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Fino a sei anni fa non esistevano cure per questa malattia

A parità di quantità Avastin costa 20 euro mentre Lucentis ne costa 1200 euro

200 MILA ITALIANI A RISCHIO DI CECITA’. E SE TU FOSSI UNO DI LORO?

RISCHIO CECITA' IN ITALIA:200 MILA PERSONE

In Italia 200 mila persone sono a rischio di cecità o se andrà bene metà di loro potranno ancora vedere mentre il resto potrà solo sentire alla radio i commenti delle partite di calcio.

E’ questo l’allarme che la Società Oftalmologica Italiana lancia in occasione della presentazione del libro bianco di denuncia sul trattamento della degenerazione maculare senile, una malattia che colpisce 1 persona su 3 dopo i 75 anni.

Fino a sei anni fa non esistevano cure per questa malattia gravemente invalidante ma, improvvisamente e casualmente, si scoprì che un farmaco utilizzato per la cura del cancro del colon - l’Avastin - aveva effetti positivi sull’evoluzione della maculopatia nei pazienti che oltre alla presenza del tumore del colon soffrivano anche della impegnativa malattia oculare.

Da quel momento Avastin venne utilizzato in tutto il mondo. Ed ancora oggi viene utilizzato su milioni di pazienti.

Oggi, però, ci sono circa 200.000 pazienti che non hanno più diritto di accesso a questa cura primaria: questo in seguito a delle difficoltà di impiego di Avastin che si sono sorprendentemente venute a creare solo nel nostro Paese

 Al seguente link potrai trovare copia del libro bianco redatto da SOI http://www.sedesoi.com/pdf/doc_uff_posizione_soi.pdf

 Matteo Piovella Presidente della Società Oftalmologica Italiana afferma:  "...è per questo che abbiamo redatto un documento di denuncia e di indicazioni che abbiamo sottoposto alle principali Associazioni di consumatori italiani quali Adiconsum e  Altroconsumo.

Appoggiamo l’iniziativa della SOI  a tutela dei pazienti affetti dalla maculopatia – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – Chiediamo all’AIFA di attivarsi e di fare chiarezza al più presto, perché in gioco c’è la salute di 200.000 pazienti.

Se tu fossi uno dei 200 mila italiani che senza un farmaco sono a rischio di cecità che faresti?

A questo proposito abbiamo presentato il primo libro bianco che farà chiarezza su questa importante malattia che colpisce 1 persona su 3 dopo i 75 anni.

Fino a sei anni fa non esistevano cure per questa malattia gravemente invalidante ma, improvvisamente e casualmente, si è scoperto che un farmaco utilizzato per la cura del cancro del colon - l’Avastin - aveva effetti positivi sull’evoluzione della maculopatia nei pazienti che oltre alla presenza del tumore del colon soffrivano anche della impegnativa malattia oculare.

Da quel momento Avastin venne utilizzato in tutto il mondo. Ed ancora oggi, ad eccezione della sola Italia, viene utilizzato su milioni di pazienti: un utilizzo off-label in quanto l’uso dell’Avastin era stato approvato per la cura del tumore al colon e l’utilizzo per la maculopatia non era specificatamente contemplato nel suo foglietto illustrativo.

La rilevanza scientifica dell’Avastin  ha indotto, addirittura, la FDA americana a ridurre il percorso temporale di osservazione normalmente adottato prima di poter utilizzare un farmaco, in modo da garantire alla popolazione l’accesso a questa cura in quanto unica ed insostituibile per efficacia terapeutica. Una recente survey di Retina la rivista scientifica più importante al mondo nel campo delle malattie oculari della retina conferma che 9 oculisti su 10 in tutto il mondo utilizzano normalmente Avastin.

Oggi, però, ci sono circa 200.000 pazienti che non potranno più accedere a questa terapia.

Dopo tre anni dalla scoperta dei vantaggi connessi all’uso di Avastin, l’azienda titolare Genentech produce un così detto “farmaco clone o gemello” di Avastin , chiamato “Lucentis” e ne concede la commercializzazione extra USA all’Azienda Novartis la quale immediatamente provvede a far approvare per il Lucentis (clone di Avastin) l’indicazione per la cura della maculopatia. Da allora la situazione è la seguente: Lucentis diventa l’unico farmaco con indicazione “espressa” per la cura della maculopatia ed Avastin, invece, resta farmaco off-label  nonostante l’equivalenza dei due farmaci sia per efficacia che per sicurezza (numero di complicazioni dovute al loro utilizzo) - spiega Matteo Piovella, Presidente della SOI.

Negli Stati Uniti, Avastin viene utilizzato nel 60% dei pazienti. In Inghilterra e Germania nel 40% in Spagna ed in Italia (fino ad oggi) nel 90% dei casi.

