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STORIE DI CORAGGIO FEMMINILE, SPESSO SOLITARIO, SEMPRE DIFFICILISSIMO. La deputata olandese di origine somala Ayaan Hirsi già nel mirino dei fondamentalisti per la partecipazione alla stesura del contestato film Submission, costato la vita all'autore Theo Van Gog, è stata aggredita anche dai politici olandesi, le è stato ritirato il passaporto perché aveva mentito al momento della compilazione della domanda d'asilo. Terribile il silenzio di una gran parte delle donne immigrate per le quali si è sempre battuta. Secondo un sondaggio americano intitolato "What muslim women want", condotto attraverso 8.000 interviste a donne mussulmane che vivono in paesi a prevalenza mussulmana, mote delle intervistate associano all'Occidente i concetti di parità dei sessi, di voto libero, lavoro fuori casa e guida dell'auto. Allo stesso tempo è emersa una dura critica relativa alla "crociata" che il mondo cristiano ha intrapreso per i diritti delle donne nel Medio Oriente, allo stereotipo femminile Occidentale proposto da Tv e film che viene considerato "pornografico". Dall'inchiesta emerge che la donna mussulmana è orgogliosa di portare il velo che non è visto come limitante alla ricerca della parità e dell'emancipazione. Secondo Asma Khader, ex vice premier giordana, le donne mussulmane vigliono aprirsi alla modernizzazione, ma non accettano che molti occidentali vogliano imporre il loro punto di vista. Leggendo tra le righe del rapporto si evince che la donna che rompe clamorosamente con la tradizione difficilmente trova appoggio all'interno delle donne della comunità. Cosa che è sempre accaduta e ancora accade anche nel progredito occidente. Hirsi Ali e Suad, quest'ultima arsa viva, ma sopravvissuta, temono ancora la vendetta anche se vivono in occidente. Anche Malalai Jova, deputato afgano, e Mukhatar Mai, vittima di uno stupro di gruppo, vivono sotto minaccia per essersi ribellate alla tradizione. Chi si trova in questa condizione è esposta a gravissimi pericoli, le stesse donne sono le prime a marginalizzare colei che non si piega ai principi della tradizione, proprio come è sempre accaduto alle sufragette anche se in termini differenti. Shirin Ebadi, avvocato e premio Nobel, dice: "Di donne come me ce ne sono migliaia, solo che non le vedete perché non hanno vinto il premio Nobel". Possiamo tristemente concludere che le donne sia occidentali che orientali hanno ancora molta strada da percorrere prima di solidarizzare e divenire una forza, anche politica, capace di imporre le proprie idee senza lasciarsi influenzare dalle forti correnti delle reciproche tradizioni. Forse questo potrà accadere solo quando smetteranno, le più, di sentirsi in concorrenza tra loro e perdere tempo ed energie per assecondare lo status quo. |