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UNA PIAZZETTA D'ALTRI TEMPI E TANTE CHIACCHIERE

Una vecchia panchina, anatre che discutono tra loro, poche persone presenti " cascian quatar ball " ( fanno quattro chiacchiere ), come scritto sulla targhetta affissa al platano della  piazzetta a lago di Sala Comacina. Le barche sono immobili, proprio come suggerisce il termine " zoca de l'oli ", insenatura che termina dove inizia il paese di Sala Comacina: tutto é un susseguirsi di ulivi, magnolie, oleandri, limoni, camelie e palme. Siamo a ridosso della zona di produzione dell'olio d'oliva. L'atmosfera é paesana e di altri tempi: il campanile suona e i bimbi giocano vicino alla fontana. 

Il gentilissimo proprietario dell'unico ristorante sulla piazzetta di Sala La Tirlindana, Tel.0344/ 5.66.37 , mi fa notare una targa che indica l'età dello stabile: il millecinquecento ed un bel affresco che necessiterebbe di un restauro. Sulla piazza si affaccia inoltre una grande villa dell'Ottocento, almeno così leggo da un'iscrizione che riporta anche le iniziali di chi l'ha costruita e relativo stemma.
Al gruppo " di ciacui " si aggiunge uno degli attuali gestori del servizio pubblico che porta anche all'isola Comacina, il quale mi parla della ditta Boat Service ( diverse barche, accompagnamenti anche a Villa Balbianello, sci nautico e moto d'acqua. Tel/fax 031/ 82 19 55, cell. 0337/ 384 572. ), così vengo a sapere che, con il famoso fotografo Mario Brenna di Como a bordo, vide  immortalare un tuffo di Madonna e fotografare Silvester Stallone durante una cena sull'isola. Anche Riccardo Muti fu accompagnato a Villa Balbianello da una barca della Boat Service, come pure la troupe del film " Jack pot ": Celentano, Christopher Lee, Carol Baker e molti altri.

Mentre ascolto ammiro l'isola di fronte: luogo incantevole dal punto di vista naturalistico le cui pecche, almeno dalla riva di Sala, non si vedono, ma chi ama l'isola le conosce bene:chiesetta di San Giovanni chiusa, basilica di Sant'Eufemia ricoperta di rampicanti, aula biabsidata paleocristiana con relativi mosaici, affreschi e vasca battesimale ad immersione chiusi e abbandonati sotto una vecchia tettoia.

 

Se pensiamo che a Barcellona, da un polveroso museo delle cere, qualcuno ha creato un moderno, invitante e redditizio museo moderno...Perché non invitare il responsabile di questo museo ed ascoltarne i suggerimenti? Forse sarebbe inutile perché i buoni progetti non bastano, ce ne sono a iosa, serve solo la volontà di realizzarli. Non ci resta che confidare nell'ultima promessa di aiuto della Comunità montana Lario intelvese. Se pensiamo che a Barcellona, da un polveroso museo delle cere, qualcuno ha creato un moderno, invitante e redditizio museo moderno...Perché non invitare il responsabile di questo museo ed ascoltarne i suggerimenti? Forse sarebbe inutile perché i buoni progetti non bastano, ce ne sono a iosa, serve solo la volontà di realizzarli. Non ci resta che confidare nell'ultima promessa di aiuto della Comunità montana Lario intelvese.

Proprio in questo momento sfila davanti a me un gruppo di giapponesi con tanto di bomboniere per festeggiare un anniversario che si imbarca per l'isola.

" La locanda dell'isola ", come tutti sanno, é il nome dell'unico ristorante sull'isola Comacina e la sua fama internazionale é dovuta anche alla scenografia che lo circonda; il menù è fisso, tel. 0344/55.083.

 

Qui sarete accolti dall'oste Benvenuto Puricelli che continua la tradizione di Lino Nessi detto " Cotoletta ". Fu quest'ultimo che, nel 1949, suggerito dalla scrittrice inglese Francis Dale, inventò il rito del fuoco: dopo il pasto, al suono di una campana e con una bottiglia di brandy in mano, inizia la preparazione del  " caffé all'uso delle canaglie in armi ". Si tratta di una specie di esorcismo per combattere la maledizione che il Vescovo di Como Vidulfo scagliò, nel 1165, contro gli abitanti dell'isola. Interessante il pieghevole, reperibile presso il ristorante, che racconta la travagliata storia dell'isola.

 

Intorno a me si é formato un  capannello di " locali " tra cui il Sig. Giuseppe Sente, ex barman sulle crocere di tutto il mondo, che gentilmente mi presenta un distinto signore il quale sorseggia, con gusto, un aperitivo dallo strano nome: " filo di ferro " dal profumo invitante,un olandese, Vonk Christiaan, che ,sposati i figli in Italia, vi si é trasferito definitivamente con la moglie. Il paese  é abitato regolarmente da personalità di almeno dodici nazionalità diverse, qualcuno proveniente persino da Hong-Kong. Si é fatto buio, ringrazio la piccola comunità e mi riprometto di tornare fosse solo per godere della pace e del silenzio di questo luogo fuori dal tempo. Molte sono le locande e trattorie della zona di Ossuccio e Sala Comacina: " Locanda Garzola ", tel.0344/55.379; " Osteria del Giuanin, tel 0344/55.241; " Trattoria San Giacomo " tel: 0344/55.382; " Trattoria San Giovanni, tel.0344/  55.367; ristorante " Alessio ", tel.0344/ 55.035.
   
