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In attesa di tante belle favole, magari scritte da voi, che forse ci invierete via e-mail, vi proponiamo le prime:

ZUCCHERO FILATO  favola scritta da Terry 14 anni

 

 Immaginate una torta grandissima, tutta ricoperta di zucchero filato e decorata con decine di: casette, sentieri, strade, una chiesa, tanti alberi, cagnolini, gatti, mucche, pecore e quant’altro volete; il tutto di pasta di mandorle. Buttateci una manciata di zucchero a velo ed ecco lo scenario dove si svolgerà la nostra favola. In un’isola sperduta nel Mare del Nord, e precisamente in  Danimarca, dove in inverno soffiano venti gelidi ed il sole tramonta prestissimo, proprio come nel film: “ Il pranzo di Babette “.

 Nevicava da più di un mese, tanto che gli abitanti si stavano abituando a vivere quasi sempre in casa ed uscivano solo per comperare il giornale, il pane ed andare a messa la domenica o partecipare a qualche festa Zucchero Filato era il nome di questa isola ed i suoi abitanti si chiamavano: “ zuccherini “. Ad esclusione del panettiere, del prete e del medico che era anche dentista e veterinario, tutti qui erano contadini. Hastor, per esempio,  trascorreva l’inverno sistemando gli attrezzi per l’agricoltura. Suo padre Wolk aveva il compito di mungere le mucche tutte le mattine alle cinque e tutti i pomeriggi alle tre, mentre sua mamma Hellen cuciva,  ricamava, cucinava e faceva meravigliose torte al cioccolato che offriva, tutte le volte che c’era una festa, ai bimbi del paese.

Qui tutti, in inverno, lavoravano in casa; proprio come faremo noi, quando, in un prossimo futuro, la maggior parte del lavoro si farà su di un computer a domicilio e speriamo che la cosa non ci crei troppe nostalgie del tempo passato! Tornando a noi ed alla nostra storia: tutto comincia in un giorno di festa per la nascita di un bambino  con lo strano nome di Pandizucchero. Poiché la neo mamma era sola e povera, tutte le donne del paese avevano confezionato, con le proprie mani: vestitini, babbucce, sciarpine, cappellini e guantini. Durante la festa, come in tutte le feste che si rispettano, la gente mangiava, ballava e beveva la tipica bibita del paese a volontà: acqua zuccherina, naturalmente fatta adeguatamente fermentare...

 I bambini, non appena gli adulti cominciarono la festa, sgaiattolarono fuori all’aperto per giocare a rotolarsi  e lanciarsi delle enormi palle di neve che era poi zucchero filato, così chi le riceveva se le mangiava pure! Qualcuno ne mangiò tante da farsi venire il mal di pancia. I più grandi costruirono enormi pupazzi di neve che avevano al posto del naso una carota, una pigna per la bocca e due sassolini al posto degli occhi, il tutto rigorosamente in pasta di mandorle.

Al tramonto, stanchi ed inzuccherati, raggiunsero le stalle per riscaldarsi e far sciogliere tutta la neve che avevano addosso.

 

Come avete già capito le giornate a Zucchero Filato trascorrevano tranquille e felici in particolare per i bimbi, perché qui non c’era la scuola ed i bambini imparavano il necessario, per vivere, dalle mamme dai papà e dai nonni.

Ma un brutto giorno, anche questo che era il paese più tranquillo del mondo, venne travolto dal “ Disastro “: Arrivò il sole! Non un sole invernale, ma un sole che portò con se temperature estive, anzi equatoriali. La neve si sciolse insieme alla panna montata che farciva la torta: l’alluvione di zucchero fu seguita dal terremoto causato dal dissesto della crosta ( zuccherina ) ed una parte del paese crollò. Senza nessun ferito, per fortuna! Cosa aveva causato tutto questo pasticcio? Ebbene dovete sapere che, per caso, era

