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DIABETE

Secondo l' "Archives of Internal Medicine" della Johns Hopkins University School of Medicine il diabete di tipo 2 è ben tenuto sotto controllo dal vecchi farmaco metformina e dalle classiche solfoniluree, rispetto alle nuove costose (tiazolidindioni) anche 4 volte in più. Tutti, tranne la metformina, fanno aumentare di peso. I nuovi farmaci sono migliori nell'abbassare gli zuccheri senza pericolose oscillazioni, e nell'innalzare , di poco, il livello di colesterolo buono (Hdl); da: L'Espresso, 18.10.07. Questa nota è riportata al solo scopo di aumentare le fonti di informazione per una informazione più poliedrica.                                                                                               Informazioni per i diabetici da: www.diabeteteitalia.it

DIABETE: IL PANCREAS RICOMINCIA A FUNZIONARE CON EXENATIDE
Un anno di studio ha permesso di dimostrare come exenatide sia in grado di migliorare la funzionalità delle cellule beta del pancreas. I dati sono stati presentati oggi al 43° Congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) in corso ad Amsterdam. Exenatide conferma, inoltre, di essere l’unico trattamento antidiabetico non orale in grado di far perdere peso

Exenatide

Exenatide è il primo agente di una nuova classe di farmaci per il trattamento del diabete di tipo 2, chiamati incretino-mimetici, e possiede gli stessi effetti di un ormone umano, il GLP-1 (glucagon-like peptide 1). Il GLP-1, secreto in risposta all’introito di cibo, ha effetti multipli su stomaco, fegato, pancreas e cervello, che contribuiscono, tutti insieme, a regolare i livelli glicemici. Gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo ad aver ricevuto l'autorizzazione per l’immissione in commercio di exenatide. Alla fine del 2006 exenatide ha avuto l’approvazione europea dell’European Agency for the Evaluation of Medicinal Products (EMEA) e sarà disponibile in Italia nei prossimi mesi.

Gli effetti collaterali associati al trattamento con exenatide sono risultati sovrapponibili a quelli osservati in studi precedenti. L’effetto collaterale più comune è risultato essere la nausea, di entità lieve-moderata, che coinvolge circa la metà dei pazienti e generalmente diminuisce con il tempo. I soggetti trattati con exenatide hanno mostrato un’incidenza più bassa di ipoglicemia rispetto ai soggetti in terapia con insulina gl’argine (8.3% versus 24.2%, rispettivamente).

AMSTERDAM, PAESI BASSI, 18 settembre 2007 – Un anno di terapia con exenatide, rispetto all’insulina glargine, migliora notevolmente diversi indici della funzionalità delle cellule beta, oltre a determinare i miglioramenti glicemici.  Lo dimostra uno studio presentato oggi ad Amsterdam nel corso del 43° Congresso dell’Associazione Europea per lo Studio del Diabete (EASD) che ha posto a confronto il trattamento con iniezioni di exenatide e l’insulina glargine sulla funzionalità delle cellule beta (ß-cellule), il controllo glicemico e il peso in persone affette da diabete di tipo 2.

 

“Precedenti studi su exenatide avevano già dimostrato un miglioramento complessivo della glicemia paragonabile a quello ottenuto con insulina glargine, accompagnato da una migliorata funzionalità delle ß-cellule” ha dichiarato Emanuele Bosi, Direttore della U.O. di Medicina e Diabetologia dell’Universita’ Vita-Salute Ospedale San Raffaele di Milano. “Questo studio conferma i risultati precedenti e dimostra che l’aggiunta di exenatide migliora significativamente la funzionalità delle cellule beta in risposta sia al glucosio, sia all’arginina”.

I risultati dello studio hanno dimostrato, inoltre, che dopo un anno di terapia i pazienti trattati con exenatide hanno perso peso, in contrapposizione all’aumento osservato nei pazienti trattati con glargine. In particolare i pazienti in trattamento con exenatide hanno perso 3.6 ± 0.6 kg, mentre quelli in trattamento con insulina glargine sono aumentati in media di 1.0 ± 0.8 kg. La differenza ponderale totale tra i gruppi di exenatide e di insulina glargine è stata pari a 4,6 kg.