   
   
   
   

IL " CARONTE " DEL LAGO DI COMO.

 

Seduta sulla panchina di ferro rotonda che circonda un platano, nella piazzetta di Sala Comacina, aspetto, senza fretta, l'arrivo del " Caronte " locale, ovvero di Cesare Caproni, detto " Grata ", ex barcaiolo accompagnatore di tutti coloro che volevano raggiungere l'isola Comacina: classe 1915.

Quando arriva é arzillo come lo ricordavo, si rammarica con i parenti che vengono a trovarlo solo d'estate lasciandolo solo, é vedovo, tutto l'inverno; si capisce però che qui non é come per i vecchi delle grandi città, infatti ancora oggi intrattiene i turisti che aspettano il traghetto e non manca mai l'occasione " de cascià quatar ball ", parlando di se: iniziò a lavorare come pescatore a quattordici anni, ed ,occasionalmente, accompagnava i viaggiatori, pochi, per l'isola. Solo dal '48 iniziò un servizio " regolare " per i clienti del nuovo ristorante, nato per volontà degli " Amici dell'Isola ": Pierino Saibene pittore, Marcello Giacosa negoziante, Nessi Lino detto " Cotoletta " ed Aldo Taroni.

Chiedo quale sia il personaggio che l'ha impressionato maggiormente durante i tanti anni di lavoro e, senza esitazione, fa il nome di Gregory Peck. Racconta di averlo trasportato sull'isola con una donna e di averci successivamente accompagnato anche un giornalista ed un fotografo: la giacca di quest'ultimo, subito inseguito, fu scaraventata nel lago insieme alla sua macchina fotografica da un Gregory Peck inferocito  ed il " Grata " fu pagato, dallo stesso Peck, perché non trasportasse nessuno sull'isola durante l'intera giornata. E' impossibile citare tutti i personaggi conosciuti dal " Grata ", ricorda ancora: Nenni, Vianello e moglie, Bramieri, Gullit, Tony Dallara, Virna Lisi e molti altri.

 

" L’ORLANDO, LE TROTE E LA CAMPAGNA DI RUSSIA”.

 

Seguendo l’indicazione Madonna del Soccorso e Crotto della Sorgente mi inerpico, con l'auto, alla ricerca di una mia vecchia  conoscenza: il Sig. Orlando , proprietario del Crotto della Sorgente. Il cartello indicatore é ben visibile ad Ossuccio, sulla sinistra per chi proviene da Como, salgo sino a quando la strada si interrompe, parcheggio e cerco di ricordare quale dei tre é il sentiero per raggiungere il Crotto della Sorgente anche perché non c'é nessuna indicazione: basta chiedere ad un locale. Ben visibile é invece il sentiero che conduce al santuario della Madonna del Soccorso, costruito nel Cinquecento é tutt'ora meta di pellegrinaggi, sul percorso si incontrano quattordici pregevoli cappelle del Seicento e la Trattoria del Santuario ( tel. 0344/ 55.419 ). Per chi volesse camminare ulteriormente c'é il Rifugio " Boffalora " : ristorante ed albergo raggiungibili in auto da San Fedele Intelvi, Pigra e Ponna. Salendo dal " Boffalora ", a piedi per più di un'ora, si raggiunge la vetta del monte Galbiga ( mt.1697 ) il cui panorama ricompensa la fatica. Per gli amanti dell'arte, ma sono necessari anche  buoni polmoni, sopra il Santuario del Soccorso, in Val Perlana, é situato il monastero di San Benedetto al Monte Oltrione: bellissimo il chiostro, da tempo abbandonato,  trattasi del più valido esempio di architettura basilicale della zona.

Tornando al " mio " sentiero è come lo ricordavo: buio, illuminato un poco dalla luna piena, ma c'é anche l'altro accesso da Lenno: in questo caso seguire le segnalazioni per il Santuario. Quest'ultimo  domina il paesaggio, la quiete é totale, pochi minuti e si arriva alla prima cappella del percorso che conduce alla Madonna del Soccorso e qui, ben visibile, c'é il cartello che indica il crotto della Sorgente. Il rumore della cascata e dell'acqua nelle vasche dell'allevamento di trote mi conferma che sono arrivata: fra le trote intravedo esemplari da primato. L'accoglienza é sempre cortese, di nuovo c'é solo un ulteriore spazio per mangiare all'aperto, il tutto nel rispetto della struttura iniziale. Vecchi arnesi da lavoro sono appesi ovunque insieme alle foto e ritagli di giornali che raccontano la storia del personaggio " Orlando ". Sono fortunata, pur senza averla prenotata, c'è la polenta " vuncia ", fatta, come sempre, nel paiolo e girata a mano. La scelta dei piatti è comunque varia e adatta anche a chi vuole mantenere la linea: antipasto misto di affettati, trote salmonate, affumicate, al burro, alla griglia, missoltini, formaggi della casa ed altro. ( Il crotto della Sorgente,  tel. 0344/ 55 270 ).

