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PER LE MAMME

Aspetti psicologici della gravidanza

  Per affrontare il tema relativo agli aspetti psicologici della gravidanza, abbiamo intervistato il Dr. Psic. Giovanni Micioni, del Centro di psicologia sessuologia del servizio di endocrinologia ginecologica dell'Ospedale regionale di Locarno.

" Dott. Micioni come descriverebbe la gravidanza dal punto di vista psicologico?"

Risposta: "Vi sono due tendenze psicologiche di descrivere la gravidanza: la prima considera che questo evento ponga la donna di fronte a cambiamenti transitori che possono portare a reazioni patologiche in personalità  inadeguate o  al normale esito consistente nel ritorno all'equilibrio precedente; l'altra tendenza vede la gravidanza come una

 

fondamentale fase di sviluppo che può condurre ad un nuovo livello di organizzazione e di completamento dell'identità femminile, quando sussistono condizioni favorevoli.

Ritengo importante dare risalto alla seconda visione della gravidanza perché questa rappresenta un fondamentale  periodo critico della vita della donna, come quello della pubertà e della menopausa.

Queste tre tappe significative, in cui i cambiamenti fisiologici sono strettamente connessi con quelli psicologici, sono momenti di prova basilari per la salute psicologica femminile che può risentirne con delle risposte nevrotiche o psicotiche se le condizioni soggettive e relazionali-ambientali  non sono favorevoli. Hanno inoltre in comune , tutti e tre questi periodi, l'essere dei punti di non ritorno alla precedente condizione.

 

Il divenire madre e la possibilità di essere una madre "sufficientemente buona" sono visti come l'esito mai definitivo né scontato di un intenso lavoro psichico che inizia fin dalle prime fasi della gravidanza. In questa la donna rivive la propria storia infantile e riattualizza i conflitti legati all'acquisizione dell'identità femminile, come le ottenute soddisfazioni o frustrazioni dei basilari bisogni narcisistici e la qualità e la riuscita o meno dei processi d'identificazione e d'introiezione dell'immagine materna e della sua primitiva onnipotenza. Questi processi, reali e fantasmatici, e la loro successiva evoluzione hanno già strutturato la personalità femminile; la gestante potrà quindi investire la propria carica libidica sul versante esclusivamente narcisistico od oggettuale o con un'integrazione

 armoniosa del compiacimento-realizzazione di se stessa madre-se stessa bimbo coaugulate però con l'amore verso il bambino che, prima indifferenziato nel suo corpo ma non nella sua fantasia, si sviluppa e dovrà nascere; lo riconosce quindi come frutto dell'amore verso il partner e della realizzazione di un progetto genitoriale di coppia e generazionale-familiare più largo.

È nondimeno importante nella gravidanza e dopo il parto l'evoluzione della vita psicologica della donna nel contesto della triade  madre-padre-bambino con le modificazioni  che in essa si sono prodotte, così come è importante la relazione con il partner e con gli altri membri della famiglia.

 

La gravidanza è scandita da due fasi fondamentali: la prima riporta all'esperienza di fusione e l'altra (dal sesto mese in avanti) relativa all'avvicinamento della separazione; entrambe sono contraddistinte dalle angosce riguardanti questi due eventi e dal significato che esse hanno avuto nella storia infantile della donna.

Punte specifiche d'incremento dell'angoscia si possono avere all'inizio della gravidanza, verso il 2°-3° mese quando si forma la placenta, al 3° mese e mezzo con la percezione dei movimenti fetali, al 5° mese quando i movimenti si percepiscono nettamente, dal 6° in avanti quando vi è il rivolgimento interno, all'inizio del 9° mese e nei giorni che precedono il parto.

 

Questi momenti critici, che si ritrovano in ogni gestazione, possono durare diversamente e giungere a produrre una vera sintomatologia fisica, fino a causare l'aborto o un parto prematuro o ritardato e sono comunque accompagnati da fantasie specifiche che se conosciute permettono all'ostetrico-levatrice un intervento opportuno e rassicurante.

Nella maternità si ritrova sempre un conflitto di ambivalenza perché s'intensificano i vissuti persecutori che derivano da sentimenti di colpa infantili per gli attacchi perpetrati nella fantasia dalla bimba contro la madre, per il desiderio di occuparne il posto e poter avere il bimbo-pene incestuoso dal padre.

