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 CLIMA CAMBIAMENTI

Volgiamo ringraziare tutti gli scienziati del centro ENEA e del CNR che ci hanno aiutato nell’affrontare un argomento tanto complesso ed importante per il futuro dell’uomo in particolare un grazie ai dottori: Federica G. Pannacciulli, Silvia Cocito, Meloni e Carlo Papucci .

Tutti ci stiamo domandando, ormai da parecchio tempo, cosa stia succedendo al clima e alla salute del nostro pianeta perché ormai da anni riceviamo una massa di informazioni assolutamente contrastanti tra loro. Quale è la verità, o esistono più verità, data la complessità del tema?

Per dare una risposta seria e scientifica ai nostri lettori, siamo andati a Levanto presso il Centro Ricerche Ambiente Marino dell’ENEA (Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente).

 

Qui quindici tecnici e venti ricercatori lavorano interdisciplinarmente, caso unico in Italia, per affrontare i problemi del mare da ogni punto di vista. Al centro, nato come laboratorio per lo studio della contaminazione radioattiva del mare, sono presenti: biologi, chimici, informatici, fisici ed altri specialisti. Tra le tante branche della scienza che studia il mare una delle più recenti è certamente l’ecologia-molecolare, disciplina nata da soli dieci anni, che risponde a domande di ecologia utilizzando dei marker genetici. A questo proposito al centro ENEA di Levanto (Santa Teresa) si sta studiando come risolvere il problema dei cirripedi che si attaccano alla chiglia delle navi diminuendone enormemente la velocità, con conseguenze di costi di manutenzione enormi.

 

I vari studiosi oggi sono in contatto con altri laboratori europei e si occupano anche di radioattività nell’Artico. Inoltre il dott. Roberto Meloni con altri colleghi, ogni anno si reca nella base Antartica italiana dove, tra l’altro, si controllano le grandi correnti che determinano il clima anche alle latitudini opposte.

Lo studio relativo a come si distribuiscono i diversi inquinanti nell’ambiente è una delle tante ricerche del centro perché risulta argomento molto più importante di quanto apparentemente possa sembrare al profano per la conoscenza e la prevenzione dell’inquinamento marino. Purtroppo solo negli ultimi anni è oggetto di studio unitamente all’inquinamento atmosferico.

 

Anche se nell’integrazione di questi studi le due comunità scientifiche, quella marina e quella che si occupa dell’atmosfera, hanno fatto solo piccoli passi, si tratta certamente di una via che deve essere continuata ed approfondita.

Abbiamo riferito parzialmente alcuni differenti aspetti degli studi e dei risultati che si stanno effettuando in questo momento nel centro ENEA, per dare almeno una vaga idea della complessità di questo tipo di ricerca. In realtà vari aspetti sono ben coordinati e finalizzati alla realizzazione di differenti progetti di cui uno è iniziato nell’ agosto ’99 e che è consegnato alle autorità di riferimento nel marzo 2003 evidenzia il da farsi per continuare questo tipo di lavoro.

 

Nella relazione le coste italiane sono state divise in 12 tipologie di morfotipi-costieri, mettendo in evidenza il fenomeno dell’erosione con un’apposita ricerca delle cause naturali ed antropiche. Come rimedio all’erosione sono in atti le opere di difesa costiera (difese rigide, pennelli, barriere…) e  i “ripascimenti”, ovvero la ricostruzione della spiaggia rimettendo la sabbia in loco. Per il futuro si ipotizza la possibilità di cercare, sotto il mare, la sabbia per i ripascimenti. Le variazioni di tipologie nella costa ci sono sempre state e fanno parte delle naturali modifiche che sempre si sono succedute nelle varie epoche. A questo proposito i geologi, in base alle attuali conoscenze, sono scettici nell’attribuire tutte le colpe agli interventi dell’uomo.

Contemporaneamente le attuali fluttuazioni termiche si discostano dal trend del passato e questo potrebbe dimostrare un’influenza anche delle attuali più alte temperature dei mari e del clima,  dopo aver preso in considerazione anche un trend legato alle macchie solari. In ogni caso vi è un trend, negli ultimi cinquanta anni, a vantaggio delle specie temperate rispetto alle boreali.  Tutto ciò potrebbe indicare un aumento di temperature del mare da uno a tre gradi nei prossimi cinquanta anni, come  l’innalzamento consistente delle acque, a meno che la natura non intervenga.