Dopo aver aggiunto personalmente il burro ed il formaggio alla polenta nel paiolo, davanti ai clienti, il Sig. Galli Orlando si siede di fronte a me e si presenta: 1921, V° Alpini, 45a compagnia. Gli ricordo che frequentavo il suo crotto quando c'erano ancora i caprini " dell'alpe " ed i salami che faceva lui in persona e che non ho dimenticato i suoi racconti sulla campagna di Russia. Così ci ritroviamo a parlare di quando venne fatto prigioniero in una capanna: i tedeschi furono subito uccisi, gli italiani abbandonati li dentro. Dopo poche ore il tenente cappellano chiese una moneta e precisò che il suo lancio avrebbe deciso che strada prendere: fu così che raggiunsero la colonna in ritirata, dall'altra parte c'era il nemico. Le donne russe li facevano entrare nelle case e , se c'era da mangiare, si mangiava; non era semplice, la colonna era costituita da 350.000 uomini.

Il Sig. Orlando si allontana un attimo e torna con una vecchia foto incorniciata: ecco come era il crotto quando lo comprò: dice di aver letto un cartello " VENDESI " e di aver pensato che il luogo era ideale per costruirvi un crotto.  Gli adattamenti sono costati dieci anni di lavoro. Lui, aiutante panettiere a undici anni, arrivò qui dopo aver avuto una gelateria e una tavola calda. Il discorso si fa lungo, vengo a sapere della morte del fornitore di caprini e della vedovanza di colui che lo aiutava a confezionare i salami. Parliamo dei prosciutti di una volta, mi spiega tutto sull'età che dovrebbe avere un maiale per mantenere quel sapore e della sua alimentazione. Divago sul famoso prosciutto " pata negra "                 spagnolo e lui, successivamente, mi confessa che ha qualche formaggio stagionato anche da cinque anni in cantina naturalmente. Il colloquio termina con i nomi di Castellini, portiere del Napoli e nativo di Menaggio nei cui dintorni possiede una villa e di Zoff, portiere della Juventus che insieme mangiarono da lui per molti anni.

Sulla strada del ritorno verso Como la svettante architettura del campanile di Ospedaletto ( Ossuccio )  di " Santa Maria Maddalena ", illuminato dalla luna piena, mi fa sentire a casa, inconfondibile la sua cella campanaria in terracotta di stile ogivale, aggiunta nel Trecento. Subito dopo si incontra il campanile a vela della bella chiesa romanica di San Giacomo.

Sulla strada del ritorno verso Como la svettante architettura del campanile di Ospedaletto ( Ossuccio )  di " Santa Maria Maddalena ", illuminato dalla luna piena, mi fa sentire a casa, inconfondibile la sua cella campanaria in terracotta di stile ogivale, aggiunta nel Trecento. Subito dopo si incontra il campanile a vela della bella chiesa romanica di San Giacomo, frequento il lago da quasi cinquant'anni, ma non mi sono ancora

stancata di ammirarlo.

 

OLIO DI LENNO:

 

Salgo in auto e mi dirigo a Lenno, qui, nonostante l'ora, mi attende il Sig. Vanini, proprietario dell'unico oleificio del lago di Como. Conduzione familiare: bottega sotto casa, produzione dal 1850. Qui l'olio é spremuto a freddo e la localizzazione degli ulivi gli conferisce un sapore unico e gradevolmente leggero. Purtroppo la produzione è limitata e, sul finire dell'estate, quando anche i tedeschi hanno comperato qualche bottiglia, l'oleificio rimane a " secco " sino a dicembre quando viene pronta la nuova produzione. Le scolaresche, accompagnate dallo stesso Vanini, visitano questo piccolo angolo di Mediterraneo a partire da metà novembre, quando le macine entrano in funzione.( Per visite guidate con scolaresche o gruppi telefonare al numero 0344/ 55 127 oppure allo 0344/55 063. L'indirizzo é: Premiato Oleificio Vanini, via S. Pellico 10, 22016 Lenno,  ).

Mi allontano da Lenno dispiaciuta di non poter visitare l'abbazia di Acquafredda, ne l'attuale chiesa seicentesca che faceva parte del complesso, che prende il nome da una fredda fonte nelle vicinanze e fu fondata dai monaci cistercensi: ben poco rimane della struttura originale, l'abbazia fu soppressa nel 1785 e oggi é abitata dai Padri Capuccini. Da segnalare anche la chiesa di Santo Stefano la cui cripta conserva materiali archeologici romani e paleocristiani e l'antico battistero ottagonale di pregevole fattura romanica.

Sempre a Lenno, in piazza Undici Febbraio 3, si trova la trattoria " Santo Stefano ", da segnalare per la qualità ed i prezzi modici ( Trattoria Santo Stefano tel.:0344/ 5.54.34 ).