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I BAMBINI, I RAGAZZI, IL GIOCO E LO SPORT

Non si ripeterà mai abbastanza che i bambini, prima di tutto, hanno bisogno di giocare. Iscriverli, a volte anche contro la loro volontà, sin dalla più tenera età ai vari corsi di: nuoto, sci, calcio ecc…può anche causare loro danni fisici, crisi di autostima e anoressia.
Questo non vuole dire che non sia una buona regola insegnare ai bimbi il nuoto ed altri sport. Come sempre deve essere il buon senso a regolare il quando ed il quanto. Assolutamente da evitare lo stress imposto dal quotidiano avvicendarsi vorticoso di un corso di tennis, poi di nuoto per finire con il calcio o l’ippica.
E’ bene che il bambino provi i vari tipi di sport, magari uno ogni uno/due/tre anni, sempre che questo non gli tolga il necessario tempo da dedicare al gioco.

Deleteri sono quei corsi finalizzati solo a creare dei mini-campioni, peggio ancora se il genitore è il primo a pretendere ottimi risultati, magari da un figlio non particolarmente interessato o dotato.

 

In ogni caso lo sport agonistico limita moltissimo la libertà del bambino o del ragazzo.  E’ bene che il genitore ne parli con lui e che si faccia un serio esame di coscienza per comprendere quando è il genitore che vuole il figlio “campioncino” a tutti i costi.
   
   

 

 

 

 

 

 

 

Una ricerca dell’Università la Sapienza di Roma in collaborazione con l’Unione Italiana Sport per Tutti, ha rivelato che circa il 5% dei ragazzi che fanno sport fa uso di sostanze dopanti nella speranza di migliorare i propri risultati. Inoltre il 20% sarebbe disposto ad un “aiuto” chimico per raggiungere una vittoria.

 

Discipline che richiedono anche 20 ore di allenamento settimanale possono provocare un blocco della crescita ossea e causare l’abbandono dello sport (capita nel 14% dei ragazzi under 14 anni).

Grandi performance e severi allenamenti devono essere lasciati a quei pochi che ne sono adeguatamente motivati e dotati, si tratta di futuri grandi atleti naturalmente predisposti e fisicamente e psicologicamente insolitamente forti.

Purtroppo è facile che il genitore si senta lusingato da allenatori che hanno come unico scopo il loro tornaconto e non sono disposti ad ascoltare le reali necessità del bambino o del ragazzo.