In Italia, però la situazione è destinata a cambiare radicalmente e nel 2013, a causa di una complessità di sistema che governa il settore sanitario, si dovranno reperire oltre 400 milioni di euro per far fronte all’esigenza sanitaria della popolazione affetta da maculopatia legata all’età e passare dall’utilizzo di Avastin a quello del Lucentis.

Numeri che sono destinati ad accrescere ulteriormente, con l’approvazione di Lucentis per la cura dell’edema maculare diabetico. I diabetici clinici o pre-clinici sono 5 milioni in Italia e quindi di conseguenza triplicherà l’uso di Lucentis.

Invero l’unica differenza tra i due farmaci è che il Lucentis presenta un prezzo al pubblico 60 volte maggiore rispetto ad Avastin: a parità di quantità Avastin costa 20 euro mentre Lucentis ne costa 1200 euro. Per questo, il SSN dovrà reperire oltre 1 miliardo di euro solo per il 2013 o, in alternativa, decidere di impedire a tutti i pazienti l’accesso alle cure di cui necessitano.

MEDICINE PER IL CERVELLO

Gli scienziati negli ultimi decenni hanno iniziato a scoprire le complesse interazioni tra alcuni sistemi del nostro corpo, cioè tra: psiche, ormoni e apparato immunitario.
L'approfondimento delle conoscenze neurobiologiche su cosa precisamente vada in tilt, nei casi di "stress", permette di puntare al miglioramento della qualità della vita di moltissime persone. E' dimostrato che le situazioni di stess cronico, stimolando la produzione di ormoni glicocorticoroci, che influenzano quell'area del cervello detta ippocampo con riverberi sulla memoria e sulle funzioni cognitive in generale, praticamente rendono la persona "smemorata" al punto da creargli
 difficoltà nelle normali relazioni ed ancor più in quelle lavorative, soprattutto se si tratta di lavoro intellettuale. Prevenire psicologicamente e/o farmacologicamente lo stress e le sue conseguenze è possibile anche quando il fatto appare inevitabilmente legato all'età.

Su questi presupposti, possiamo essere ottimisti riguardo alla soluzione dei più gravi problemi di alcuni casi dei così detti "esaurimenti nervosi" che si possono verificare anche in giovane età a seguito di gravi "lutti"; il divorzio, ad esempio, può essere una specie di lutto, come la solitudine e le gravissime tensioni familiari e/o sul posto di lavoro (la contemporaneità di questi fattori aggrava le conseguenze).

Nel nostro cervello, che pesa da un chilo e mezzo a due scarsi, corrono cablaggi elettrochimici pari a quattro giri dell'Equatore: 160.000 chilometri, ed ogni istante sono state calcolate 10.000 reazioni biochimiche; questi dati ci possono far intuire quanto questo organo sia importante per il nostro benessere.
La complessità anatomica e funzionale del cervello purtroppo, non solo in passato (vedi le cure con elettrochoc di antica memoria), ha dato luogo a numerosi equivoci. Attualmente l'aggiornamento farmacologico, di medici e specialisti, è frequentemente affidato a rappresentanti delle stesse case farmaceutiche che sono in concorrenza per la produzione di farmaci identici o simili. Questa situazione fa si che il medico generico, ma anche i numerosi specialisti del settore, non sempre dispongano di una informazione
 assolutamente obbiettiva. L'enorme numero di farmaci in commercio non facilita certo una assoluta ed imparziale informazione.
La "colpa" può anche essere dello stesso paziente che non ha le idee chiare e quindi capita che, a caso, si rivolga allo psicologo piuttosto che al neurologo o allo psicanalista senza capire bene quali siano le differenti competenze. Più difficilmente si interpella lo psichiatra lasciato, erroneamente, solo ai casi di gravi ed evidenti manifestazioni di follia.
Fondamentale è l'onestà dello specialista; in questi casi è importante anche la sensibilità e l'intelligenza individuale, che non ha nulla a che fare con il pezzo di carta di una laurea
Non facciamo di tutta l'erba un fascio, come sempre esistono professionisti degnissimi di questo nome a cui numerosi pazienti devono la stessa vita; purtroppo i "facili" guadagni e la presunzione talora distraggono dal vero obbiettivo che dovrebbe essere la salute del paziente.
 
Il consiglio che si può dare è quello di informarsi e, se necessario, provare differenti strade sino a raggiungere l'obbiettivo del benessere che spetta a tutti noi; tanto più oggi che la scienza ci mette a disposizione un ventaglio enorme di possibilità.
 