 passata di li un’astronave proveniente da un pianeta lontanissimo il cui nome è Estate.Proprio Estate, perché lì fa sempre caldo in quanto i suoi abitanti hanno scoperto come utilizzare l’energia del loro sole e se ne servono anche per muovere le loro astronavi nell’universo a centinaia di migliaia di milioni di anni luce di distanza. In questo caso specifico, l’astronave trasportava un pezzo del loro sole dal quale ricavava l’energia necessaria al suo  funzionamento. Proprio il calore di questo minuscolo pezzo di sole, aveva causato tanti  danni a Zucchero Filato. Per fortuna questi alieni non erano tipi da tirarsi indietro di fronte alle loro responsabilità, così convertirono tutta l’enerigia che poterono nella produzione di un potente getto di neve ghiacciata-zuccherina ed, usando giganteschi attrezzi,

creati al momento, si rimisero a ricostruire quanto avevano danneggiato. Tutti gli zuccherini furono riconoscenti anche perché, gli alieni, avevano dotato le loro case, rifatte rigorosamente con il tetto di paglia di marzapane, di attrezzi che sino ad allora erano loro sconosciuti, ma che si rivelarono comodissimi.

Ad esempio nessuno conosceva la lavatrice, ma le donne ne scoprirono subito la comodità e così per tante cose utili come il lavastoviglie, i trattori, le scavatrici e molto altro.

Considerato che nessuno si era fatto male, ma solo qualcuno aveva fatto indigestione per l’abbuffata di zucchero sciolto e panna affiorata dalla crosta incrinata, venne organizzata una festa in onore dei nuovi venuti. gli abitanti del pianeta Estate spiegarono agli zuccherini come risolvere tanti piccoli problemi quotidiani con l’uso dei

Tra una chiacchiera e l’altra si parlò anche di cose serie e  più moderni ritrovati della loro scienza e della loro tecnica. Fortunatamente gli estatini, ovvero gli abitanti del pianeta estate, misero in guardia gli zuccherini da tutte le conseguenze nefaste di impropri ed esagerati usi dei più moderni ritrovati e cioé: dall’inquinamento chimico, biologico, acustico...dai problemi della sovrappopolazione, dalle guerre stellari ed altre cose di cui i nostri amici zuccherini non avevano mai sentito parlare. La legge che regolava il pianeta degli estatini diceva; impara a ragionare con la tua testa senza mai fare agli

altri quello che non vorresti ricevere da loro, non giudicare gli altri senza cercare di capirne le ragioni, studia bene la storia, dell’universo, al fine di non ripetere gli errori fatti dagli altri pianeti. Alla fine della festa gli estatini, un poco ubriachi perché non avevano mai bevuto alcoolici prima di allora, se ne andarono con la promessa di tornare dopo mille anni e Zucchero Filato riprese i ritmi quotidiani in modo completamente diverso da prima della visita degli alieni. Grandi lavatrici, lavastoviglie, computers, motoscavatrici, serre .. e mezzi di trasporto veloci, il tutto alimentato sfruttando l’energia prodotta dal freddo ( che era tornato in garnde stile ) avevano trasformato Zucchero Filato in un paese del futuro.

Le tariffe, energetiche e dei servizi, erano contenute secondo le possibilità economiche di ciascuna famiglia e nessun vecchietto si trovò mai a non usare il telefono perché non aveva le possibilità di pagarselo; le persone sole erano sempre in comunicazione tra loro via cavo ed i nuovi mezzi collettivi di trasporto permettevano, a tutti, anche a vecchi ed andicappati, di spostarsi senza inquinare e spendendo cifre proporzionali ai loro guadagni.

Così i nonni andavano a trovare i nipoti tutti i giorni anche se le ginocchia non reggevano più molto bene.

Le stalle, ora, venivano pulite automaticamente e le mucche uscivano felici, rientrando la sera, grazie a mandriani automatici che le rincorrevano nei prati sino a che, anche la più testarda  non fosse rientrata nella stalla per la mungitura serale. Con i moderni sistemi di coltivazione, appresi dagli amici alieni, si producevano, senza spreco:

cereali, ortaggi, frutta, verdura ed anche magnifici fiori esotici; il tutto in serre speciali. Tutto era di nuovo tranquillo e con i vantaggi della tecnologia.

Tornò l’inverno e, mentre il paese continuava a vivere secondo le nuove abitudini di vita, si sentì un grande rumore: erano i soldati della guerriera isola vicina che, visto come si viveva bene su Zuccherofilato, avevano deciso di conquistarlo e trasferirvisi.

