degli itinerari più
interessanti è certamente quello detto “delle malghe”. Una passeggiata
in quota collega tra loro la malga Casera Tartoi e la Casera Tragonia,
senza pendenze se si parte dall’arrivo della funivia che porta alla
Malga Varmòst. Ognuna offrirà ospitalità come alloggio e cibo; un modo
per scoprire o riscoprire i sapor dei cibi veramente genuini e semplici
e gli odori dell’aria pura, dei prati, dei boschi, del latte e del
formaggio.
Tra i sapori più antichi
e genuini ricordiamo il tipico frico; lo si prepara soffriggendo delle
cipolle, aggiungendo a piacere patate a fette sottili e/o pancetta, il
tutto su pentola antiaderente o di ghisa unta con una abbondante
velatura di formaggio stagionato che fonde sopra al resto, ma può essere
preparato anche con il solo formaggio. Una vera leccornia; tutto sta nel
sapore del formaggio.
Una particolarità di
Forni di Sopra sono anche gli appuntamenti annuali: a giugno la fiera
delle erbe, che qui sono da sempre parte della cucina locale; a
settembre la fiera del fungo porta queste delizie, qui ancora numerose,
nei piatti di tutti i ristoranti; un programma particolare attende gli
ospiti durante le vacanze di Natale: ciaspolate, sci notturno,
fuoripista per chi lo vuole e tanta buona gastronomia.
Tra l’altro Forni di
Sopra fa parte del network le “Perle delle Alpi” un gruppo di sole 20
località d’Europa che promuovono un turismo ecosostenibile all’insegna
della protezione del clima e dell’ambiente. Tutte queste località sono
raggiungibili facilmente con mezzi pubblici, dispongono di aree
interdette al traffico e di una buona rete per gli spostamenti locali.
Anche la vicina Sauris fa parte di questo network.
SAURIS:Albergo Diffuso:
www.albergodiffusosauris.com ;
tel. 0433.86221 Una caratteristica del
borgo di Sauris è l’Albergo Diffuso.
Si tratta di vecchie case
tradizionali, magnificamente ristrutturate, che dispongono di
appartamenti di varie metrature, anche su due piani, dotate di ogni
confort: del calore del legno e dei camini, ma anche della
lavastoviglie.
Lo scopo, raggiunto, è quello di inserire il viaggiatore
nel contesto del paese. Qui tutto è come una volta, ci si trova a
chiacchierare con le persone del villaggio mentre si fa la spesa, si
acquista il giornale o si beve un caffé al bar.
Situato a 1400 metri,
Sauris è il paese più alto della Carnia e proprio a causa
dell’altitudine si è mantenuto isolato dalle altre comunità favorendo il
mantenimento della cultura originale e del dialetto che ha origine
nella cultura tedesca dalla metà del secolo XII. Il panorama, tra il
lago di fondovalle e le belle vette che lo circondano, è
indimenticabile. Qui, si dice, arrivò la reliquia di S.Osvaldo,
protettore dalla peste e dalle epidemie in genere e fonte di tanti
miracoli.
Comunque qui si è realizzato il miracolo della natura, della
cordialità e della creazione, nel 1994, del primo albergo diffuso in
Italia.
Anche le specialità gastronomiche qui meritano il viaggio: si
producono: dell’ottimo speck, prosciutto e salumi affumicati, tutti con
riconoscimento IGP. L’affumicatura, come conservante, fa parte dalla
tradizione, poiché anticamente il sale era costoso e lontano. Non
mancano ovviamente i formaggi di malga e la ricotta serviti con la
famosa polenta bianca. Per gli appassionati del genere è possibile la
raccolta guidata di erbe officinali.
Come a Forni di Sopra
anche qui abbondano le proposte: dal nordic walking alle escursioni con
le ciaspole (in stagione), dai corsi di Pilates ai laboratori di cucina
e artistici. Innumerevoli anche gli appuntamenti annuali con musica,
tango e “incontri con l’autore”.
Per chi ama
l’agriturismo la Carnia offre una autentica realtà, non costruita per i
turisti, ma legata alle attività delle malghe.