“Quando al diabetico di tipo 2 viene consigliato il passaggio da ipoglicemizzante orale a insulina si va incontro a due tipi di problemi” commenta Vera Buondonno Lombardi, Presidente Fand (Associazione Italiana Diabetici). “Il primo di natura psicologica, in quanto il paziente si sente in qualche modo costretto a utilizzare l’ultimo trattamento a disposizione, e il secondo di natura ‘fisica’, in quanto il passaggio a insulina comporta un aumento di peso significativo e i problemi ad esso associati. L’arrivo di exenatide – conclude la Lombardi – può rappresentare, quindi, una nuova strada che risolve in parte, ma efficacemente, questo tipo di problemi. Il suo effetto registrato sulla funzionalità delle cellule beta del pancreas, inoltre, è una speranza in più per chi è affetto da questa patologia”.

Il disegno e i risultati dello studio

In questo studio randomizzato, 69 diabetici di tipo 2 che erano stati trattati con exenatide (5 mcg BID per 4 settimane e da 10 mcg BID a 20 mcg TID per il resto dell’anno) o insulina glargine (entrambi in associazione a metformina) sono stati posti a confronto sulla base di misurazioni della funzionalità delle cellule beta, del controllo glicemico e delle variazioni ponderali dopo un anno (52 settimane) di trattamento.

 

In questo studio, i diabetici di tipo 2 che hanno utilizzato exenatide per un anno, rispetto a quelli trattati con insulina glargine, hanno mostrato miglioramenti significativi della funzionalità delle cellule beta misurata attraverso la secrezione di C-peptide (un peptide associato alla produzione di insulina), stimolata da arginino o da glucosio.

 

Cos’è un incretino-mimetico?

Un incretino-mimetico mima l'azione di un ormone incretinico naturale (il GLP‑1) stimolando la secrezione di insulina con modalità glucoso-dipendente, ed esercitando altre azioni ipoglicemizzanti proprie di tale ormone. Queste azioni includono:

·         inibizione del rilascio di glucagone dopo i pasti

·         stimolo del senso di sazietà

·         rallentamento dei tempi di svuotamento gastrico.

·         in studi condotti sugli animali, il trattamento con incretino-mimetici ha avuto come risultato il mantenimento e la formazione di nuove cellule beta.

   

Senza Controllo: così il diabete in Europa secondo una nuova indagine sui pazienti

Preoccupanti i dati relativi alla gestione della patologia da parte delle persone affette da diabete di tipo II non adeguatamente controllate con antidiabetici orali, raccolti nei principali paesi europei dalla Federazione Internazionale del Diabete (IDF). Sottovalutata la patologia nel 75% dei casi, l’80% dei pazienti non riesce a controllarsi anche se vorrebbe. Timore diffuso per il passaggio all’insulina e per l’aumento ponderale. E’ allarme complicanze.

Erbusco (BS) 01/07/2007: In crescita, sottovalutato e poco controllato. Questa la fotografia del diabete ottenuta dall’IDF (l’International Diabetes Federation)  dopo cinque mesi di analisi e studio di oltre 750 pazienti dei principali Paesi europei con diabete di tipo II non adeguatamente controllati con antidiabetici orali.

Le conseguenze di un diabete non controllato sono devastanti per i pazienti: tra queste, problemi agli occhi e cecità, insufficienza renale, problemi nervosi, infarto e morte prematura. Fino ad oggi, la risposta medica si è focalizzata sul raggiungimento di un controllo ottimale della glicemia nel corso della vita. Tuttavia, come dimostra la relazione, questo non sta funzionando. Sono urgentemente necessari in tutta Europa approcci nuovi e flessibili” ha commentato il Dr Tony O’Sullivan, Presidente di IDF Europe.

Il controllo che le persone con diabete  ottengono con gli antidiabetici orali è inadeguato e vivono con un falso senso di sicurezza circa la gravità della malattia.  L’indagine ha rivelato che oltre tre quarti dei pazienti di tutta Europa ritengono erroneamente che la propria condizione, in realtà scarsamente controllata, sia ben gestita, e quasi la metà crede di avere una forma “lieve” di diabete.  La relazione Choose Control rivela una serie di gravi incongruenze tra il modo in cui i pazienti percepiscono la gravità della loro malattia e la situazione reale.