Tutti gli zuccherini erano atterriti, nessuno di loro aveva mai combattuto una guerra, nessuno aveva armi, come affrontare il nemico?

Qualcuno propose improbabili spiegamenti di uomini armati secondo i ricordi di quanto letto su vecchi libri di storia e sentito raccontare dagli anziani. Si discusse per interminabili minuti, mentre il nemico stava sbarcando sull’isola, qualcuno, preso dal panico, propose che ognuno pensasse a se, ma subito venne messo in minoranza.

Finalmente una saggia mamma, che non aveva nessuna intenzione di mandare i suoi dieci ragazzi a combattere e morire,

 suggerì di dare una grande festa offrendo ai nemici un fortissimo aperitivo, molto alcoolico perché derivato da grandi quantità di zucchero aggiunte al vino, torte, dolci, biscotti e quanto altro di buono sapevano preparare le donne dell’isola; il tutto con la promessa di aiutare il nemico a riprodurre, sulla propria isola, le medesime tecnologie apprese dagli alieni.

Così tutto si concluse con una grande abbuffata...anche di tecnologia “ buona “.

FAVOLE DAI BAMBINI LA MARGHERITA ARANCIONE

La trama di questa storia è stata pensata da una bambina di sette anni di nome Greta.

Al centro di un enorme prato viveva, tutta sola, una margherita arancione. Il suo stelo era eguale a quello di tutte le altre margherite e così pure le sue foglie, ma i petali erano di un arancione tanto acceso da assomigliare ad un tramonto infuocato.Ogni mattina la margherita si svegliava e si guardava attorno sconsolata dicendo: “Avrei tante cose da dire, ma con chi posso parlare? In tutto questo grande prato non esiste nessuna altra margherita alla quale io possa rivolgere la parola, vorrei tanto avere un’amica, una sorella, una nonna o una mamma che possa ascoltare i miei pensieri, desideri e aspirazioni”.

 

Un giorno il Sole, attratto da un piccolissimo puntino arancione che brillava come una stella in mezzo ad un prato tutto verde, cercò di comunicare con lui e così poté ascoltare la storia del piccolo fiorellino arancione. “Anch’io sono molto solo -disse il Sole- vuoi un po’ di compagnia?”.

Da quel momento il Sole e la margheritina diventarono grandi amici e ogni giorno avevano sempre tante cose da raccontarsi. Il Sole parlava delle sue sorelle stelle troppo lontane per fargli compagnia e di tutti i pianeti che vedeva girargli intono, delle esplosioni nell’universo e delle chiacchiere che riusciva ad ascoltare dai vari satelliti naturali ed artificiali.

 

Ogni mattina il Sole salutava con la sua luce l’amica Margherita, un giorno il sole non apparve all’orizzonte, al suo posto tante nuvole grige ricoprivano il cielo. La Margherita chiamò il Sole che rispose con una fievole voce: “Sono ammalato, le nuvole mi stanno coprendo aiutami!”. La Margherita non sapeva bene cosa fare e decise di continuare a parlare per fare almeno un poco di compagni all’amico sofferente. Intanto le nuvole si addensavano sempre più nel cielo che ormai era tutto grigio e nero. La voce del Sole ormai non arrivava più all’amica e lei decise di cantare a squarciagola nella speranza che il Sole continuasse ad ascoltarla.

Verso la fine della giornata la voce della margheritina divenne sempre più acuta per la sofferenza causatale dallo sforzo continuato. Il Sole, sempre più debole, continuava a sentire la voce dell’amica e comprendeva il grande sforzo che stava facendo per incoraggiarlo a guarire. Non sapendo come farsi sentire, alla fine della giornata, decise di mandare un segno e, con un grande sforzo, fece capitolino dalle nuvole e rischiarò il cielo con una forte luce arancione.

Da quel giorno al tramonto il sole continua a tingere di arancione il cielo per ringraziare l’amica Margherita che lo aveva aiutato in un momento di grande sofferenza.

 

   
RE GORFILD E RETTILO Favola scritta da Lorenzo, 12 anni.

Un giorno Re Gorfild decise di trasferirsi nella sua reggia di campagna insieme alla  corte ed al fido Rettilo.

A metà viaggio la carrozza imperiale fu avvolta da una nebbiolina azzurra che quando si dissolse rivelò la sparizione della carrozza.