Un mondo che qui
sopravvive nonostante le difficoltà poste dai “tempi moderni” ed i
locali e contadini, in particolare, sono orgogliosi di illustrare al
visitatore la loro realtà fatta anche di grande rispetto dei tempi della
natura.
FORNI DI SOPRA
www.fornidisopra.org ;
www.fornidispra.net tel.0433.88553; per tutte le informazioni
turistiche, percorsi di montagna, alloggi, appuntamenti con la
tradizione e anche per percorsi in mountain bike
Club Alpino Italiano:
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fornidisopra@cai.it, tel 339.219405
Agriturismo:
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Birrificio Artigianale
“Foglie d’Erba” e Hotel ristorante pizzeria Coton, via Nazionale 87, tel
0433.88066;
www.birreinmontagna.it;
info@birreinmontagna.it ;
Albergo ristorante
Nuoitas, località Nuoitas, 7,
www.albergonuoitas.it; tel 0433.88 69 56
Adventure Park:
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Laboratorio creativo a
Sauris:
www.slouch.it ;
info@slouch.it Qui tutto è autentico.
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Continua PADOVA:
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www.hotelcleofe.it, via Altinate 2, Caorle centro.
Un week-end, una settimana
o un periodo di soggiorno a Padova e alle terme di Abano o Montegrotto.
La città di Padova offre
una novità che, da sola, meriterebbe il viaggio. Per chi possieda un:
I-pod, i.phone, mp3...è possibile scaricare senza spese, direttamente
dal sito
www.turismopadova.it, cinque
percorsi nella città in mp3. I percorsi previsti sono: dall’Arena
Romana al Caffé Pedrocchi, il Palazzo della Ragione e le sue piazze, il
Ghetto Ebraico e la Reggia Carrarese, il Prato della Valle e la
Cittadella Antoniana, le mura di Padova in bicicletta.
A chi proprio non
volesse arrendersi alla tecnologia che avanza, rimane sempre la classica
visita, magari con una bella guida cartacea in mano. Interessante anche
la proposta Padova-card un modo per visitare risparmiando.
Tra i
monumenti più importanti vi è il Palazzo della Ragione, eretto nel
1218-19 come luogo di riunione del Parlamento comunale, e rinnovato nel
1306. Le logge sono trecentesche e gli interni sono affrescati con
soggetti religioso-astrologici; molto bello il grande cavallo in legno
del 1466, riproduzione del monumento al Gattamelata.
I musei civici
Eremitani sono ospitati nei chiostri dell’ex convento, accanto l’omonima
chiesa, costruita tra il 1276 ed il 1306 e semidistrutta dalle bombe nel
1944, è stata fedelmente ricostruita; sul fondo a destra la
Cappella
degli Ovetari E' famosa, soprattutto, per gli affreschi del Mantegna. Da
segnalare anche il Duomo ed il prospiciente Battistero giustamente noto
perché completamente ricoperto con un ciclo di affreschi ed il
polittico, sopra l’altare, entrambi di Giusto de’Menabuoi (1374-76); al
centro la vasca battesimale risale al 1260.
Tra le molte altre
meraviglie di questa città l’Orto Botanico è, forse, il più
sorprendente: primo esempio al mondo del genere, fu istituito su
delibera dal Senato della Repubblica Veneta su sollecito del lettore dei
Semplici Francesco Bonafede al fine di facilitare il riconoscimento, da
parte degli studenti, delle vere piante medicinali per evitare errori e
frodi, con grave danno per la salute.
Fondato nel 1545 ed arricchito di ben 1800 piante, fu oggetto di
continui furti notturni.Dal 1997 questo Orto è considerato Patrimonio
Mondiale dell’Unesco.
Questo monumento è un frutto dello straordinario
impegno di edilizia pubblica della prima parte del primo millennio:
cinta muraria bastionata del bergamasco Andrea Moroni, basilica di
S.Giustina in Prato della Valle, il Municipio e l’Università (1222),
detta il BÚ.
Pare che anche la realizzazione dell’Orto fosse stata
affidata ad A.Moroni al quale si dovrebbe l’ispirazione agli Horti
Conclusi del medioevo. |