 

Il rapporto con la propria madre è un elemento fondamentale della struttura psichica di ogni individuo ed è preponderante per la vita della donna, così simile a lei a livello fisico-biologico-psicologico, nel momento in cui si prepara a diventare madre. È stato dimostrato che le fasi precoci della relazione madre-bambina, e come viene vissuta anche la propria esperienza di nascita, fusione e separazione dalla propria madre, ed il ripetersi di questa esperienza nel corso dello sviluppo, influenzino la capacità della donna di assumere, da adulta, il ruolo materno. Infatti la gravidanza e la maternità adeguata non sono sempre in sintonia ed automatiche: ci può essere una gestazione senza una "vera" maternità e che è anzi ad essa antitetica ed espressione di una pseudoidentità femminile adulta in contrasto con il sentimento materno. Questo può essere conseguenza di una gravidanza vissuta come essenzialmente in modo autarchico, costretta nel rapporto fusivo con la propria madre, e nel tentativo di ripetere la propria storia di relazione arcaica con lei, escludendo il terzo (padre-

partner sessuale) e la negazione della differenziazione e della separazione, e dove il bambino che nasce in un universo esclusivamente femminile, rappresenta il tentativo onnipotente di far nascere se stessa.

Queste situazioni possono provocare difficoltà durante la gravidanza come nausea, vomito, disinteresse sessuale verso il partner, minacce d'aborto o la sensazione di non essere incinte, tutte espressioni di un conflitto di accettazione di un "altro" contenuto in sé ma diverso anche da sé; la nascita poi può innescare reazioni depressive per la difficoltà a riconoscere il bimbo nato e ad accettare la separazione e lo svuotamento fisico e mentale. All'opposto vi è la gravidanza inserita in un rapporto creativo di coppia e che comporta la elaborazione della separazione, il proprio limite, il bisogno del maschile come altro da sé, la capacità di far nascere un oggetto-bambino che è se stesso, parte della madre e del partner. In questo modo l'attesa del figlio fa rivivere la propria gestazione e permette di far nascere se stessa come madre nel momento in cui nasce il bambino.

 

Il bambino può essere vissuto come il bimbo parassita, mostruoso, deforme e che distrugge il proprio corpo, con tutte le implicazioni psicologiche di stampo sado-masochistiche che questo evoca e che si possono ritrovare nelle gestanti che fanno fatica o temono i cambiamenti corporei prodotti dalla gestazione o che esprimono angosce paralizzanti e laceranti riguardo il parto; al contrario ci può essere un'estrema idealizzazione del bimbo, immaginato come luminoso, perfetto, espressione dell'ideale onnipotente di sé, sorta di partenogenesi ben espressa nelle bambole russe della matrioska, feto-bimbo difficilmente riconosciuto nella sua individualità, che si fa fatica a farlo nascere sia fisicamente ma soprattutto mentalmente e ad accettarlo nella realtà dei primi mesi di vita quando è così dipendente e richiede un'estrema oblatività materna. È estremamente importante quindi che la donna in gravidanza riconosca e fantastichi "l'oggetto bimbo", inizialmente confuso con una parte di sé, e stabilisca con lui

 

 un intreccio di positive relazioni emotive e fisiche; queste permetteranno un'evoluzione favorevole della gestazione, l'accettazione ed il contenimento delle paure del parto che non sarà vissuto come perdita irreparabile, la gioia e la soddisfazione della nascita come compimento del progetto generativo individuale e di coppia e soprattutto faranno ritrovare con il nuovo nato quella fusionalità emotiva e corporea, così vitale per la salute psicologica dell'essere umano.

Lavorando in un Centro cantonale di fertilità quotidianamente siamo confrontati con la cosiddetta "crisi dell'infertilità" e le sue ripercussioni sugli individui e sulla coppia ma anche con il forte e legittimo ed a volte conflittuale ed ambivalente desiderio di figlio o con un preponderante desiderio di gravidanza che non sempre annovera lo spazio fisico-mentale per il bimbo.

 

Ritengo quindi importante poter offrire alla donna ed alla coppia, che desidera un bimbo o vive la gestazione fisiologica, oltre le rassicurazioni e l'adeguato aiuto medico-tecnico- scientifico anche uno spazio-contenitore ed un ascolto empatico, dove i partner possano esprimere liberamente, senza paura di essere giudicati o non capiti, le loro motivazioni consce ed inconsce al desiderio di un figlio e le ansie e le angosce che vivono nell'aspettarlo; sarebbe opportuno che questo avvenisse in ogni gravidanza e tanto più in quelle sofferte e non così facilmente ottenute.

Giovanni Micioni

psicologo-psicoterapeuta-sessuologo

Centro Cantonale di Fertilità - Ospedale Regionale di Locarno

6601 Locarno