Re Gorfild, o Gor per gli amici, e Rettilo si ritrovarono al centro della costellazione dell’Orsa Maggiore e della Stella Polare e qui vennero avvicinati da una fata vestita con un abito celeste. Candidamente la fata infornò Gor e Rettilo che il loro viaggio si sarebbe complicato con il passare dei giorni e che al terzo giorno un tale proporrà a loro uno scambio che il re fu consigliato di accettare immediatamente.

Subito dopo la carrozza tornò sulla terra tra i soldati ed il tempo riprese a scorrere normalmente.

Il terzo giorno dopo l’arrivo in campagna il re ordinò che

 

chiunque fosse arrivato doveva essere trattato con estrema gentilezza e portato subito da lui.

Verso mezzogiorno arrivò uno sconosciuto che si avvicinò alla soglia della reggia canticchiando. Subito Rettilo gli chiese cosa volesse e dopo qualche spiegazione lo accompagnò subito dal re.

Lo sconosciuto chiese al re di parlargli in privato, ma il re rispose che se non aveva nulla da nascondere avrebbe pure potuto parlare anche davanti al suo fedele servitore Rettilo.

Arrivati nella sala dei ricevimenti lo sconosciuto spiegò che era in grado di fornire al re delle importantissime informazioni in cambio di denaro. Il re accettò e così seppe che qualcuno stava programmando di rapire il re.

Il giorno seguente i rapitori si incontrarono nella locanda “Cattivi Diavoli” e decisero i dettagli per rapire il re  e chiedere un lauto riscatto.

 

In piena notte lo sconosciuto si presentò a Rettilo e gli riferì tutti i dettagli del piano per rapire il re.

Intanto in sogno apparve al re la fata incontrata nello spazio e gli disse che qualcuno avrebbe tentato di ucciderlo scoccandogli una freccia in mezzo al collo, inoltre lo consigliò di mettersi intorno ad esso un’armatura di acciaio che così si sarebbe salvato la vita.

Il giorno dopo il re aveva già concordato con le guardie come si sarebbero dovute comportare con gli eventuali rapitori.  

I rapitori arrivarono e furono subito arrestati ed una grossa ricompensa venne pagata allo sconosciuto. Nel pomeriggio qualcuno tentò di  conficcare una freccia avvelenata nel collo del re, ma senza esito, grazie al duro collare d’acciaio.

La fata aveva salvato il re per ben due volte ed il re la notte successiva, nel sonno gli chiese perché lo avesse fatto, la risposta sbalordì il re: lo aveva fatto solo perché da lassù aveva visto che lui era  l’unico re giusto di tutte le galassie ed aveva deciso di premiarlo.

 

   
   
   
   
di: Chiara Pietrobon

LA BAMBINA DAI TANTI CAPELLI

C'era una volta una bambina con tanti capelli. Tutte le mattine faceva i capricci perché non voleva andare a scuola: i suoi compagni la prendevano in giro. Tutte le volte che entrava all'asilo si sentiva dire: "Ehi, guardate chi è arrivata? Il cespuglio che cammina!".

La mamma era disperata tutte le mattine passava molto tempo a convincere la piccola ad andare all'asilo, ma senza riuscirci facilmente

Alice, così si chiamava la bambina, passava le sue giornate tra un campo di fiori, una passeggiata nel bosco, sempre da sola..

Un giorno incontrò un piccolo uccellino che le chiese "ciao bella bambina cosa fai nel bosco e perché non sei all'asilo con i tuoi compagni?

La bambina si mise a piangere e disse all'uccellino: "Non vado all'asilo perché i miei compagni mi deridono". E l'uccellino: "Perché mai ti deridono se sei una bella e simpatica bambina?". "Ma non vedi che i miei capelli sono tantissimi e brutti?"  rispose la bambina, ma l'uccellino insistette: "Ma dai! Se tu non penserai troppo ai tuoi capelli e sarai gentile e simpatica con i tuoi compagni nessuno si accorgerà più della tua folta chioma".

Alice ringraziò e decise di andare all'asilo e seguire i consigli dell'uccellino, che aveva proprio ragione! Alice fece subito amicizia con i suoi compagni e presto l'incubo dei suoi capelli divenne solo un brutto ricordo.