|
La difficoltà nell’individuazione dei primi segni della malattia di Alzheimer e i ritardi nella diagnosi, possono un ostacolo all’ottimizzazione
della cura. I dati ci suggeriscono che un
numero significativo di persone non si
rivolge al proprio medico alla comparsa dei primi sintomi della malattia, quando
invece la cura e il trattamento terapeutico possono essere ottimizzati. Sempre
le statistiche ci fanno sapere che l’80% dei pazienti potenziali ed il 71% dei
medici hanno l’impressione che i governi non investano abbastanza nella cura
dell’Alzheimer. |
Negare o temere questa malattia, in aggiunta alla frequente incapacità di
riconoscerne i sintomi, contribuisce ulteriormente a ritardare la consultazione
medica ed in definitiva anche la formulazione della diagnosi. In media passano
circa due anni tra la rilevazione dei sintomi e la diagnosi medica, in
particolare in Italia la diagnosi viene fatta dopo circa 15 mesi dall’apparizione
dei primi segnali dell’Alzheimer. Tale ritardo è dovuto all’incapacità di
riconoscere i sintomi, sia da parte del paziente che dei familiari, ma anche per
un rifiuto psicologico verso l’accettazione del fatto che un proprio caro
possa soffrire di tale patologia. |
|
Si parla di demenza quando si verifica un calo di memoria e di almeno un’altra
capacità cognitiva che comporti un peggioramento della funzionalità sociale o
occupazionale (pagare i conti, gestire le finanze, programmare una cena per
degli ospiti, diminuzione grave dell’igiene personale…) .
Cento sono le cause di demenza, tra esse l’Alzhemer è la più comune.
Nella fase iniziale di quest’ultima si nota una perdita di memoria a breve,
quindi non dei ricordi di fatti del passato, difficoltà nella ricerca delle
parole e cambiamenti della personalità. Nella progressione della malattia, si
assiste alla perdita graduale delle abilità funzionali e della memoria a lungo
termine, come pure alla diminuzione delle capacità di leggere, di elaborare
pensieri e comunicare.
|
E’ importantissimo rilevare l’enorme impatto psicologico, sociale ed
economico che le famiglie coinvolte devono affrontare. Essi stessi rischiano
problemi fisici e di salute mentale.
Inibitori della colinesterasi e un antagonista del recettore per il
N-metil-D-aspartato (NMDA)sono alcuni composti che consentono di migliorare,
stabilizzare e rallentare il calo dei sintomi cognitivi.
Da non dimenticare il
potere terapeutico dell’affetto di amici e parenti, che non dovrebbe mai
mancare a nessuno, tanto più se malato.
|