Per la prima volta, si sono cercate delle risposte per spiegare il motivo per cui coloro che vivono nella ‘zona d’ombra’ del trattamento diabetico non riescono ad ottenere il controllo della malattia. Centrali, tra le conclusioni della relazione, alcuni risultati da cui emerge l’entità del problema:

·         Quasi la metà dei diabetici intervistati ritiene di avere una forma “lieve” di diabete, nonostante la durata e la gravità della malattia

·         3 su 4 ritengono di avere un buon controllo del diabete, nonostante il loro medico ne abbia riconosciuto uno scarso controllo

·         Gran parte dei pazienti non comprende pienamente i target di HbA1c e la sua importanza, nonostante rappresenti una priorità riconosciuta a livello istituzionale

·         L’80% degli intervistati vorrebbe avere il diabete sotto controllo, ma non riesce, e segnala il controllo del peso come principale difficoltà

·         Molti pazienti temono l’insulina – considerandola l’”ultima spiaggia” nonostante i comprovati benefici sulla salute che potrebbero trarne

Il diabete è una malattia grave, che, se scarsamente controllata, è associata a complicanze a lungo termine e a mortalità [UKPDS 33 Lancet 1998]. Tutti i pazienti intervistati in ‘Choose Control’ presentano uno scarso controllo della malattia. Tuttavia, è chiaro dalla maggior parte degli intervistati che:

·         molti pazienti non sono consapevoli della gravità del diabete, ritenendo erroneamente di soffrire di una forma “lieve” e di non correre un rischio elevato di complicanze

·         gli operatori sanitari non sembrano comunicare efficacemente ai diabetici di tipo 2 la gravità della malattia da cui sono affetti, le conseguenze a lungo termine, e la necessità di raggiungere i target di HbA1c

Il diabete di tipo 2 ha chiaramente ripercussioni negative sulla vita dei pazienti, sia a livello fisico che psicologico, e molti trovano difficile contrastare la malattia. IDF Europe conclude che per fornire un valido aiuto alle persone affette da diabete di tipo 2 risulterà fondamentale:

·         fornire strategie di intervento pratico che consentano loro di modificare determinate abitudini – la perdita di peso, per esempio, può essere un fattore motivante positivo

·         sensibilizzare e migliorare la comprensione di quanto sia importante il raggiungimento dei target di HbA1c

 

Le raccomandazioni di IDF Europe includono:

·         sensibilizzare in materia di HbA1c – valore e utilità - in modo da fornire loro gli strumenti per agire adeguatamente qualora il diabete risulti incontrollato

·         educare i diabetici di tipo 2 in materia di insulina: discutere dei loro timori e non utilizzarla come minaccia nelle prime fasi della malattia. Fornire loro migliori strategie di gestione della patologia che possano aiutarli ad ottenere un controllo efficace

CHICAGO, USA, 22 giugno 2007 – Il nuovo trattamento presto a disposizione di diabetologi e diabetici italiani per il trattamento del diabete di tipo 2, exenatide, dimostra oltre a un’efficacia paragonabile a quella di insulina Glargine, di essere l’unico trattamento antidiabetico non orale in grado di far perdere peso e di migliorare la funzionalità delle beta cellule. Le nuove evidenze scientifiche su exenatide, sviluppato grazie allo studio del metabolismo della lucertola Gila Monster, sono state presentate oggi durante il 67° Congresso dell’American Diabetes Association, in corso in questi giorni a Chicago

Exenatide, il primo di una nuova classe di farmaci detti incretino-mimetici, dopo aver ricevuto l’approvazione FDA, ha ottenuto, al termine del 2006, quella europea dell’EMEA e sarà disponibile in Italia nei prossimi 8 mesi. Negli Stati Uniti, dove è utilizzato da oltre due anni, è stata registrata una preferenza da parte delle donne.

 

“La maggiore compliance per questo trattamento da parte delle donne si può spiegare con la maggiore attenzione che ha il sesso femminile per il proprio corpo e la capacità di exenatide di far perdere peso. Inoltre, l’aspettativa di vita solitamente maggiore rispetto all’uomo costringe le donne diabetiche a più lunghi periodi di trattamento con insulina e, quindi, ad un aumento di peso che exenatide potrebbe consentire invece di evitare” aggiunge Giorgino.