 

Il contenuto di questo studio, che qui sopra abbiamo solo cercato di accennare, ci dice la dott.ssa Federica G. Pannacciulli, ricercatrice scientifica, dovrebbe costituire la base per la determinazione di Linee Guida che il Ministero competente ha il compito di trasmettere alle Regioni al fine di integrare il programma “Gestione integrata della Zona Costiera” è parzialmente seguito anche a Levanto (Santa Teresa) e Genova, con collaborazioni universitarie anche di Parma e Pisa.

Il problema più complesso che gli scienziati  devono affrontare riguardo al clima è lo stabilire quanto ci sia di ciclico e quanto di definitivo. La diversa interpretazione dei dati a disposizione degli scienziati spiega le differenti, ed a volte contrastanti, opinioni. E’ un fatto incontestabile che nel ’99 si è registrato un anomalo

 

riscaldamento nel mar ligure e nel sud della Francia con conseguenti morie di gorgonie, spugne ed altri invertebrati molto sensibili alle variazioni ambientali. A detta degli studiosi il legnale più inquietante è che queste variazioni di temperatura sono riscontrabili anche in profondità e per un tempo anormalmente lungo. In ogni caso va anche precisato che non si può affermare categoricamente che la temperatura sia stata determinate in questa moria, ma potrebbe, per esempio, avere favorito la proliferazione di agenti patogeni ( alghe tossiche, virus, batteri…) che vengono moltiplicati dalle temperature più alte.
.Altro segnale significativo si ha dal fatto che nel ’98, il passaggio del famoso “Niño”, l’importantissima corrente che proviene dalle coste del sud-America, aveva ucciso, nell’Oceano Indiano (Maldive), tutte le madrepore della barriera corallina sino ad una considerevole profondità, senza a possibilità di conoscere quando potrà tornare come prima, anche se non mancano segni di ripresa.

A questo riguardo la dott.ssa Pannacciulli precisa:  “La teoria che sostengono gli USA è che i costi per l’osservanza delle regole stabilite a Kyoto, per il contenimento dell’inquinamento, sono troppo elevati rispetto alla attuale non certezza che questi ultimi cambiamenti climatici siano proprio dovuti ad un reale mutamento climatico. In realtà tra gli stessi scienziati vi è una notevole contrapposizione di vedute sull’argomento.

 

E’ in ogni caso incontestabile che la storia geologica ci mostra grandi cambiamenti anche quando non vi era alcun effetto inquinante”.

Come abbiamo accennato sopra, la complessità e la necessaria ampiezza di questo genere di studi ha portato, e porta tutt’oggi, alcuni dei nostri ricercatori anche ai punti più estremi del globo, grazie alla base permanente che l’Italia ha in Antartide e alle spedizioni scientifiche in Artide ed alle isole Svalbard in particolare.

 

A questo proposito l’origine e la storia dei nomi Artide ed Antartide ci sembra meritino una piccola divagazione. Il nome Arktikos (dal greco arktos: orso) fu coniato dai filosofi greci del IV secolo a.C. che vollero così indicare l’emisfero nord segnalato dalla stella polare, appartenente alla costellazione dell’Orsa Minore, individuata da Talete di Mileto. Per opposizione il Polo Sud fu chiamato Antarktikos. Spetta ai filosofi greci anche  il merito di aver immaginato per primi la sfericità della Terra (Pitagora). Questo pensiero, ripreso poi da Claudio Tolomeo di Alessandria (II secolo d.C.) e tradotto, nel 1410, in latino e francese riporta in auge gli studi, ignorati nel Medio Evo, sulla sfericità della Terra ed i relativi viaggi di scoperta.

 

 

Anche nel XXI secolo dal centro ENEA di Levanto, ogni anno, parte una missione scientifica che dispone in Antartide, oltre alla base italiana, anche di una nave attrezzata per i necessari rilevamenti scientifici. La sua posizione e le sue caratteristiche fisiche fanno del Polo Sud  un luogo privilegiato per l’approfondimento di ricerche scientifiche in vari settori, l’inquinamento, lo studio delle correnti che determinano il clima su tutta la Terra, oltre le ricerche cosmologiche ed esperimenti spaziali. Qui i tre oceani: Atlantico, Pacifico ed Indiano raggiungono le latitudini più meridionali e si fondono in un’unica massa d’acqua,  l’Oceano Australe, l’unico oceano la cui estensione, sia ad est che ad ovest, non è limitata da masse di terra continentale. Ne consegue che la corrente circumpolare permette un progressivo scambio di calore, di sostanze nutritive, di ossigeno ed anidride carbonica con i tre grandi oceani con i quali viene a contatto. Gli studi relativi alle correnti ed allo scambio di calore sono di fondamentale importanza per la conoscenza e la determinazione dei cambiamenti climatici sino al Polo Nord poiché è qui che si formano le grandi correnti che determinano il clima del globo. 

