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L’Artrite Reumatoide
Aggressiva
è una malattia diffusa
in
tutto il mondo, senza distinzioni di clima e distribuzione
geografica, per quanto riguarda l’Italia ne sono interessate
c.a.
400.000 persone.
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Per informazioni sul
Centro più vicino a casa vostra potete rivolgervi ad uno di quelli qui elencati:
Ospedale Niguarda “Cà Granda” a Milano, Ospedale S. Gerardo a Monza, Ospedale
Civile di Bassano a Bassano del Grappa, Ospedale Geriatrico a Parma, Ospedale
Civile S.S. Giovanni e Paolo a Venezia, Ospedale San Donà a San Donà di Piave,
Policlinico Borgo Roma a VeroneOspedale di Treviglio a Treviglio (Bergamo),
Ospedale di Circolo Macchi a Varese Ospedale Moriggia-Pelascini a Gravedona
(Como).
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Fondamentale è il tempestivo intervento
(primo e secondo anno dall’inizio della malattia) con farmaci adeguati al fine
di impedirne la rapida e catastrofica evoluzione.
Il paziente dovrebbe allertarsi ogni qual volta
siano presenti almeno tre articolazioni tumefatte (gonfie).
Il Gruppo Italiano di
Studio dell’Artrite Reumatoide Aggressiva ha come obbiettivo primario la
creazione di specifici protocolli terapeutici mirati e tempestivi. Infatti in
assenza di una terapia di fondo adeguata, il danno articolare insorge assai
precocemente, fin dai primi mesi dall’esordio della malattia.
Entro i primi due anni la maggioranza dei pazienti presenta
evidenze radiologiche di un danno articolare irreversibile.
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L’inserimento di un farmaco di fondo
rallenta il processo evolutivo
che si riassetta su di un ritmo più attenuato di progressione. Va
evidenziato che, a tutt’oggi la malattia, che può iniziare a qualsiasi età e che
ha una prevalenza nel sesso femminile tra i 40 e i 60 anni, è trattabile, ma
non guaribile . Oggi, nell’armamentario terapeutico, sono disponibili farmaci
sintomatici utili solo per il controllo del dolore, ma anche farmaci capaci di
modificare la storia naturale della malattia (cosiddetti farmaci di fondo o
DMARDs dall’acronimo Disease Modifying Anti Rheumatic Drugs).
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Gli ultimi studi relativi
all’ARA hanno portato ad un radicale e ormai definitivo mutamento
dell’atteggiamento terapeutico tradizionale in base al quale si era portati ad
inserire farmaci più efficaci molto tardivamente nel decorso della
malattia, dopo il fallimento di terapie ritenute meno aggressive. All’opposto,
oggi, prevale l’atteggiamento di introdurre, preferibilmente in combinazione, i
farmaci ritenuti più efficaci nel controllare l’infiammazione e l’erosione delle
strutture articolari. |
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Esiste, infatti, una buona
possibilità di ridurre la potenzialità evolutiva e distruttrice di questa
malattia, ma solo se il medico di
base la individua il più precocemente possibile, e lo specialista inserisce da
subito farmaci specifici capaci di modificarne il decorso naturale tanto rapido.
Ora, la comunità
scientifica internazionale si sta adoperando per proporre alcuni semplici
criteri, facilmente evidenziabili, utili a riconoscere
all’esordio l’artrite reumatoide, incentrati sul grado di rigidità articolare
che interessa il paziente al momento del risveglio,
oltre ad altri parametri strumentali e di laboratorio.
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Una terapia con DMARDs, imposta in fase
precoce e diversificata in base alle potenzialità terapeutiche del medicamento
ed all’ aggressività dell’artrite, potrebbe dunque evitare a molti pazienti le
potenziali alterazioni articolari di cui la malattia è capace riducendo
significativamente la disabilità conseguente.
A tale proposito il prof.
Francesco Trotta, prof di Reumatologia dell’Università degli studi di Ferrara,
puntualizza: “L’ARA è una forma di artrite reumatoide a decorso particolarmente
invalidante che comporta un progressivo danno erosivo delle articolazioni. Si
tratta di una forma ancora non adeguatamente considerata per il controllo della
quale è assolutamente necessaria una diagnosi precoce al fine di limitarne la
progressione e l’evoluzione “destruente” (distruttiva). E’ infatti nelle fasi
iniziali della malattia che si decide il destino più o meno invalidante del
paziente”.
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Da parte sua, il prof.
Gianfranco Ferraccioli, prof. Di Reumatologia del policlinico Universitario di
Udine e coordinatore dello studio GIARA (Gruppo Italiano sull’Artrite Reumatoide
Aggressiva), ha voluto evidenziare che: “Non esistono dati epidemiologici
sull’artrite reumatoide aggressiva, GIARA ha lo scopo di esplorare la prevalenza
di questa malattia, attraverso un vero e proprio “algoritmo diagnostico” che
permette l’identificazione sicura e veloce dell’ARA.
L’Artrite Reumatoide Aggressiva non è, come si potrebbe pensare, una
degenerazione dell’artrite reumatoide, ma una patologia definita da trattare con
un approccio terapeutico mirato e tempestivo”.
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Tornando alle terapie il
prof. Ferraccioli ha così continuato: “Esistono attualmente terapie che incidono
sul processo della malattia e che possono modificarne il decorso impedendo la
comparsa dei danni articolari. Nell’ambito di questi trattamenti, rientra la
terapia combinata con ciclosporina e
metotressato che si è dimostrata efficace
nel controllare l’infiammazione e l’erosione delle strutture articolari”.
Diversi studi hanno infatti
dimostrato le buone caratteristiche di efficacia della combinazione di
ciclosporina e metotressato. Questi due farmaci sono considerati il trattamento
di riferimento nella cura dell’artrite reumatoide aggressiva. E’ ovvio che, come
tutti i medicamenti, anche questi possono avere effetti collaterali che vanno
però considerati anche in relazione ai danni sicuramente devastanti della
malattia.
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| Ovviamente il paziente in
cura deve essere studiato insieme alla sua storia clinica evitando, ad
esempio, farmaci NEFROLESIVI in associazione alla
ciclosporina. Quest’ultima diviene epatotossica se abbinata a più di 40 gr. di
alcool al dì.. Si sono riscontrati anche problemi a livello gastroenterico e
polmonare e casi di stomatite, ma non si deve dimenticare che questi farmaci
resistono sul mercato da decenni il che è già una buona rassicurazione. La più
grande preoccupazione rimane la reazione allergica, possibile con ogni tipo di
farmaco, e che non è mai prevedibile. |
Il registro GIARA,
realizzato dalla Società Italiana di Reumatologia con il contributo di Noartis,
ha coinvolto 94 centri di reumatologia in tutta Italia.
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