“Il meccanismo d’azione di exenatide, volto a recuperare la funzionalità delle beta cellule, dimostra di avere pari efficacia rispetto alla somministrazione di insulina per via iniettiva” ha osservato Francesco Giorgino, Direttore dell’U.O. di Endocrinologia presso l’Azienda Ospedaliera Policlinico di Bari e professore ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell’Università degli Studi di Bari. “Gli studi presentati dimostrano come aggiungere exenatide al farmaco orale prima dell'uso dell'insulina può aiutare i diabetici di tipo 2 ad ottenere lo stesso controllo glicemico che si ottiene con l’uso di insulina e, al contempo, a perdere peso

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Lo studio di efficacia e sicurezza lungo tre anni

Amylin Pharmaceuticals e Eli Lilly and Company hanno annunciato i risultati di uno studio della durata di tre anni, in aperto, che dimostrano come il trattamento con iniezioni di exenatide sia associato ad un controllo sostenuto della glicemia e ad una perdita di peso progressiva in pazienti diabetici di tipo 2.

In questo studio di estensione in aperto, 217 pazienti diabetici di tipo 2, non in grado di ottenere un controllo glicemico adeguato solo con i farmaci orali (metformina e/o sulfonilurea), sono stati trattati con exenatide (10 mcg due volte al giorno) oltre al farmaco/i orale/i per tre anni. I partecipanti allo studio trattati con exenatide e farmaco/i orale/i hanno riportato riduzioni sostenute della glicemia (valutata attraverso i livelli di emoglobina glicosilata (HbA1C)), e della glicemia a digiuno. Dopo tre anni di trattamento con exenatide, il 46 per cento dei partecipanti allo studio ha raggiunto il livello target di HbA1C raccomandato dall’American Diabetes Association, pari al 7 per cento, e il 30 per cento dei partecipanti ha raggiunto un’HbA1C pari al 6,5%. La perdita di peso è stata progressiva: i partecipanti hanno perso in media 5,3 ± 0,40 kg in tre anni. Inoltre, un paziente su quattro ha perso una media di 13,0 kg.

Il miglioramento della funzionalità del pancreas

In questo studio, inoltre, è stato valutato l’effetto del trattamento con exenatide sulla funzionalità delle cellule beta del pancreas in un sottogruppo di 92 partecipanti, L’HOMA-B score, una misura della funzionalità delle ß-cellule pancreatiche, è migliorato del 17 per cento rispetto al basale dopo tre anni

Lo studio comparativo con insulina

Presentata anche una ricerca clinica che ha messo a confronto il trattamento con iniezione di exenatide e insulina glargine in pazienti diabetici di tipo 2. I risultati hanno dimostrato miglioramenti del controllo glicemico comparabili per le terapie con exenatide e insulina glargine, con perdita di peso e minore incidenza di ipoglicemia associate alla terapia con exenatide.

ancora sull'Exenatide: DIABETE UN FARMACO RIVOLUZIONARIO  
Il prof. Francesco Dotta, direttore dell’Unità Operativa di diabetologia dell’Università di Siena ha definito così l’Exenatide: “Non siamo di fronte ad un “altro farmaco” per il trattamento del diabete, ma ad un “diverso” farmaco la cui azione, non solo di protezione ma anche di rigenerazione delle cellule beta, rende potenzialmente reversibile una patologia che si sta diffondendo a macchia d’olio. La sua azione segue i processi fisiologici dell’organismo e questo porta tra i vantaggi anche quello di stimolare la produzione di insulina solo se necessario e quindi di controllare più efficacemente il peso”.  L’Exenatide è un rivoluzionario antidiabetico ottenuto da una lucertola, recentemente approvato dall’FDA (Food and Drag Amministraton), sarà presto sottoposto anche all’approvazione dell’EMEA. Dal congresso dell’Associazione Medici Diabetologi, che si è tenuta a Genova nel maggio 2005, è emersa la fondata speranza che questo farmaco sarà disponibile in Europa a partire dal 2006.
In fase di sperimentazione clinica,l’Exenatide ha dimostrato di essere in grado di migliorare il controllo glicemico, abbassando sia i livelli di glicemia postprandali, sia quelli a digiuno, portando ad un migliore controllo a lungo termine dell’emoglobina glicosilata. E’ stato anche dimostrato che il farmaco svolge questa azione in diversi modi, tra i quali la stimolazione della secrezione insulinica, solo nel momento in cui la glicemia è elevata, e ripristinando l’attività delle cellule pancreatiche che producono insulina (le cellule beta). La maggior parte dei pazienti  partecipante agli studi clinici ha anche ottenuto un considerevole calo di peso.