Il consiglio che si può dare è quello di informarsi e, se necessario, provare differenti strade sino a raggiungere l'obbiettivo del benessere che spetta a tutti noi; tanto più oggi che la scienza ci mette a disposizione un ventaglio enorme di possibilità.
Dopo aver scelto con cura lo specialista, ricordando che molti medicinali guariscono una persona, ma non sono affatto indicati per un'altra
 (vedi quelli che favoriscono il sonno e/o un'apparente controllo dei disturbi ansiosi, ma possono deprimere l'umore).
Troppo facilmente, alcuni di noi, fanno uso di psicofarmaci senza conoscere le grandi differenze che esistono tra i vari prodotti e non sapendo a quali problemi si può andare incontro se il farmaco è male indicato per la patologia in atto.

 
Comunque vale sempre una regola vecchia maniera, chi soffre di problemi nervosi ha anzitutto bisogno di affetto e comprensione, amici e familiari possono essere il primo medicamento di grande efficacia, meglio se in accordo con un bravo specialista, come altrettanto determinante può essere l'uso contemporaneo del giusto farmaco.
Oggi esistono farmaci che, agendo direttamente sui neurotrasmettitori del cervello, aiutano il paziente a ritrovare equilibrio e serenità al punto da permettergli di riuscire nuovamente ad affrontare i problemi di tutti i giorni e/o i grandi dolori della vita.
Anche le più semplici fobie possono essere trattate con successo proprio grazie ad una oculatissima scelta del giusto specialista ed altrettanto adeguato medicinale.
Lo stesso specialista non è in grado di prevedere completamente le reazioni che un farmaco può avere su ciascun individuo; quindi è importante riferire gli effetti collaterali, se sono degni di nota, e considerare segno di serietà professionale il cambio, da parte del medico, di tipo di farmaco.
Buone notizie anche per chi soffre di
"mal di testa".
 
L'International Headache Society, l'Ente Morale che riunisce i maggiori studiosi di Cefalee, ha stabilito di comprendere anche una sezione in lingua italiana; ora il presidente di quest'ultima, il prof. Giuseppe Nappi (direttore scientifico del "Mondino", Centro di Studi Neurologigi di Pavia) dovrà ampliare il suo impegno scientifico nella lotta al mal di testa in tutti i paesi del mondo, con consistenti comunità italiane, al fine di ottenere dai vari Governi il riconoscimento delle forme più gravi di Cefalee come malattie sociali.
 
La delegata dell'Organizzazione Mondiale della Sanità di Ginevra, l'italiana Matilde Leonardi ha puntualizzato, in una prima riunione svoltasi nella stessa Ginevra, che da quando si è smesso di valutare il peso sociale delle varie malattie esclusivamente dal punto di vista della "mortalità" e ci si è occupati anche della "disabilità", le cefalee (mal di testa) sono balzate al 4° posto ( prima erano escluse dalle prime dieci) dopo le Infettive, le Respiratorie e le Cardiovascolari. Siamo quindi in attesa di rapidi e consistenti sviluppi; nel frattempo il malato deve sapere che esistono centri che sono all'avanguardia in questo tipo di cure, nemmeno tanto lontano da casa nostra, vedi il "Mondino" di Pavia. Qui è bene rivolgersi anche per avere semplicemente indicazioni sulla possibilità di altre strutture, altrettanto specializzate, e forse ancora più vicine.
Cambiando completamente argomento, la paralisi cerebrale infantile è una delle tante malattie che si possono meglio curare grazie ai risultati dei più recenti studi. In questo caso parliamo del trattamento con la tossina botulinica (proprio quella che può causare la morte in caso di conserve, in particolare sott'olio, mal sterilizzate). Questo trattamento ottiene effetti direttamente correlati con la chemodenervazione provocata localmente, quindi una riduzione della spasticità ed un aumento dell'estensibilità passiva dei muscoli raggiunti con l'infiltrazione, favorendo quindi la rieducazione/riabilitazione. Altri effetti desiderati sono: miglioramento di alcuni movimenti fini e selettivi, aumento dell'equilibrio e conseguente miglioramento di alcune attività quotidiane. Nella paralisi cerebrale infantile, che si manifesta precocemente, coesistono spasticità, distonia ed altre discinesie; l'obbiettivo, nei bambini, è quello di facilitare lo sfruttamento massimale delle funzioni residue e di prevenire le contratture permanenti e le conseguenti deformità. L'approccio è, come sempre in questo tipo di malattie, multidisciplinare e vede affiancati il neuropsichiatra infantile con il fisiatra, l'ortopedico e il neurologo.
La terapia con la tossina botulinica si sta guadagnando un ruolo importante e peculiare nell'ambito della paralisi cerebrale infantile.
Il dosaggio è stabilito anche in base al peso corporeo e questo garantisce la sicurezza di impiego anche nella prima infanzia.
 
   


Alcune informazioni riguardo la terapia con l'uso del botulino sono state tratte da appunti della Prof.ssa Anna Turconi, Perimario Rep.Riabilitazione Funzionale, IRCCS "E.Medea"; Lecco.