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ALZHEIMER

Buone nuove per i malati di Alzaheimer. Il prof. Bonuccelli Neurologia Università di Pisa e presidente della LIMPE) sostiene che i fumatori hanno un rischio per questa malattia del 40% inferiore ai non fumatori, percentuale che si riduce al 30% per i consumatori di caffé. Ora si stanno studiando le molecole del tabacco e del caffé che riducono tanto il rischio Alzheimer insieme alla creatina. Entro un anno  si aspettano buoni risultati.

 

Le ultime terapie sono a base di dopamina  che purtroppo, dopo 10 aanni di assunzione, riduce l'effetto positivo ad una sola ora di beneficio.

 

La terapia genica si affiancherà , come opzione alternativa ai farmaci e alla, più invasiva, tecnica di stimolazione cerebrale profonda. Entro il 2014 questo tipo di cura genica sarà disponibile al di fuori della sperimentazione.
Mild incognitive impairment MCI è il primo passo per controllare un possibile inizio della malattia, ma poi si deve fare una PET con il quale esame si evidenzia la predisposizione alla malattia anche 15 anni prima Attività corporea e mentale pare siano la miglior prevenzione.
La difficoltà nell’individuazione dei primi segni della malattia di Alzheimer e i ritardi nella diagnosi, possono un ostacolo all’ottimizzazione della cura. I dati ci suggeriscono che un numero significativo di persone non si rivolge al proprio medico alla comparsa dei primi sintomi della malattia, quando invece la cura e il trattamento terapeutico possono essere ottimizzati. Sempre le statistiche ci fanno sapere che l’80% dei pazienti potenziali ed il 71% dei medici hanno l’impressione che i governi non investano abbastanza nella cura dell’Alzheimer.

 

Negare o temere questa malattia, in aggiunta alla frequente incapacità di riconoscerne i sintomi, contribuisce ulteriormente a ritardare la consultazione medica ed in definitiva anche la formulazione della diagnosi. In media passano circa due anni tra la rilevazione dei sintomi e la diagnosi medica, in particolare in Italia la diagnosi viene fatta dopo circa 15 mesi dall’apparizione dei primi segnali dell’Alzheimer. Tale ritardo è dovuto all’incapacità di riconoscere i sintomi, sia da parte del paziente che dei familiari, ma anche per un rifiuto psicologico verso l’accettazione del fatto che un proprio caro possa soffrire di tale patologia.
Si parla di demenza quando si verifica un calo di memoria e di almeno un’altra capacità cognitiva che comporti un peggioramento della funzionalità sociale o occupazionale (pagare i conti, gestire le finanze, programmare una cena per degli ospiti, diminuzione grave dell’igiene personale…) .

Cento sono le cause di demenza, tra esse l’Alzhemer è la più comune. Nella fase iniziale di quest’ultima si nota una perdita di memoria a breve, quindi non dei ricordi di fatti del passato, difficoltà nella ricerca delle parole e cambiamenti della personalità. Nella progressione della malattia, si assiste alla perdita graduale delle abilità funzionali e della memoria a lungo termine, come pure alla diminuzione delle capacità di leggere, di elaborare pensieri e comunicare.

 

E’ importantissimo rilevare l’enorme impatto psicologico, sociale ed economico che le famiglie coinvolte devono affrontare. Essi stessi rischiano problemi fisici e di salute mentale.

Inibitori della colinesterasi e un antagonista del recettore per il N-metil-D-aspartato (NMDA)sono alcuni composti che consentono di migliorare, stabilizzare e rallentare il calo dei sintomi cognitivi.

Da non dimenticare il potere terapeutico dell’affetto di amici e parenti, che non dovrebbe mai mancare a nessuno, tanto più se malato.