Viaggi low cost, ma anche style and luxury, cultura,                 mostre-arte, libri, ristoranti, bistrot, buon cibo, salute:                   anche anoressia e bulimia, terme..., figli: favole, viaggi...

                      www.donnemammenonnedonne.itwww.donnemammenonnedonne.it

                                                                               

Home Su

STUDIO ITALIANO  PUBBLICATO SU ONCOLOGY RESEARCH
   (ANSA) - MILANO, 1 MAR - Gli embrioni dello zebrafish, un
piccolo pesce tropicale a strisce bianche e nere, potrebbero
nascondere la nuova arma per combattere il cancro del fegato. Lo
afferma uno studio - che ha sperimentato su 179 malati di
carcinoma epatico una miscela di proteine estratta da questi
embrioni - recentemente pubblicato su Oncology Research da Pier
Mario Biava, primario all'ospedale civile di Sesto San Giovanni
(Milano), in collaborazione con Luigi Frati, preside della
facolta' di medicina all'universita' La Sapienza di Roma.
   I 179 pazienti, per i quali non era piu' possibile effettuare
altre terapie, sono stati divisi in due gruppi: al primo Biava e
i suoi collaboratori hanno somministrato gli estratti di
zebrafish, mentre il secondo ha ricevuto la terapia standard.
Dopo quattro anni di trattamento, si e' potuto verificare che le
proteine embrionali hanno migliorato sensibilmente la
sopravvivenza del primo gruppo di pazienti (dove e'
sopravvissuto il 50% dei malati, contro il 12% del secondo
gruppo), hanno indotto la regressione della malattia in un
paziente su 5 e l'hanno addirittura fermata nel 16% dei casi.
   La spiegazione di questi risultati positivi - ha commentato
Biava - va cercata nella peculiarita' delle proteine estratte
dagli embrioni di zebrafish: in termine tecnico si chiamano
'fattori di differenziazione', ovvero sono proteine capaci di
spingere le cellule staminali del tumore a 'cambiare strada',
cioe' ad evolversi verso una forma innocua. In parole povere, le
proteine 'convincono' le cellule a ridurre, o addirittura a
perdere del tutto, l'attivita' tumorale.
   Non va pero' dimenticato che questo studio e' solo il primo
passo di un cammino ancora molto lungo. ''Ora - ha anticipato
Biava - dobbiamo verificare se l'estratto funziona anche su
altre forme di tumore, ma soprattutto dobbiamo cercare di capire
perche' non in tutti i malati si hanno effetti positivi.
Inoltre, dobbiamo studiare meglio i fattori contenuti nell'
embrione degli zebrafish, per comprendere con maggiore
precisione l'intero meccanismo biologico ed avere quindi uno
strumento piu' potente con il quale affrontare le diverse forme
tumorali''. (ANSA).