La varietà di vegetali  e microrganismi alla base della catena alimentare, è favorita dalle basse temperature dell’Oceano Australe che aumentano la solubilità dell’anidride carbonica e dell’ossigeno nell’acqua e ne facilitano il loro utilizzo da parte dei vegetali per la fotosintesi e degli animali marini per la respirazione.

Agli antipodi, ed in particolare alle isole Svalbard (800 Km. dal Polo Nord), gli scienziati controllano il punto di formazione delle così dette acque dense ( perché qui trovano il freddo e sprofondano) responsabili del ricambio delle acque nell’Atlantico e causa della formazione dell’importante Corrente del Golfo. Gli scienziati definiscono questo punto “motore attivo” in quanto determinate per la corrente oceanica.

Informazioni turistiche sulle isole Svalbard:

Ente Norvegese per il Turismo, C.so XXII Marzo 4, 20135 Milano; tel. 02. 55 19 48 87; www.norvegia.org  ; italy@ntr.no

www.svalbard.com  ; sito della guida artica Stefano Poli: www.poliactici.com

Un’ altra importante motivazione che spinge scienziati di tutto il mondo alle Svalbard è l’inquinamento radioattivo. Nella penisola di Kola sono presenti e continuamente monitorati: otto sommergibili con reattore nucleare, 240 sommergibili dismessi  e mantenuti a cielo aperto(tutti appartenenti all’ex-Unione Sovietica, secondo fonti NATO).

L’Unione Europea ha fatto due programmi per lo studio dei processi di inquinamento nel lungo periodo. Il rilascio massimo di radioattività, per i reattori nucleari, è previsto per il 2050 e non dovrebbe essere pericoloso a livello mondiale in quanto il mare ha più resistenza dell’aria ai processi di conservazione dell’inquinante rispetto all’aria.

Il dott. Carlo Papucci, dell’ENEA, ci ha spiegato che i rifiuti radioattivi in mare sono inertizzati e trattati, a differenza di quelli che si trovano nell’aria che si spostano a grande velocità. Quindi la dispersione in mare è molto lenta, nonostante ciò sono state prese diverse misure di protezione, come l’isolamento con plastica dura dei reattori (furfurolo). Il mare smorza, in ogni caso, la dispersione di radioattività, mentre, come si diceva sopra, l’aria la trasmette velocemente e direttamente. A questo proposito il dott. Papucci precisa che: “I tassi di radioattività in questo mare sono molto bassi, ma utili per le valutazioni scientifiche. Lo scopo dei nostri studi è quello di lavorare per i nostri figli e nipoti, qui cerchiamo di mettere a punto previsioni e modelli che permetteranno ai governi di intervenire in tempo in caso di futuri rilasci di radioattività”.

Le isole Svalbard non sono solo un centro di ricerca internazionale, ma anche un’interessante meta turistica, con un volo diretto oltre visitare la fauna e la flora locali si gode di un clima mitigato dalla Corrente del Golfo, che permette in estate un clima non diverso da Livigno, sulle nostre Alpi. Infatti nella stagione estiva la media è di 5 gradi, ma arriva anche a 18-20! Mentre in inverno si abbassa a –15, ma raggiunge anche i –56. Scoperte dall’olandese Willem Barents, queste isole furono la base stagionale per i cacciatori di balene e pellicce, sino a che nel 1899 vi si individuarono ricche miniere di carbone, ancora estratto a Bartentsburg, località abitata solo dai russi. In località Kongsfjiord (Baia dei Re), dal 1968 centro scientifico internazionale, sorge anche la base del CNR “Dirigibile Italia”, così denominata in memoria della sfortunatissima spedizione in dirigibile da parte di Umberto Nobile, che nel 1928 partì da qui nel tentativo di raggiungere il Polo Nord.